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giovedì 28 maggio 2015

COME BLOGGER FACCIO SCHIFO

Ma veramente son passate due settimane dall'ultima volta che ho scritto? Incredibile come passa il tempo quando ci si diverte...

Peccato che io non sia sfuggente perché presa in folli divertimenti, ma piuttosto presa in folli rotture di coglioni, va beh. La verità è che avrei pure potuto scrivere qualcosa, ma non mi è proprio venuto di pensarci. D'altronde, che vi devo dire? Del cambio di stagione abbiamo già parlato, che non ci sono più le mezze stagioni lo abbiamo detto, i trend di stagione li possiamo giusto commentare dalla lunga distanza perché, strano ma vero, anche questo mese siamo presi con le bombe. Non è mica sempre facile trovare minchiate di cui scrivere. Neanche cose serie.

Ma oggi sono a casa e sono molto felice perché delle cose stanno succedendo, c'è il sole e vivo in un bel posto, ma soprattutto delle cose stanno succedendo, e anche se non ne parleremo - non qui, non ora - tutto ciò mi fa venire voglia di scrivere, prima di mollare il letto e andare a prendermi un gelato da Artico, ignorando graziosamente le ottantadue tonnellate di magliette da stirare. 

Sono in fissa col gelato. No, veramente sono in fissa col mangiare, sarà la primavera? Ho fame sempre, anche quando ho appena finito di mangiare. Per evitare di esagerare e mantenere un regime alimentare corretto ieri ho comprato tre chili di caramelle gommose e no, non è un'esagerazione, stavolta mi dovete prendere alla lettera, sono un chilo di banane, un chilo di liquirizie ripiene, un chilo di marshmallow e degli ovetti di cioccolato per il Pelliccia. Nei barattoli in cucina stanno che sono una bomba, peccato che durino poco. 


Il Pappagallo fa la guardia ma non mi può fermare.

Il Pelliccia ha comprato degli yogurt con dei gusti fighissimi, tipo Pere&Camomilla, Mela Verde, Miele&Melissa.

Oggi sono andata al parco a correre in pantaloncini e ho rischiato di accecare le genti, ma come si fa a prendere il sole a Milano prima della chiusura delle scuole e la conseguente apertura dell'Argelati? Una volta andavo in bici sulla Martesana, ma poi una volta è successo che un tipo brasiliano con la chitarra mi ha tirato una pezza lunga tutto un pomeriggio e io volevo solo leggere perciò adesso non ci vado più. Il tipo era brasiliano e aveva una chitarra ma era molto basso e cicciottello, n.d.r.
Nel weekend la gente si mette in costume tipo al Parco Sempione, o ai Giardini, io al massimo pantaloni con l'elastico che tiro su fino al ginocchio. No, in costume in Sempione non ce la faccio, giuro. Ci sono troppe ragazzine, e a me fanno paura le ragazzine, più degli uomini o delle coetanee o delle vecchie. Le ragazzine ti giudicano e sono stronze, me lo ricordo bene io, quindici anni fa.

Comunque, di sti giorni davanti al Castello c'è una roba chiamata Gelato Festival, se mi volete male allora ditelo. Niente, io ci vado, perché fanno un gusto speciale che si chiama Nutella IceCream. Lapalissiano, mi pare.

Insomma, non avevo niente da dirvi e mi sembra palese, ma intanto ci siamo salutati, e poi si è fatta quasi ora di vedere Amici, perciò ciao ragazzi, prometto qualcosa di più interessante nelle prossime sere, anche se per il momento di più interessante del Nutella IceCream non mi viene in mente proprio nulla.

lunedì 13 aprile 2015

SILVER HAIR: Sì, NO, FORSE?

Se non mi ritrovassi a lavorare a contatto con un "certo" pubblico, avrei già all'attivo

capelli argentati
side cut
tatuaggi da muratore su entrambe le braccia.

(Mamma, ringrazia il destino che ha condotto la tua figliola pazzerella a vender borze ai papponi russi).

Nella maleodorante pozza di vomito dei trend di stagione che ci stanno cercando di rifilare in questa pazza pazza primavera due zero uno cinque, tra cui annoveriamo un deprecabile ritorno agli anni settanta, una tensione autolesionista verso lo scamosciato finto come le mie lenti a contatto azzurre e delle Stan Smith fluo che gesù aiutaci, la cosa che mi fa sperare nel ritorno alla ragionevolezza dell'umanità sono i silver hair.




 Li voglio. Li voglio. Li temo tantissimo. Mille dubbi assalgono le fragili difese della mia mente: sembrerò Paola Marella? Accentuerà i già visibili segni di vecchiaia sul mio stanco volto? Che filtri hanno usato queste tizie? Mi giurate che il colore sarà davvero così e che non sembrerò la pazza che dà da mangiare ai piccioni al parco?

martedì 7 aprile 2015

FAR CAGARE IN PRIMAVERA

Domanda post-pasquale: ma com'è che mi è presa questa forma grave di ignavico scazzo nel vestire, adesso?

Io sto nella fascia delle bruttine che combattono.

Cioè, non sono mai stata né mai sarò figa, e non ci sono corsette, creme o trattamenti alla cheratina che tengano: ho la corporatura che alle medie nelle lezioni di inglese ti facevano descrivere come medium build, né grassa, né magra. Vestita sembro magra, ma è più che altro un effetto visivo, perché ho le ossa del viso e delle spalle e anche i tendini del collo molto sporgenti. Quindi la parte più visibile di me è incavata, ma cosce e culo sono un'altra faccenda, una faccenda molto altra per essere sinceri. Da nuda non mi direi grassa, ma piuttosto burrosa, e soprattutto poco compatta. Con un incipit di cellulite preoccupante e un culino quadro, che mi si appoggia sulle cosce e quando mi abbronzo (quando mi abbronzo?) mi rimangono le lunette bianche. Uno di quei culi a quattro chiappe, su cui il segno dello slip sarà evidente sempre e per sempre, e non c'è assenza di cucitura che ci salvi, caro Intimissimi dei miei stivali.
In faccia, ho una fisionomia rapace, nel senso che di profilo ricordo un uccello: ho il collo lungo dell'airone cenerino e il naso a becco dei corvacci di campagna.
Ho le spalle spioventi, le unghie asimmetriche, duroni inestirpabili ai piedi, capelli demmerda e poi basta, perché va bene l'autoanalisi, ma così manca poco che vi saluto con la mano e mi butto dal ponte di testa.

Essendo stata snobbata da una madre natura parca di doni, a mia difesa va da dire che mi ci impegno. Non tanto, perché come in tutte le cose sono pigra e non c'ho sbatti, ma un po' sì. 
Tipo compro dei vestiti che mi stanno bene anche se al Pelliccia fanno cagare, combatto una guerra decennale contro dei capelli sfranti e non esco mai di casa struccata. Mai. Solo se devo andare in piscina, e comunque lo faccio controvoglia. 
Non che si tratti di fissazione o banale vanteria, è una semplice equazione di benessere psicofisico: se già sei un po' cessa, magari (magari, dico, eh) pure un po' di cattivo umore ed esci di casa sfatta, amica, te la sei cercata. Vestirsi carine, truccarsi e sentirsi un po' più belle fa bene all'umore, si ha più voglia di fare le cose e in generale la vita sembra meno una merda se la affronti con la giusta dose di mascara.

Vabbè, tutto sto spiegone e ora ho perso il filo. Quello che volevo raccontarvi è che, quale disgrazia, di sti giorni non ho una beata voglia di mettermi bene.
Mi sono resa conto del fondo che stavo toccando quando l'altro giorno, per andare a prendere un gelato, sono uscita di casa così agghindata:
pantaloni in maglina grigia comprati da Tezenis nel lontano 2012 a solo scopo casalingo;
felpa alla Dirty Dancing dei poveri con tanto di spallina del reggiseno in vista;
slipon pelose senza calze;
occhiali da vista;
coda.

Non ho giustificazione di fronte a tale sciatteria, ma provo a trovarle lo stesso. Mi sono fatta l'esamone di coscienza, e credo che la causa del mio decadimento improvviso sia da cercare tra una di queste quattro opzioni:
  1. Lo stato di irrisolutezza in cui mi hanno gettata le prime avvisaglie di bella stagione mi lascia confusa e spaesata di fronte alla vastità delle opzioni che l'armadio mi fornisce.
  2. La regressione intellettiva e morale di cui mi sento vittima da molti mesi a questa parte si ripercuote sul mio livello estetico, condannandomi ad un aspetto esteriore da bruto delle montagne, perfettamente in sincronia con la condizione del mio Io.
  3. Forse, al contrario, crescendo sto diventando più matura e pertanto meno ossessionata dall'importanza del personal branding (risate).
  4. Non ho un cazzo da mettermi.
Secondo me è la quattro. 
Maledetta povertà.

Una cosa la vorrei ricordare a tutti però, e per prima a me: io i culotte pants li acquistai nel 2012 (insieme alla maglina grigia di Tezenis, per intenderci), e tutti voi ci avete goduto un sacco a sbattermi in faccia quanto facevano cagare. Questo dovrebbe insegnare qualcosa. A me, a voi, a tutti.

martedì 31 marzo 2015

CANTO DI PRIMAVERA

La Primavera è quella cosa che non sai mai quando arriva e poi quando arriva tu hai ancora gli stivali addosso.

Ci sono persone che odiano l'estate e persone che odiano l'inverno. Io, nel mio spirito di perenne malcontento, odio democraticamente tutto l'anno, ma se c'è una stagione in particolare che mi urta il sistema nervoso, è la primavera.

Povera primavera, lo capisco che sia una stagione difficile. Ma infatti io non la odio per partito preso, anzi, la amerei, da un punto di vista prettamente teorico.
Amerei il tanto cantato risveglio dei sensi e della natura, gli uccellini che svolazzano, i fiori che sbocciano, i ruscelli che ruscellettano e gli scoiattolini che aiutano Biancaneve a stendere i panni, giuro, li amerei. E' che questi stronzi non arrivano. Oppure arrivano tutti insieme, e io non sono pronta. Oppure arrivano per un po', te la fanno credere, e poi se ne vanno e ti ripiombano nel freddo porco. Insomma, la primavera è la stagione del Caos, condizione che generalmente mi trova abbastanza a mio agio, ma che se riguarda le condizioni climatiche è in grado di gettarmi in stato di profonda frustrazione, lasciandomi a vagare con la mente confusa da un'anta all'altra del mio armadio.

Se fossi io il regista delle quattro stagioni la faccenda sarebbe molto ordinata: si è fatto il 21 Marzo, perfetto, aumentiamo il sole, diminuiamo il buio, spegni quel vento tu, rubinetti chiusi e via... si va in scena! Dal 21 di Marzo, senza shock e senza traumi, vi prenderei tutti per mano e dolcemente, gradatamente, vi indurrei a spogliarvi di un pezzo al giorno, ma non troppo in fretta, quel tanto da farvi godere il trench di Zara che vede la luce quattro giorni l'anno se siamo fortunate, così, giù lungo tutta la primavera, fino a farvi lanciar via le scarpe e correre coi piedi nudi nei prati verso giugno.

E invece, regna il disordine in città: gente con il Colmar si accompagna a sgallettati in infradito di paglia e camicie floreali, al bar si rimane per ore indecisi di fronte al bancone senza sapere se ordinare cioccolata calda e cantucci oppure il ghiacciolo verde, la popolazione urbana vaga, smunta e disorientata, con la pedicure sfatta, i peli sulle braccia, i polpacci luminescenti sotto i raggi UV.
La Primavera è l'elogio alla saggia via di mezzo e, lo sappiamo perfettamente tutti, la Via di Mezzo è stata cancellata dalle cartine toponomastiche di Milano in un periodo imprecisato tra Novembre e Gennaio, mentre io ero impegnata a togliermi i calli dai piedi e non me ne sono accorta.

Passeggio per strada, sudante nei miei jeans e ballerine, e la voglia che mi viene è quella di scrollare forte per le spalle la tipa col cappotto sul marciapiede di fronte e urlarle sputacchiando in faccia perdioooooo non hai caldoooooo????
Mi monta il sospetto che la tipa mi stia occhiando sorniona, con la faccia di quella che dice: sì sì, fatti la figa tu, con quegli occhiali da sole del cazzo, che tanto poi a Pasqua piove.

Ma perché non l'ho ancora imparato che cappotti e coperte in pelle di pecora vanno portati in lavanderia a maggio, non adesso, a maggio, quando la sicurezza di esserne venuti fuori è sufficientemente avvallata da temperature sahariane costanti? Non adesso, che poi piove. Succede sempre, perché la primavera è così, un po' troia. Le piace tentarti col cambio dell'armadio e poi spararti a tradimento un mese e mezzo di freddo siberiano e grandine, salvo poi, una volta che ti sei riconciliata con gli Ugg's, hai rivenuto il paraorecchie e ti sei rassegnata ad una vita in cappotto, tac! Nel bel mezzo di un pomeriggio piovoso le nubi si squarciano, il sole splende, la temperatura vertiginosamente tocca picchi inaspettati e tu, grondante e isterica nel tuo piumino, ti aggiri in mezzo a figame in gonna e sandali e, non ci credi, abbronzato. Ma quando, quando, gliel'hanno detto a loro, quando hanno avuto modo di farsi la ceretta e mettersi lo smalto, PERCHE' IO NON NE SAPEVO NIENTE EH? EEEEHHHH?

In conclusione, la Primavera per me è la stagione delle speranze irrisolte, dei sogni fatui, delle delusioni apocalittiche e dell'attesa.

La primavera è la stagione delle cosce pallide e coperte di peluria che ti fanno inorridire: cioè io ho fatto tutto l'inverno così e nessuno mi ha detto niente? Ebbene sì, tanto sotto il pigiama di pile chissenefrega, siamo tutti più al sicuro.

La primavera è la stagione delle strane voglie. In primavera si ricomincia a fumare, non lo so perché ma è così. Sarà la montante voglia di stare all'aria aperta, che a certuni fa venire in mente di prendere la bici e andare sulla Martesana ma a noi, pigri, sociopatici, ipoconnessi, fa venire solo voglia di  bere spritz e di fumare sul balcone dopo cena.

In primavera si prendono tutte le scelte sbagliate, perché è la stagione dell'irrequietezza e bisogna fare subito tutto, subito, prima che l'estate ci ammazzi di fatica e di caldo. Quindi di solito ci si fidanza/ci si lascia/si cambia lavoro casa lenti a contatto contratti con l'Enel e medico di base, e poi ci si pente a settembre, quando tutto riacquista il ritmo rallentato della quotidianità.

La primavera è la stagione delle cose che vorrei. E io nell'ordine vorrei
un taglio di capelli, un burrocacao nuovo, non avere mai sonno per leggere fino a tardi la sera,  correre 10 km senza morire, stendere il bucato sui fili del balcone perché adesso abito in un palazzo di ringhiera e voglio attenermi ai clichè, la pancia piatta, l'uovo di pasqua con una sorpresa cretina, dormire tanto, andare in vacanza, scappare, licenziarmi, ricevere una mail, ricevere una telefonata, una spazzola nuova, un mascara che faccia le ciglia da manga per davvero che quello della L'Oreal si è rivelato un pacco, una giornata di shopping con la Sgnappa, un paio di jeans non shreddati perché non ho più quindici anni, un culo più piccolo,un culo più sodo, una limonata, un anello che ho visto, la santa pazienza, uno stomaco forte e un pomeriggio di sole in cui mettersi a leggere al parco senza che nessuno tenti di vendermi qualcosa.





domenica 22 marzo 2015

TUTORIAL PERCHE' NON SO COSA FARE E ALLORA MI METTO UN TURBANTE

Habemus wifi, bisogna festeggiare con un post.

Volevo scrivere dei nuovi feticci da mettere nell'armadio per la primavera duemiliquindici ma mi fa tutto schifo.
Volevo scrivere un post su come ho iniziato a correre ma ormai l'hanno scritto tutti e ho una paura sacra del confronto.
Volevo ammorbarvi ancora un po' con gli estesi orizzonti della mia infelicità ma ho pietà di voi.
Ho anche pensato di riaprire una diatriba letteraria, visto che sono al quarto capitolo de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ma poi sono sicura che mi spoilerate.

Quindi ho deciso di scrivere un post sul NULLA siderale che c'è nella mia mente.

Anzi no, vi racconto del turbante. Il vero e unico feticcio di primavera, visto che Zara ha deluso.

Come ben sapete, ho una personalità dai contorni labili. Sono: tendenzialmente insicura, dotata di un'autostima nanica, generalmente afflitta da un pessimismo cosmico che Baudelaire in confronto ti sembrava di stare a Zelig. Vi ho anche già confessato la mia opinalbile tendenza alla copioneria. Copiare è tipico delle persone insicure, oppure poco fantasiose, quelle che si sentono meglio a stare un po' defilate nelle retrovie e poi saltare all'ultimo sul carro del vincitore. Eccomi, sono io.

Questa volta il giochetto dovrebbe venirmi facile, visto che ho trovato da copiare niente meno che la mia sosia, però molto più figa. Ve l'avevo già segnalata qui ma ve la riposto,a scanso di ogni dubitamento.


Questa fissa della sosia figa ha un non so che di sfigato che mi ricorda quelli che su Facebook vanno a cercare la gente che ha il loro stesso cognome. 

Questa è Amara, tizia di cui né io né presumibilmente nessuno di voi sapeva nulla fino all'opportuna segnalazione della Scoppiatissima Jo, da cui è nata la mia ossessione.

Io e Amara abbiamo in comune due tratti fondamentali: il naso importante e un altrettanto importante arcata dentale superiore. Ci allontanano svariate altre cose, tra cui una sostanziale differenza di abilità canore, un passato ortodonzistico con risultati riconoscibili, la lunghezza del pelo e il turbante.

Se con i vocalizzi posso fare poco e i capelli devo pazientare finché crescono, è con orgoglio che vi rendo partecipi del lauto assegno staccato al mio dentista per fare ordine nella mia indisciplinata bocca. Mi mancava solo il turbante.

Se posso essere un tantino polemica, non c'è una youtuber che una che sia in grado di insegnarmi ad allacciare un turbante come Amara. Senza contare il fatto che, dopo aver setacciato Etsy, Depop e svariati siti indiani per corrispondenza, gli unici modelli vagamente decenti sono riuscita a trovarli su un sito dedicato a donne in cura chemioterapica, al che mi sono sentita una merda e sono andata da H&M a comprare una sciarpa.

Non è stato facile. Intanto, affinché possa essere spacciato per turbante, la sciarpa deve avere la giusta lunghezza: non troppo corta, non troppo lunga, a spanne ho ritenuto che circa due metri potessero andar bene. La consistenza è molto importante: mi sarebbe piaciuto trovare un jersey, ma sono riuscita a reperirne solo in tinta unita e gnè. Volevo qualcosa in fantasia. La seta è troppo scivolosa (e poi dove la vuoi trovare una seta da H&M?) perciò ho optato per un cotone leggero, perché quelli troppo spessi avevo paura di far fatica a lavorarli.

Quindi: abbiamo il turbante. Adesso bisogna solo metterlo.

Dopo alcune sessioni di allenamento con mia sorella Sgnappa che, non si sa perché, sembrava abbastanza ferrata sull'argomento, mi sento pronta per il tutorial definitivo sull'uso del turbante in stile Amara (bugia: trattasi di laido surrogato ma oh, per ora ci accontentiamo).

Step 1: acconciarsi i capelli a cipollotto cazziforme, oppure anche no, se volete tenerli sciolti fate voi, io sto male.

Foto di ottima qualità per mostrarvi la beltade della mia acconciatura.
Step 2: sciarpa dietro alla nuca, le due estremità davanti. Che siano lunghe uguali, fate le cose per bene.


Dietro la mia spalla, l'orecchio del Simba in dimensioni naturali che, nell'immaginazione mia e del Pelliccia, impersonificherebbe il fratello della Nina. Si chiama Duccio. Ciao Duccio.

Step 3: incrociare le due estremità della sciarpa nell'esatto punto mediano della vostra fronte.

Non c'è niente di più difficile che farsi un tutorial quando si è in casa da sole. Pelliccia dove sei quando mi servi per le foto perdio?

Step 4: incrociare ancora una volta le due estremità della sciarpa sulla fronte.

Qui mi sono aiutata con un piede, non dico altro.

Step 5: incrociare i due lembi sulla nuca.

Helloooooooowwww

Step 6: arrotolare più e più volte la sciarpa fino a coprire il cipollotto e poi chiudere con un nodo, cercando (ovviamente non riuscendoci) di nascondere gli ultimi due pezzettini di stoffa tra le pieghe.

Duccio sembra approvare.

Step 7: allargare le due fasce sulla sommità della testa per coprire tutti i capelli.

Taaaaaaaaaaac.

Step 8: Ciao Amara!



Un tutorial di tale rara bruttezza e inutilità temo di non averlo visto mai, ma sticazzi, sono le unidici di sera e io avevo il wifi.

Comunque, onestamente, non pare anche a voi che siamo come due gocce d'acqua?







lunedì 23 febbraio 2015

ZARA, PE 2015: COS'E' STA MERDA

Negli ultimi dieci giorni ho fatto una serie di scoperte importantissime:

Numero uno, ho trovato la prima delle mie sette sosia. 



Chi mi conosce, non potrà non notare una sorprendente vicinanza nel naso proboscideo e nel sorriso cavallino. Sono io, ma potenziata - cioè, idealizzata, con i capelli lunghi che non sono mai riuscita a far crescere e i denti dritti. In ogni caso, da quando La Scoppiatissima Jo me l'ha fatta scoprire, non riesco a smettere di guardare il video di Amara, producendomi in esclamazioni di rinnovato stupore ogni volta che la inquadrano di profilo. Sto anche sviluppando una crescente attrazione verso i turbanti: ho setacciato Etsy alla ricerca di un eshop di ispirazione indiana ma zero risultati soddisfacenti, perciò ti lancio un appello, Amara: da sosia a sosia, ti prego, dimmi dove trovare i tuoi turbanti, voglio essere come te, ciao.

Rivelazione numero due, il mio selfie di Carnevale in abiti Bollywood ha riscosso il doppio del gradimento di qualsiasi mio selfie in abiti civili. La lezione che posso trarne è che forse dovrei abbandonare Zara e darmi all'induismo.

Mi sostiene in questa decisione la rivelazione numero tre, ovvero: la prossima collezione primavera-estate mi fa cagare forte.

Come le peggio fashion bloggerz della mutua, quando si fa una certa stagione, gli uccellini cominciano a cantare e le fashion week ammiccano minacciose, io faccio la sola cosa sensata per farmi trovare pronta con gli imperdibili trend di stagione: apro il sito di Zara.

Zara, paradiso delle copione spiantate, mi dà in cinque minuti la visione generale di quello che Vogue ci impiega settimane a dirmi: a febbraio noi possiamo già sapere se nel giro di un paio di mesi ci toccherà andare in giro in zoccoli o in pigiama, se dovremo sottoporci all'umiliazione della coroncina di fiori o se saremo costrette a mutilare la nostra femminilità sotto pastrani da istitutrice svizzera di fine ottocento.

E vi dirò che ogni anno mi piego di buon grado a queste dettami, felicemente parte del gregge, senza chiedermi mai fin dove si spingeranno le pulsioni sadiche dei Signori della Moda.
Nell'ultimo lustro ho accettato senza un lamento creepers, culotte pants, birkenstock, statement necklaces e perfino cappelli con le orecchie. Pensavo di aver coltivato un discreto pelo sullo stomaco, e invece. La collezione Zara Primavera Estate 2015 mi lascia - eufemisticamente - diciamo, perplessa.

Dicci, Zara, cosa dobbiamo quindi aspettarci da questa primavera?



Ciabatta scacciacazzi, preferibilmente di un numero troppo piccola e sfoggiata senza pedicure. Da abbinare alla gonna altezza francescana e alla tintarella protezione 50+.


Tuta da ciclo mestruale imponente. Rigidamente realizzata in maglina donante, da portare a pelle in giornate senza vento.


Salopette di jeans. Non ha bisogno di commenti, la faccia della modella già dice molto.


Gonna scamosciata, perché gli anni 70 pare non finiscano mai. Da portare con il top in pandant, per un total look a prova di influenza intestinale.


Stile Coachella. Ancora.


Il disagio. Per sentirci più vicini agli utenti della Caritas.


Capello unto, longuette di jeans e impermeabile di riciclo. Pare che il sandalo piccolo sia particolarmente di tendenza.

Sono seri, da Zara? Cioè, vi state divertendo? Volete vedere fino a che punto di aberrazione possiamo arrivare con la nostra incorruttibile fede? State mangiando pop corn e vi preparate a godervi lo spettacolo, scommettendo su quanto saremo coglione a comprarci sta roba e ad avere il coraggio di indossarla pure?

Zara scusami. Scusami. Per me è un no. Ho una dignità perdio. Alla tuta da gestante, ma soprattutto alle ciabattazze, io dico no. Non mi piegherò ai vostri sporchi giochetti. E quando a luglio, sopraffatta dal caldo e con i neuroni in fumo avrò la tentazione di cedere - perché ce l'avrò ragazzi, so che arriverà il momento in cui le mie mani si tenderanno bramose verso la gonna di jeans- ecco, sarà allora che rileggerò questo post e mi ricorderò, Zara. Mi ricorderò di quanto la tua collezione Primavera Estate 2015 mi abbia fatto cagare forte questa sera. E ti dirò mille volte no.

venerdì 25 aprile 2014

THE NEW ROSSELLA O'HARA

Non c'è peggior cosa in un periodo di magra che mettersi a pascolare sui fashion blogs. Improvvisamente, il tuo armadio comincia ad assumere le fattezze gialle del cassone della Caritas, mentre piano piano, come tuberi deformi, nuove impossibili ossessioni sbucano infestanti nel campo arato dal buon contadino della tua mente. Cose di cui non sapevi assolutamente di aver bisogno diventano improvvisamente necessità impellenti, e ti trovi d'un tratto a sbavare in preda a crisi d'astinenza da zoccoli in pvc e mantelline impermeabili (tratto da una storia vera). E dire che avremmo dovuto imparare la lezione sullo shopping visivo da Rory e Lolerai Gilmore tanti ma tanti anni fa (mille punti e tutto il mio rispetto a chi capisce la citazione).

Nelle ultime settimane di reclusione forzata, in cui nel tentativo di tenermi a distanza di sicurezza dal canto delle sirene di Corso Buenos Aires (Zara, mi manchi!) sto facendo abbuffate di outfit virtuali, ho avuto un'epifania: sono vittima di un'anomalia spazio temporale (ciao Fringe, non mi hai plasmato la mente). 

***Dissolvenza a stella***

Tutto questo tempo sprecato a pensare di essere goffa, e invece no!, sono solo nel luogo e nel tempo sbagliato: La Gianni non è La Gianni, è The New Rossella O'Hara. Sotto la mia superficiale apparenza da Pippo, si nasconde la grazia di una gentildonna del Sud. Se l'ordine naturale delle cose venisse infine ristabilito, probabilmente mi ritroverei su un grazioso patio affacciato su sterminati campi di cotone a farmi aria pigramente con un ventaglio. Saprei fare cose interessanti tipo suonare il piano e dipingere acquarelli. Non dovrei preoccuparmi di passarmi il Silk Epìl sulle gambe perché avrei sempre lunghi abiti con la ruota. E ombrellini per proteggere la mia pelle diafana perché l'abbronzatura è da poveri. Accetterei graziosamente la corte dei gemelli Tarleton ma senza incoraggiarli troppo. 
(Ovviamente la mia dimensione spazio-tempo subirebbe ulteriori disturbi ai primi accenni di bombardamenti, e io sarei trascinata nuovamente da questa parte della porta un attimo prima di ritrovarmi in fuga da Atlanta su un carretto con la Melania tremebonda.)

Insomma, la morale è che ho voglia di una maxigonna. Sì, lo so che avevo detto basta con le gonne lunghe, ma questa volta è diverso. Non voglio solo una gonna lunga, voglio una gonna maxi. Grossa. Gigante. Femminile. Una gonna da sogno. Tipo così:

Style Scrapbook


Style Scrapbook

Tutta colpa di Andy di StyleScrapbook, la mia numero uno. Che di solito è tutta così androgina e rigorosa, e poi fa un attimo un viaggetto tra il Brasile e Parigi e mi esce fuori il suo lato romantico. Non mi è ancora passata la fissa per il tutù. Questo è l'ingigantimento della mia visione.

Park and Cube

La maxiskirt + il crop top è storia di puro amore. Credo che con una gonna del genere addosso mi sentirei potente. Mi ci vedrei in una di quelle scene da Sex and the City in cui fermo un taxi nel traffico ed entro sul sedile posteriore in una nuvola di taffetà. Considerando che non vivo a New York e giro in bici, una gonna così è proprio quello di cui ho bisogno.

Style Scrapbook

Andy, ancora tu, in versione Rossella O'Hara al mare. E questo è Mango, ragazze, la tentazione a portata di un click.




lunedì 17 marzo 2014

UN POST DI CUI NON SI SENTIVA PROPRIO L'ESIGENZA

C'è il sole e ci sono 20 gradi, mi sembra il clima adatto per essere vanesie e parlare del Nulla. Ad esempio, il mio disagio per non avere un paio di jeans a zampa, che sono tornati di moda, ed Effe ce li ha, Janet ce li ha, anche la mia amica La Scoppiatissima Jo ce li ha, me li sta sfoggiando persino Andy a Parigi E IO? Io gnente, io ho le rate del dentista da pagare e rimango nei miei skinny jeans, ecco cos'ho.
Epperò posso e voglio bullarmi dei miei ultimi acquisti, che mi piacciono un sacco ma di cui purtroppo ho solo brutte foto, perché il pavimento di casa mia è marroncino e potete immaginare la tristezza di uno sfondo marroncino (e disseminato di calzini e topi della Nina) a qualunque pretenzioso tentativo di shooting. 
Comunque, con dissennata assenza di amor proprio nonché d'istinto di autoconservazione, voglio ammorbarvi in questa splendida mattinata di luce, presentandovi lo stesso con traboccante orgoglio gli acquisti UNO e DUE della Primavera 2014 de La Gianni, detta anche "Sandy levati, che c'ho d'andare al drive-in con i Thunderbirds".

ACQUISTO UNO: LE SCARPE DI MAURO.

In alto a sinistra, pavimento marroncino + topo pelosetto.
Era una tragedia annunciata, giacché con settimane di anticipo avevo predetto questa mia infatuazione per le scarpe da sfigata. Sono stata lungamente indecisa tra la vernice color corallo e la pelle fucsia ma alla fine la scomodità vince sempre, e sono pronta ad affrontare una primavera di vesciche. Tra l'altro, per quale arcano motivo quando provo le scarpe da Mauro mi vanno perfette, e quando le rimetto a casa invece si sono accorciate di un paio di numeri? Sarà ritenzione idrica a singhiozzo? Sarà che le ho provate in un giorno di pioggia? Sarà l'imminenza dell'acquisto che mi dà alla testa e sragiono? Boh, fatto sta che ho passato la mattinata con il phon puntato sui piedi e le scarpe infilate a forza sopra calzini di spugna al fine di farle ritornare al loro 37 pianta C. Ma ho dubbie speranze di riuscire a farla franca.

ACQUISTO DUE: LA FULL SKIRT DI COS.

Selfie sparatomi in camerino e poi modificato con pessimi filtri.

Gonna penzolante dalla Expedit, ma era giusto per farvi capire il colore vero.

Ci sono quegli acquisti che fai e poi torni a casa che ti pavoneggi manco l'avessi cucita tu con le tue manine la gonna. Ma la verità è che poche volte nella vita capita di trovare qualcosa che ti sta bene veramente, al di là delle mode, al di là dell'umore, al di là degli specchi deformanti dei camerini che ti fanno sempre più magra. Questa gonna è la mia gonna, questa lunghezza, questa forma, questo colore. Non avrei dovuto comprarla, ma vaffanculo il dentista, l'avrei rimpianta per sempre.

Adesso la vera sfida è...

ACQUISTO UNO + ACQUISTO DUE:

... indossarli insieme!


Ed è subito WOP BA BA LU MOP AND WOP BAM BOOM!











lunedì 10 marzo 2014

ISTERISMI, PAGLIACCIATE E CARNEVALE

Anche quest'anno l'8 Marzo è arrivato e se ne è andato, con i suoi auguri da stracciarsi le vesti, i link su Facebook con le mimose e ottantadue tag e le recriminazioni sulle vacche represse che aspettano solo l'otto di marzo per uscire con il gregge di amiche vacche represse a fare le vacche con gli spogliarellisti. E ve lo devo dire, a me l'otto marzo è sempre stato sui coglioni, ma il motivo per cui lo odio di più è proprio questa sarabanda da moralisti della TL che inneggiano alle DONNE VERE, quelle che sono da festeggiare TUTTI I GIORNI, quelle che l'otto di marzo stanno a casa a fare la calzetta, mica quelle troie delle vacche represse che vanno ad ubriacarsi vestite di paillettes. Che palle. Io mi chiedo se è proprio necessario tutti gli anni. Mi chiedo cosa abbiamo mai fatto di male noi donne per doverci sottoporre tutti i santissimi anni che il signore manda in terra a questo sbrecciamento di coglioni. Non lo so.
Ma su con la vita ragazze, quest'anno la Giornata Internazionale della Donna è stata un po' più facile per noi perché c'era ben altra celebrazione ad occupare le nostre menti, ovvero il Carnevale.
A chi non piace il Carnevale, ci avete dei problemi. Chi non ama il Carnevale è perché ha il culo pesante, punto. Siete pesantipesantipesanti. A me piace un botto. Soprattutto mi piace il lato becero del Carnevale, quello del costume home made, quello dell'idiozia consistente, quello che fa ridere. Non mi piace il Carnevale sexy a tutti i costi, e neanche quello volgare. Ci sono delle cose che a Carnevale non valgono, sono i GRANDI NO del Carnevale: 
non valgono le cornina da diavolo riciclate da Halloween. YOU ARE DISMISSED.
non vale il mono-accessorio: solo la parrucca, solo il cappello, solo il naso da pagliaccio. Non sono costumi. NEXT.
non valgono le scuse. Sono vestito da me stesso la domenica è una stronzata. PER TE MISS ITALIA FINISCE.

Io, Maya e Effe ci siamo date al Becero, ovviamente, con dell'altra gente. Per far del Becero fatto bene bisogna:
  1. scegliere il posto. Che sia abbastanza becero da ospitare gente vestita da sub, da banana o da lattina dell'Ichnusa, perché non c'è assolutamente niente di peggio al mondo che trovarsi travestiti da dementi in un posto in cui tutti gli altri sono in borghese. 
  2. scegliere il tema. Perché è dagli anni del bullismo adolescenziale che sappiamo che l'insieme fa la forza e che in gruppo si riesce a tirar fuori molta più imbecillità che da soli (una banana dopotutto è sempre una banana, ma cinque banane sono un concentrato mortale di potassio, e levatevi tutti).
  3. farsi il costume. Perché se te lo fai da sola è più bello: cominci a ridere già da prima, quando ti scambi le foto dei tuoi orrori con le amiche su Whatsapp.
Le Funnies hanno fatto tutto con saggio criterio:
  1. hanno scelto il posto, ovvero l'Alcatraz. E che nessuno dica niente, perché l'Alcatraz è come le All Star: andavano bene a quindici anni e te le metti volentieri ancora adesso, quando capita. E' l'unico posto in tutta Milano dove mettono ancora Aca' Toro e i Meganoidi. E ho detto tutto.
  2. hanno scelto il tema, non senza difficoltà, passando dalle principesse Disney (troppo sbatti) agli animali dello zoo (troppo pirla) per approdare su un evergreen: le cheerleaders. Perché i pon pon ti risolvono l'antico problema del dove mettere le mani, queste appendici inutili e deturpanti, mentre balli. Col pon pon le sistemi: stanno in alto. Stanno in alto e sgigottano, tutta sera, finché non ti vengono i crampi, ma allora è quasi ora di andare a casa.
  3. si sono fatte il costume. Cioè, quasi. Mi piacerebbe molto dire che le mie serate spese al corso di taglio e cucito hanno dato i loro frutti ma purtroppo la triste realtà è che la gonna ce la siamo dovuta comprare. Ma per le magliette, quella è tutta un'altra storia:
La prodezza.
La sera dell'evento si torna dal lavoro con tanti buoni propositi sul trucco e parrucco. Poi su RealTime c'è Incidenti di Bellezza e una tizia con due tette a orecchie di cocker, e allora si tira avanti di "ancora cinque minuti", si rischia l'abbiocco, in un attimo è mezzanotte e sì, stiamo arrivando. Ma prima di uscire di casa c'è una cosa che è d'obbligo e imprescindibile: 

La condivisione del selfie selvaggio.
E alla fine siamo uscite carine, dai:

C'avevamo anche i giocatori.
C'avevamo anche lo striscione.
Ebbene sì, c'avevamo anche le coreografie.
(A quanto pare avevamo tutto tranne che una macchina fotografica con un flash, ma vabbè).

Abbiamo incontrato i nostri avatar dieci anni fa (che carine!).
E abbiamo avuto momenti esilaranti. Momenti di roboante successo perché ragazzi, i pon pon funzionano. Fanno aggregazione. Disinibiscono, passi urlando per tutta la sala e la gente fa il trenino, giuro. 
Tutto ciò finché Maya, nell'impeto del cheerleading aggressivo, non lancia in aria il suo pon pon tentacolare e lo fa atterrare in faccia a uno che aveva gli occhiali.
 Dieci minuti dopo ci siamo accorte che gli occhiali erano nel pon pon.
 Fine della serata.













giovedì 6 marzo 2014

CROP TOP: SI! PUO'! FAREEEEEEE!!

Oggi sono andata da Zara e ho comprato IL MIO PRIMO CROP TOP. Volevo dirvelo perché ragazze, se posso io, la donna dagli addominali impauriti, vi giuro che lo potete anche voi.
Ho gli occhi a forma di cuore e ho deciso che quest'estate lo metterò sempresempresempre. E soprattutto mi chiedo: perché mai un anno esatto fa, quando ho cominciato a vederli comparire sulle appenderie low cost insieme agli shorts shreddati mi hanno fatto così paura? Beh, perché nella mia mente si era materializzato, nell'ordine 

questo

questo


e soprattutto...

...questo


e si è innescato un meccanismo di rifiuto. Negazione del crop top. Negazione dell'addominale.

E invece, ripensandoci. Quest'inverno dopotutto ho scoperto le gioie della maglia aderente infilata nel pantalone a vita alta che, a dispetto della diffidenza del Pelliccia, ha il grande dono di mettere in evidenza il punto vita, nascondere il rotolino e farci assumere quell'allure un po' sofisticata ma ehi, alla mano ragazzi. L'evoluzione è il crop top. Che sì, è un'arma a doppio taglio. Ma gestibile anche se non si è Geri Halliwell (che poi...). L'importante secondo me è abbinarlo con criterio, mettendosi una mano sul cuore e l'altra sulla panza ed evitando di esporre centimetri su centimetri di pelle bianca e molliccia che magari anche no. L'ideale è che il crop top lasci scoperta proprio una strisciolina piccola piccola di pelle. E infatti, io credo che di modo per portarlo ce ne sia uno, ovvero, la famosa vita alta:

Chicmuse

...così sì...
Desigual

...così, francamente no, a meno che non abbiate sedici anni e una pancia che è una tavola da surf, condizione lontana da me mille miglia...

La linea sottile che separa ciò che è bello da ciò che fa effetto Geri si aggira pericolosamente in zona ombelico. Divertenti gli anni '90 eh, ma son finiti, e ci si scopre dalla vita in sù. Anche perché ci stiamo avvicinando ai trenta, ragazze, non scherziamo: pancia di fuori = cagotto assicurato. Non si scappa.

Alberta Ferretti, mon amour.

Così tutta la vita sì.
Karla's Closet

Così too much. Jeans fighi però.
Quand'è che proprio non ci si salva? Quando a vita alta sono gli shorts. L'effetto pin up è dietro l'angolo.

Moschino.

Lei è figa. Noi, presumibilmente, no. E comunque in questo look gli shorts a vita alta direi che sarebbero l'ultimo dei problemi.
E per le pavide? Quelle che proprio non se la sentono? Il crop top ha una scappatoia, e funziona: basta portarlo sovrapposto. E' bello, chic e non impegna. Soprattutto, non si rischia di passare la giornata a tirare lo sciacquone.

Style Scrapbook. Andy, amica mia.

PS Oggi ho finalmente provveduto anche all'acquisto delle scarpe da sfigata di cui qui. Ovviamente Mauro Leone ha saputo degnamente sopperire alla carenza di cash che mi separava da Prada. Ma questo è tutto un altro post. ;)


domenica 16 febbraio 2014

COSE CHE VOGLIO DA TE, PRIMAVERA 2014.

Un paio di settimane ed è Marzo, e a Marzo, anche se nevica e ci sono due gradi a mezzogiorno, è PRIMAVERA. Sulle ali di questa ventata di ottimismo, nella piovosità senza speranza di una domenica pomeriggio, oggi ho deciso che ormai ci siamo, e, se la primavera è alle porte, di certo non ci vogliamo far cogliere impreparati.

Parola d'ordine: pianificare. Perché fare shopping è un lavoro per duri, non bastano gambe allenate, braccia robuste per trasportare buste piene e un paio di stipendi da buttare allegramente all'aria. Ci vuole coraggio. Determinazione. E soprattutto, ci vuole un'abbondante preparazione per evitare di farsi risucchiare dal turbinio di passioni che Zara è sempre capace di suscitare, e che ci fa tornare a casa due ore dopo con le braccia piene di top floreali che quando mai.

Tutto ciò per dire che io ho deciso cosa voglio. Dalla mia vita. Questa primavera.

Innanzitutto voglio un paio di scarpe, e le voglio così:

Prada
Sempre Prada

Ma anche mi accontenterò di:

Zara, per esempio.
Comunque, tanto per farvi capire il genere. Una scarpina un po' così, con quel tacco un po' così e quell'espressione un po' così. E lo so che tutte pensate che sia da sfigata, e che la vita è corta e i tacchi non dovrebbero esserlo ma:
intanto io sono una principiante dei tacchi perciò mi sembra che quattro centimetri e mezzo sia un'altezza più che ragionevole;
e poi comunque con i tacchi alti faccio subito strappona, e invece il mio nuovo mood per la primavera 2014 sarà chic e femminile, e questi secondo me ci stanno benissimo.

Speravo di riuscire a portarvi ad esempio qualcuna delle mie fascion blogger del cuore a supportare la mia tesi, ma niente, queste se ne vanno in giro con i trampoli.  Epperò non mi lasciano sola, perché c'è chi mi giustifica il secondo paio di scarpe che voglio e cioè la slipper camouflage, che detta così mi fa sentire tanto Carla Gozzi, ma insomma, la pantofolina animalier, cosa che ad esempio Andy mi sta dando tanta soddisfazione:

Ci piace un sacco.

La versione sporty? Non so...

E cercando scarpe, insomma, le idee ti vengono...

Ad esempio ho scoperto che voglio tutte le gonne di Tricia, perché questo è il mio modello, ragazze. Mi sta bene. E soprattutto, lo posso mettere anche in bici (yeah!).







E infine il feticcio. Perché ogni stagione ha il suo feticcio, e quest'anno è lui, l'unico: il tutù. Voglio un tutù. Un tutù così:

Park and Cube.

Però rosa. Repetto, aspettami!
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