Questo è un post che ho scritto qualche mese fa, in una palude di tristezza, e che non ho avuto il coraggio di pubblicare, perché mi spaventava.
Lo pubblico adesso, perché è più facile fare i conti con la propria debolezza, una volta che ce la si è lasciata alle spalle.
Ti amo tanto.
A volte non c'è una ragione per farlo.
A volte è solo una stupida necessità fisica, pura cattiveria, perché io sono triste, io sono nervosa, io non mi piaccio come sono, non mi piace quello che faccio, quello che penso, quello che scrivo io, e poi io io io io.
A volte è solo sadismo, è solo masochismo, è solo un pretesto.
A volte sembra che a digrignare i denti ci si senta meglio, serva a scaricare le colpe che non abbiamo sulle spalle di qualcun'altro, perché c'è bisogno, un bisogno concreto, di sentirsi più leggeri.
A volte è per niente, solo perché in fondo in fondo si è rimasti capricciosi, si hanno cinque anni e il ciuccio come mia sorella che ne ha due lo voglio anch'io, poi si hanno dodici anni e le mie amiche vanno al concerto a San Siro, e poi si hanno sedici anni e voglio andare in discoteca e mi rompe che mi dici va bene vai ma torni all'una, che all'una forse cominciano giusto a farti entrare, al Celebrità. E poi hai trent'anni, e ti senti come quando ne avevi cinque e poi dodici e poi sedici e hai deciso che vuoi litigare.
A volte è perché sono così inutile, così maledettamente inutile, e avrò il diritto santo dio, avrò il sacrosanto diritto di urlare al mondo che non è colpa mia, che non è giusto, e che vi odio vi odio vi odio, ma il mondo non è mica lì a stare a sentire te, e non puoi spaccare i vasi, non puoi prendere a pugni i muri, o la tua testa, allora prendi a pugni qualcun'altro, forte, più forte, e non importa quanto gli faccio male, di quello, forse, me ne preoccuperò dopo, ci penserò dopo, adesso ho solo voglia di veder scorrere il sangue, di graffiare, di urlare, urlargli, perché sì, perché secondo un logica malsana, distruttiva, non posso stare male da sola.
Perdio, non posso stare male da sola.
Se ti faccio male, è perché non posso stare male da sola.
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lunedì 14 settembre 2015
giovedì 13 agosto 2015
LA GIANNI GOES TO EXPO: GUIDA GIANNICA SUL MEGLIO, SUL PEGGIO, SUL BUONO DI EXPO 2015.
Il Pelliccia ed io eravamo seriamente convinti che fosse una buona idea visitare Expo nella settimana di Ferragosto, quel periodo dell'anno in cui le strade a Milano sono lande deserte e le uniche saracinesche ancora sollevate corrispondono a centri massaggi thai. D'altronde - ci siamo detti - tutta la brava gente sarà ben al mare a puntellare l'ombrellone no? NO. Erano tutti ai tornelli alle dieci e mezza del mattino.
Ma gente o non gente, Il Pelliccia ed io si era prenotato con grande entusiasmo almeno una dozzina di ore prima e quindi sì, anche La Gianni, col consueto ritardo sul resto del mondo, ha effettivamente varcato i cancelli di Rho Fiera e, armata di marsupio e ciabattazze, in perfetto stile deutsch, ha fatto il trionfale ingresso all'Esposizione Universale.
Considerazioni generale sull'esperienza: partivo totalmente vergine di qualsivoglia informazione (leggi: scalpitavo dalla voglia), non fosse per i post-oracolo di Vita su Marte, al cui giudizio ormai mi affido anche per comprare i peperoni al mercato, e che ho utilizzato come linee guida per la scelta dei padiglioni da visitare (perché è grande, impossibile vedere tutto). Rettifico: che avrei voluto utilizzare come linee guida per la scelta dei padiglioni da visitare, mentre invece mi sono basata via via sulle forze che mi rimanevano per affrontare le interminabili file all'ingresso. L'ora trascorsa immota sotto il sole bollente in attesa di varcare i tornelli ha sensibilmente minato la mia forza di volontà.
In generale, mi è piaciuto, sì. Dall'alto della mia totale ignoranza sull'evento, mi sarei ingenuamente aspettata un'esposizione in cui venivano trattati temi come lo sviluppo e l'ecosostenibilità, invece mi sono ritrovata nel mezzo di un'enorme fiera del cibo (entomofagia! Dove si parlava di entomofagia?), una fiera del cibo assolutamente figa però.
Sono riuscita a visitare: Brasile, Nepal, Cina, Marocco, Vietnam, Malesia, Azerbaijan, Austria, Polonia, Messico, Gran Bretagna, Federazione russa, Turkmenistan.
Mi sono persa e me ne dispiaccio: Padiglione Zero, Italia, Corea, Angola, Kazakistan, Emirati Arabi e Giappone.
In Giappone davano due - due ore di attesa per entrare. Il Padiglione Zero era inavvicinabile.
Ecco quello che mi è piaciuto di più:
- primo posto per la Cina, seguita da Austria, Marocco, Azerbaijan e Polonia. Oltre ad un molto instagrammabile soffitto punteggiato di ombrellini, ho amato l'immensa distesa di steli di grano illuminati. Poi ti sparano un video strappa-lacrimuccia con protagonista una nonnina rugosa che aspetta i suoi nipoti per la riunione di famiglia in occasione della festa di mezz'autunno. Io e Il Pelle siamo stati particolarmente fortunati perché ci siamo beccati anche l'esibizione di danze tradizionali.
- Marocco, forse il più coinvolgente dal punto di vista sensoriale: lo scopo era immergerti nella riproduzione dei diversi ecosistemi del paese, e per farlo non sono stati utilizzati solo luci, suoni e colori, ma anche la temperatura, perciò si passava dalla stanza fredda e umida dell'oceano a quella rovente e ventosa del deserto.
- Bellissime le distese di tulipani che accendi passandoci sopra il palmo della mano in Azerbaijan, suggestivo il bosco in Austria, magica la riproduzione della foresta pluviale in Malesia.
- La Polonia, malcagata dai più, mi ha stupito con il suo magic garden e una scultura enorme di cioccolato che profumava di meraviglia (fanno il cioccolato in Polonia? Io non lo sapevo!).
- Molto particolare l'alveare del Regno Unito, che spunta in fondo ad un bel giardino. Tramite non so che diavoleria robotica, è tempestato di lampadine che si accendono e si spengono seguendo i ronzii prodotti dalle api in movimento negli alveari a casa della regina.
Chi invece ha deluso:
- Cinquanta minuti di coda in Nepal perché vuoi non visitare il Nepal, dopo tutti gli sbatti che ha avuto? Bellissimo da fuori, dentro c'è un Buddha dorato. Punto. Salvato solo per l'aperitivo a base di samosa.
- Ho rotto fino allo sfinimento per visitare la Russia, paese per il quale ho una non celata predilizione. Una stazione spaziale - vodka bar e una gigantesca tavola degli elementi che mi ha riportato ai felici anni dell'università. Perfettamente allineati agli standard della madre patria, hanno accuratamente evitato di investire in aria condizionata.
- Il Turkmenistan non ha ben capito la comanda ed espone pacchi di pasta e surrogati delle macine del Mulino Bianco.
- Medaglia al disonore per il Messico, inspiegabilmente tra i consigliatissimi, ma che aveva molto poco a che vedere col cibo e tanto invece con l'autopromozione come meta turistica.
La cosa più figa da fare a Expo è naturalmente mangiare. Il Pelliccia ed io non si può dire che abbiamo proprio proprio pasteggiato: si è trattato piuttosto di un pranzo itinerante, con aperitivo di samosa e nimki in Nepal, polpettine vegetariane in Malesia, raclette svizzera, tacos messicane e per finire tè verde e dolci in Marocco.
![]() |
| Samosa e Nimki - Nepal Ayam Panai - Malesia Raclette - Svizzera Tacos - Messico Tè verde e dolci al miele e mandorle - Marocco |
Anche se sfatti ce l'abbiamo in qualche modo fatta ad arrivare alle nove per vedere lo spettacolo dell'albero della vita e sì, spettacolo è la parola giusta. Nonostante ogni angolo di Facebook pulluli di foto e video a riguardo non ero preparata a una cosa del genere. Tanta, mi sembra il termine pù adatto a descriverla.
In conclusione, mi è piaciuto questo Expo? Sì, molto.
Ho imparato qualcosa di nuovo? Solo come si scrive Turkmenistan.
Ho speso un botto per mangiare? Un bottino diciamo, ma ne è valsa la pena.
Sono carica per il secondo round? NO. Per il momento direi che un tour de force di tale portata è affrontabile una volta nella vita. Per il resto, ci vediamo a Dubai tra cinque anni.
| Cestini carini in Nepal. |
| Io e Il Pelliccia che ci divertiamo sulla rete in Brasile. Sotto di noi piante e ortaggi. Molto divertente ma mi è sfuggito il senso. |
| Il Padiglione cinese e l'interminabile coda. |
| Ombrellini di carta volanti. |
| I tulipani magici dell'Azerbaijan. |
| Il Magic Garden polacco e Il Pelliccia che fa lo scemo. |
| Entrando in Russia. |
| La tavola degli elementi, in omaggio ai molti scienziati russi che hanno contribuito allo sviluppo dell'agricoltura e alla sicurezza alimentare. |
| Mandorle e arance in Marocco. |
| Austria, la foresta che respira. |
| L'alveare in Gran Bretagna: le luci che si accendono e si spengono riproducono il movimento incessante delle api. |
| Dentro all'alveare. |
| Dacci dentro con le luci! |
mercoledì 6 maggio 2015
LE COSE CHE SI DICONO
Di questi tempi, è saltato fuori che al Pellccia danno fastidio i rumori che faccio mentre mangio.
Oh beh, premettiamo subito che io non faccio rumore mentre mangio, mastico educatamente con la bocca chiusa come mi ha insegnato mammà tanti anni addietro, perciò se vi state immaginando scene alla Smeagol col pesce, ecco, anche no.
Si tratta piuttosto del fatto che, secondo lui, io picchierei la forchetta sui denti, quando ingollo del cibo. Cioè, gli dà fastidio il cling che fa la forchetta quando incontra i miei denti. Tutto ciò, dopo ben quattro anni di convivenza e innumerevoli pasti condivisi. Lui dice - no vabbè - che probabilmente lo sta notando di più perché nella nuova casa c'è più eco. Beh, meno male Pelliccia, pensa che per una frazione di secondo avevo temuto non mi amassi più. Che ti fossi reso conto all'improvviso di stare con un essere abominevole che fa rumore mentre mangia. O che avessi un'amante che si nutre solo con la cannuccia. E invece no, il problema è che l'Ala Ovest del castello è effettivamente così grande, con questi soffitti istoriati così alti, queste sale da ricevimento chilometriche, e ripensandoci forse sì, la sala da pranzo risulta un pochino vuota senza gli arazzi alle pareti e sì, ci dev'essere sicuramente e indiscutibilmente un problema di eco.
E' tanto tenero il mio Pelliccia.
Io e il Pelliccia stiamo insieme da cinque anni e mezzo e dire che dio mio, sembra l'altro ieri che siamo usciti la prima volta, e lui si ricorda ancora com'ero vestita quella sera, e gli piacevano le scarpe e io penso che forse invece è arrivato il momento di dimenticarsele, quelle scarpe, che erano delle zeppe rubate a Madre da far piangere sangue dagli occhi, ma comunque è tenero che se lo ricordi no?
Sono passati cinque anni e mezzo e io non metto i tacchi praticamente mai. Dopo cinque anni e mezzo, faccio tutto quello che cinque anni e mezzo fa avrei giurato di non fare mai: giro per casa col tutone sporco di cioccolato, mi addormento alle nove la sera, posso rimanere intere settimane senza farmi la ceretta.
E lo faccio con menefreghismo, torno a casa nervosa, torno a casa stanca, sarà la primavera, saranno gli ormoni, mi metto gli occhiali, mi metto il pigiama, mi mangio le unghie, non ho voglia di struccarmi ma lo faccio, poi parlo per quaranta minuti del Trono di Spade che l'ho capito non te ne frega un cazzo ma per me è importante, esco con le mie amiche, esco con le colleghe, esco con i compagni di russo ma stasera ho troppo sonno, sono troppo stanca, non ho voglia di parlare, ho un grossissimo problema di capelli secchi e fragili.
Poi succede che picchio la forchetta sui denti e mi viene in mente all'improvviso che potresti non amarmi più. Non oggi. Ma un giorno. Per la forchetta, il pigiama, le mie paranoie e le mie unghie. Sono così maledettamente imperfetta che non posso essere perfetta per te, tanto per dire.
E quella dell'amante con la cannuccia, scusate, ma l'ho pensata davvero per il semplice fatto che ho una coda di paglia lunga due chilometri.
Lo prendo in giro, per la storia dell'eco, anche se lo so che vuol dire ti amo.
Mi chiama alle due, per sapere se ho mangiato e se non ho mangiato, mi sgrida.
A volte, mi abbraccia da dietro e mi bacia sul collo.
Mi ama. E dire che col Trono di Spade ho veramente rotto i coglioni.
E' tanto tenero il mio Pelliccia.
Io e il Pelliccia stiamo insieme da cinque anni e mezzo e dire che dio mio, sembra l'altro ieri che siamo usciti la prima volta, e lui si ricorda ancora com'ero vestita quella sera, e gli piacevano le scarpe e io penso che forse invece è arrivato il momento di dimenticarsele, quelle scarpe, che erano delle zeppe rubate a Madre da far piangere sangue dagli occhi, ma comunque è tenero che se lo ricordi no?
Sono passati cinque anni e mezzo e io non metto i tacchi praticamente mai. Dopo cinque anni e mezzo, faccio tutto quello che cinque anni e mezzo fa avrei giurato di non fare mai: giro per casa col tutone sporco di cioccolato, mi addormento alle nove la sera, posso rimanere intere settimane senza farmi la ceretta.
E lo faccio con menefreghismo, torno a casa nervosa, torno a casa stanca, sarà la primavera, saranno gli ormoni, mi metto gli occhiali, mi metto il pigiama, mi mangio le unghie, non ho voglia di struccarmi ma lo faccio, poi parlo per quaranta minuti del Trono di Spade che l'ho capito non te ne frega un cazzo ma per me è importante, esco con le mie amiche, esco con le colleghe, esco con i compagni di russo ma stasera ho troppo sonno, sono troppo stanca, non ho voglia di parlare, ho un grossissimo problema di capelli secchi e fragili.
Poi succede che picchio la forchetta sui denti e mi viene in mente all'improvviso che potresti non amarmi più. Non oggi. Ma un giorno. Per la forchetta, il pigiama, le mie paranoie e le mie unghie. Sono così maledettamente imperfetta che non posso essere perfetta per te, tanto per dire.
E quella dell'amante con la cannuccia, scusate, ma l'ho pensata davvero per il semplice fatto che ho una coda di paglia lunga due chilometri.
Lo prendo in giro, per la storia dell'eco, anche se lo so che vuol dire ti amo.
Mi chiama alle due, per sapere se ho mangiato e se non ho mangiato, mi sgrida.
A volte, mi abbraccia da dietro e mi bacia sul collo.
Mi ama. E dire che col Trono di Spade ho veramente rotto i coglioni.
lunedì 15 settembre 2014
LA CAMERA A GAS, E POI L'AMORE
Cosa ci hanno insegnato i pippozzi che ci sparavamo quando avevamo quindici anni? Niente di buono, ve lo dico io:
Jane Eyre. Si innamora di uno stronzo, sposato con una pazza che tiene nascosta nel castello. Per rendere le cose più facili, scoppia un incendio e lui diventa cieco.
Cime tempestose. Un amore così grande che lei non ce la fa a sostenere la discrepanza di estrazione sociale con l'amato il quale, ferito nell'orgoglio, diventa uno stronzo abissale e gliela fa pagare in tutti i modi più uno finché lei non crepa, amandolo pazzamente nonostante la sua anima nera come il petrolio.
Via col Vento. Lei lo ama anche se lui ha la verve di un millepiedi. Lui la ama ma non può, e sfido a trovare una lettrice che una che abbia accettato la cosa con serenità d'animo. Poi arrivano, in ordine: guerra, carestia, malattie, gravidanze mortali, esclusione sociale, morti infantili, depressione e alcolismo. Lei ci mette novecento pagine ad accorgersi che ama un altro, proprio quando l'altro ha deciso che puppa.
L'amore ai tempi del colera. Si amano. Lei fa un lungo viaggio, poi torna, lo vede e dice: "Che schifo, ma cos'ero, impazzita?" Lui la aspetta per cinquant'un anni, nove mesi e quattro giorni. Lei, invece di denunciarlo per stalking, alla fine cede.
Sono sicura che nel leggere questi titoli ad ognuna di voi siano già balenati in mente almeno un altro paio di buoni esempi per rendere la lista sempre più tendente ad infinito.
Cosa voglio dirvi con tutto ciò?
Ebbene, che l'inganno è globale. Siamo nati per soffrire. L'amore non è bello se non è litigarello. Ci andiamo ad infilare in storie che girano meno di un tornio arrugginito. Ci innamoriamo di persone che non fittano, il cerchio nel buco quadrato che cercavamo a forza di infilare nel giochino all'asilo. Usiamo registri linguistici inconciliabili, con lo stesso risultato che probabilmente otterrebbe la prozia Anita a colloquio con Sgarbi. Litighiamo, ci crogioliamo nel nostro senso di inadeguatezza e, in una parola, soffriamo. Soffriamo in nome dell'AMORE. Per portare avanti la nostra storia d'Amore. Perché è giusto soffrire per salvaguardare una cosa così bella, così felice, così appagante come l'Amore. Se hai l'Amore hai tutto. Se hai l'Amore non importa se litighi, non importa se ti incazzi, se rinunci, se rosichi. Puoi superare tutto, e lo devi fare, perché tu hai l'Amore. Ed a volte sembra sia un dettaglio se tu, in quell'Amore, semplicemente stai di merda. E non è colpa tua, è non è neanche colpa sua. Però tu dici A e lui dice B. Tu vedi bianco e lui vede nero. E sono le mille cose di una vita, la tua: tu sei di destra, lui di sinistra. Tu sei vegano, lei adora le pellicce. Mare o montagna. Milano o Cantù. Panettone o pandoro. Cinema o discoteca. Amici o vita di coppia. Figli o non figli.
Felici o non felici.
Ebbene, ci si passa, prima o poi. Perché? Perché per qualche strana, insondabile ragione, si è convinti che l'amore sia sudore e sofferenza. E non voglio dar la colpa a Jane Eyre eh. Però porca puttana qualcuno dovrà pagare per tutto questo. Perché queste sono agonie che non si consumano nel giro di qualche mese. Eh no! Se l'amore è sofferenza, io voglio soffrire, e si va avanti gli anni. Tipo tre, nei casi fortunati. Tipo una vita, per i più stoici, oppure per quelli che non hanno né il coraggio né il buonsenso di dire a un certo punto "emmobbasta! Saremo pure innamorati, ci sarà del sentimento, ma cristo basta! Questo amore è una penitenza, è un sacrificio!". E allora, con gran spargimento di sangue, ci si lascia. Col cuore a pezzi, perché sì, l'Amore c'era, era tutto il resto che mancava, e questo tutto il resto ha preso l'Amore, l'ha dilaniato, l'ha fatto a pezzi, l'ha azzannato e poi ne ha sputato le ossa. Ha lasciato solo lo scheletro senza vita dell'Amore.
E poi succede che, con il sale sulle ferite, incontri qualcuno che dici A e lui dice A. Qualcuno con cui le cose vanno e vanno semplicemente. Perché è così che devono andare. E tu non devi fare niente, solo guardarlo che scorre e stupirti di quanto tutto sia facile, senza che tu debba fare niente, senza sforzi, fatica, sacrificio. Solo perché è naturale che vada così. E mentre tu continui a sorprenderti di come nulla ti richieda di risalire il fiume controcorrente, inanelli un giorno dopo l'altro, un mese dopo l'altro, un anno dopo l'altro e poi tutta la vita.
L'Amore è bello.
L'Amore è facile.
Io e Il Pelliccia stiamo insieme da cinque anni. Cinque. Anni. Viviamo insieme da tre. Abbiamo litigato, qualche volta. Qualche volta siamo stati nervosi, o non abbiamo avuto voglia di chiacchierare. Qualche volta. Tante, tantissime volte invece abbiamo riso, ci siamo coccolati, ci siamo consolati quando le giornate erano una merda e ci siamo pompati a mille quando invece erano belle notizie.
Io e Il Pelliccia abbiamo messo la tacca del quinto anno qualche giorno fa, e come al solito ci siamo dimenticati di festeggiare. Perché la felicità non si festeggia. La felicità è nostra di diritto. E non è difficile trovarla.
lunedì 31 marzo 2014
QUELLI CHE HANNO CAPITO TUTTO
Lo scorso Natale il Pelliccia, sotto velato suggerimento (ovvero wishlist vidimata e rilasciata in duplice copia a vario parentame sparso), mi ha comprato un paio di occhiali da sole fighissimi, di cui abbiamo un'interessante diapositiva:
Mentre io li sfoggio con orgoglio, ancora non mi capacito delle reazioni che la mia regale immagine suscita nella gente comune, le quali vanno dalla risata incontrollata all'accostamento a personaggi più o meno fantastici tra cui il più comune è:
Nonostante questa discrepanza d'opinioni tra me e tutto il resto del mondo non la smetta mai di lasciarmi stupita, ho convenuto ieri col Pelliccia che sia da imputare al sostanziale fatto che io e lui facciamo parte dell'eletta nonché esigua schiera di COLORO CHE HANNO CAPITO TUTTO. E' un peccato essere in così scarsa compagnia. Avrei quasi la voglia di fondare, non so, un partito, dare vita ad un movimento, per unirmi alle poche persone sparse in giro per il globo terracqueo che, come me, HANNO CAPITO TUTTO e si sentono sole. Vorrei dir loro AMICI, NON SIETE SOLI! SIAMO IN POCHI, SIAMO VESSATI, TORTURATI, DISPREZZATI DA CHI NON HA CAPITO UNA FAVA E NON LO SA MA CI SIAMO! CI SIAMO!! STIAMO UNITI!!
E' effettivamente singolare il fatto che per il momento gli adepti conosciuti siano due (di cui io sono l'UNA e il Pelliccia, a quanto pare, è il DUE, ma solo per diretta mia estensione dell'UNA che sono io), tuttavia ho provveduto a stilare una lista di requisiti fondamentali che, se non li avete, non ci pensate nemmeno a fare la domanda di ammissione perché vi dico di NONONO, non ci potete entrare nel mio gruppo finché siete così ipocapenti. Il requisito fondamentale ovviamente è apprezzare una Gianni in grossi occhiali tondi senza scherzarla con allusioni brutte e cattive.
UNICO E REGIO REGOLAMENTO GIANNICO PER ENTRARE A FAR PARTE DELLE GLORIOSE SCHIERE DELLA GCHCT (Gente Che Ha Capito Tutto) SENZA SE E SENZA MA:
- La GCHCT ha nell'armadio almeno un capo di un materiale a scelta tra piume, paillettes e PVC; non disdegna il tulle, specialmente se rosa.
- La GCHCT defenestra il leggings; ammette l'immenso contributo offerto da questo capo d'abbigliamento nelle ultime annate di carestia della moda ma è pronta a rinunciarci per sempre.
- La GCHCT rifiuta l'utilizzo del cerotto sul tallone. Piuttosto il sangue vivo, l'altare sacrificale e la macellazione.
- La GCHCT non legge quotidiani ma libri: le conversazioni tra la GCHCT non trattano scabrosi argomenti di cronaca nera, ma aggiornamenti in tempo reale sulle situazioni sentimentali del Visconte di Valmont e disquisizioni sul QI di Mina Murray, che vede il morso del vampiro e lo scambia per una ferita da spilla da balia (ma dai). Nel tempo libero si dilettano in riproduzioni artistiche della Terra di Mezzo e intonano canti elfici.
- La GCHCT aborrisce la combo bikers+pantaloncino. Se i bikers hanno borchie o cristalli la GCHCT incenerisce per combustione spontanea, perciò è pericolosissima l'esposizione.
- La GCHCT ascolta le Spice Girls ma non lo dice perché si vergogna.
- La GCHCT ha un sacco di gatti o, in alternativa, delle tartarughe d'acqua. I cani sono guardati con condiscendenza ma sono per la GCnonHancoraCT (ovvero, i tirocinanti).
- La GCHCT ha sempre precisa coscienza dell'età che ha, anzi, per non sbagliare, si auto-aggiunge un anno o due (anni-cuscinetto).
- Le donne della GCHCT amano solo uomini con la barba; gli uomini della GCHCT sono tutti barbuti.
- Quando chiedete "come va?" alla GCHCT, questa risponderà invariabilmente "la solita merda", come espressione di condanna sociale nei confronti di tutta la gente che ha intorno e che si ostina a non capire un emerito cazzo.
Adesso se avete fatto sì con la testa ad almeno cinque dei suddetti punti, avete superato l'esame di ammissione e potete fare il test d'ingresso per sei mesi di stage con rimborso spese in cui vi impegnerete a portare occhiali enormi ispirati a un personaggio dei cartoni animati a scelta tra Edna Mode, Mister Magoo e il Puffo Quattrocchi.
Se avete risposto positivamente ad almeno otto punti, potete indossare la coccarda del GCnonHancoraCT e portare a spasso il cane, cercando di ottimizzare questo tempo per riflettere su cosa potete migliorare di voi stessi per arrivare al sommo livello di Meravigliosa Grande Totale Conoscenza Incredibile e Pazzesca, titolo di cui mi fregio.
Se vi ritrovate in tutti i punti, le cose sono due: o mentite, e quindi siete dei laidi bugiardi fallaci mentitori oppure... SIETE DEI NOSTRI! ABBRACCIAMOCI FRATELLI!!
Così è stato deciso dal Giannico Consiglio (ovvero me, il Pelliccia, la Nina, Elrond di Gran Burrone e il parrucchiere di Giusi Ferrè). Amen.
martedì 25 febbraio 2014
VIA DEI MATTI NUMERO ZERO, 20124, MILANO.
Il Pelliccia ed io staremmo quasi pensando di cambiare casa **risate preregistrate di sottofondo**.
Sono passati più di due anni dal giorno felice in cui ci siamo trasferiti qui, in via dei Matti numero zero e per chi ancora si sta chiedendo come sia possibile che due sfigati come noi abbiano trovato un appartamento a un tiro di cannuccia dall'Area C, la risposta è: basta scegliere un palazzo che sta insieme con lo scotch.
Quando due anni fa il Pelliccia ed io approdammo qui, eravamo satolli del nostro amore e con tanta tanta voglia di costruire il nostro nido. Ovunque fosse. Ma ovviamente non a qualunque costo. E poi che bugiarda, non è vero che ci saremmo accontentati di un "ovunque " qualsiasi: io volevo che fosse da qualche parte in centro. Perché ho il culo pesante, uno. E due, perché sotto sotto sono inguaribilmente snob.
Ergo, la famosa arte del compromesso: sotto la Madonnina sì, ma nella casa dei Lego.
Mi ricordo ancora lo sguardo di terrore che è saettato tra me e il Pelliccia quando la padrona di casa, illustrandoci l'appartamento allora vuoto, ci disse: "Qui nel bagno la porta c'era ma l'hanno divelta, non so perché!". Non lo vogliamo sapere, signora.
Il nostro appartamento da vuoto sembrava una padella wok: alto ai bordi e basso in centro, ovvero, sfondato. Adesso è pieno e non c'è un mobile che sia uno in grado di stare in piedi senza pezzi di cartone e cunei di legno che lo tengano in bolla. Lavare i vetri è uno sport estremo in casa Pelliccia, perché bisogna trovare l'esatto punto di equilibrio sulle piastrelle sconnesse ed evitare di ribaltarsi di sotto.
E, parlando di finestre, il Pelliccia ed io ci siamo trasferiti in Novembre, quando le giornate cominciavano ad accorciarsi. E per fortuna, perché alla nostra protesta circa le persiane marce e pericolanti (io non le tocco!, urlai, Uccideranno qualcuno!!), la padrona di casa ha risposto facendocele trovare smontate sul pavimento della camera; e quando abbiamo alzato il ditino facendo notare che forse, le persiane erano uno strumento abbastanza irrinunciabile in una camera da letto, il suggerimento pensato è stato quello di ovviare con delle belle tende spesse. Così col Pelliccia abbiamo dormito due mesi con i cartoni attaccati alle finestre. E poi abbiamo capitolato e ste persiane ce le siamo comprate.
D'altronde, eravamo già temprati dalla precedente esperienza con lo scaldabagno per cui, impegnati a montare le mensole dell'Ikea, ci sorprese la chiamata della padrona di casa che ci avvisava dell'imminente arrivo della ex coinquilina per riprendersi lo scaldabagno. Scusi? Eh certo, lo scaldabagno è suo. Cioè vuole dire che lei ci ha affittato un appartamento senza l'acqua calda?!
C'è da dire che, in due anni e con tanto amore, il Pelliccia ed io siamo riusciti a trasformare l'antro delle streghe in una casina tutto sommato accogliente, nonostante la stufa che per non andare in blocco deve rimanere smontata e la porta d'ingresso che, rimessa insieme in qualche modo dopo l'intrusione dei ladri, non ha più una serratura ma un buco nel legno in cui infilare la chiave. E nonostante il citofono non abbia mai e dico mai funzionato, costringendoci alle sceneggiate napoletane dalla finestra ogni volta che suona qualcuno.
Ma se la struttura in sé e per sé non è forse il massimo, sono ben altre le cose che collocano questa casa in via dei Matti numero zero. Al piano terra del palazzo hanno da poco aperto un centro massaggi cinese. Sì, uno di quelli che fanno il massaggio romantico a 50 €. Che vi dirò, a me starebbe anche bene, se non che per sottolineare la tendenza del locale si è deciso di posizionare sul pianerottolo una lampadina che emana una soffusa luce rosa. Ed è sempre bello quando torno dal lavoro schiacciare l'interruttore e trovarsi a Pigalle.
E poi succedono le cose strane: tipo l'altra mattina, che scendo un po' assonnata, con in mente solo il cappuccino che ancora dovevo bere, e mi trovo nell'androne una montagna di michette. Ma tante, tipo un chilo di michette di fianco alle bici! La spiegazione? Boh, nessuno l'ha scoperta mai.
E però. Però c'è che in via dei Matti numero zero alla fine si sta bene. Solo qui succede che si facciano le grigliate in cortile d'estate,e se si annerisce col fumo il muro del pittore che sta al piano terra, nessuno si arrabbia o si lamenta. Anzi, il ristorante di fianco ci mette il vino. E in primavera, quando si cominciano a lasciare le finestre aperte la sera, in orario aperitivo l'elettricista del terzo piano mette la musica per tutti. Solo qui succede che rientri tardi la sera, incroci la coppia che abita sotto di te e ti tirano sbronza a suon di grappa croata. E se vai via qualche giorno c'è chi è disposto a farsi sette piani tutti i giorni per sfamare il tuo gatto.
Ecco perché io e il Pelliccia giriamo, cincischiamo, spulciamo i siti ma poi, di fatto, temporeggiamo. Perché di nido d'amore ce n'è uno, e per quanto brutto, malandato, pazzo e assurdo, il nostro è ancora qui. Dovremmo crescere, ma c'è ancora tempo...
E, parlando di finestre, il Pelliccia ed io ci siamo trasferiti in Novembre, quando le giornate cominciavano ad accorciarsi. E per fortuna, perché alla nostra protesta circa le persiane marce e pericolanti (io non le tocco!, urlai, Uccideranno qualcuno!!), la padrona di casa ha risposto facendocele trovare smontate sul pavimento della camera; e quando abbiamo alzato il ditino facendo notare che forse, le persiane erano uno strumento abbastanza irrinunciabile in una camera da letto, il suggerimento pensato è stato quello di ovviare con delle belle tende spesse. Così col Pelliccia abbiamo dormito due mesi con i cartoni attaccati alle finestre. E poi abbiamo capitolato e ste persiane ce le siamo comprate.
D'altronde, eravamo già temprati dalla precedente esperienza con lo scaldabagno per cui, impegnati a montare le mensole dell'Ikea, ci sorprese la chiamata della padrona di casa che ci avvisava dell'imminente arrivo della ex coinquilina per riprendersi lo scaldabagno. Scusi? Eh certo, lo scaldabagno è suo. Cioè vuole dire che lei ci ha affittato un appartamento senza l'acqua calda?!
C'è da dire che, in due anni e con tanto amore, il Pelliccia ed io siamo riusciti a trasformare l'antro delle streghe in una casina tutto sommato accogliente, nonostante la stufa che per non andare in blocco deve rimanere smontata e la porta d'ingresso che, rimessa insieme in qualche modo dopo l'intrusione dei ladri, non ha più una serratura ma un buco nel legno in cui infilare la chiave. E nonostante il citofono non abbia mai e dico mai funzionato, costringendoci alle sceneggiate napoletane dalla finestra ogni volta che suona qualcuno.
Ma se la struttura in sé e per sé non è forse il massimo, sono ben altre le cose che collocano questa casa in via dei Matti numero zero. Al piano terra del palazzo hanno da poco aperto un centro massaggi cinese. Sì, uno di quelli che fanno il massaggio romantico a 50 €. Che vi dirò, a me starebbe anche bene, se non che per sottolineare la tendenza del locale si è deciso di posizionare sul pianerottolo una lampadina che emana una soffusa luce rosa. Ed è sempre bello quando torno dal lavoro schiacciare l'interruttore e trovarsi a Pigalle.
E poi succedono le cose strane: tipo l'altra mattina, che scendo un po' assonnata, con in mente solo il cappuccino che ancora dovevo bere, e mi trovo nell'androne una montagna di michette. Ma tante, tipo un chilo di michette di fianco alle bici! La spiegazione? Boh, nessuno l'ha scoperta mai.
E però. Però c'è che in via dei Matti numero zero alla fine si sta bene. Solo qui succede che si facciano le grigliate in cortile d'estate,e se si annerisce col fumo il muro del pittore che sta al piano terra, nessuno si arrabbia o si lamenta. Anzi, il ristorante di fianco ci mette il vino. E in primavera, quando si cominciano a lasciare le finestre aperte la sera, in orario aperitivo l'elettricista del terzo piano mette la musica per tutti. Solo qui succede che rientri tardi la sera, incroci la coppia che abita sotto di te e ti tirano sbronza a suon di grappa croata. E se vai via qualche giorno c'è chi è disposto a farsi sette piani tutti i giorni per sfamare il tuo gatto.
Ecco perché io e il Pelliccia giriamo, cincischiamo, spulciamo i siti ma poi, di fatto, temporeggiamo. Perché di nido d'amore ce n'è uno, e per quanto brutto, malandato, pazzo e assurdo, il nostro è ancora qui. Dovremmo crescere, ma c'è ancora tempo...
mercoledì 18 dicembre 2013
VITA DI COPPIA: AMORE, TI ODIO.
Lenzuola da stendere a parte, la convivenza ha i suoi lati oscuri.
Io e il Pelliccia condividiamo lo stesso (piccolo) tetto da due anni e un mese. La nostra convivenza funziona alla grande per due motivi, di cui il secondo è che ci amiamo immensamente. Il primo, e ben più importante, è che il Pelliccia è il perfetto uomo MastroLindo e io non faccio un cazzo. Il Pelliccia cucina, lava i piatti, fa la spesa, pulisce per terra, spolvera, butta il pattume, riordina e tiene sotto controllo le bollette della luce. Mentre lui fa tutto ciò io mi metto lo smalto e scrivo fregnacce sul blog. Il connubio ideale per raggiungere il perfetto equilibrio di coppia.
MA, certamente, non tutto può essere rosa e fiori, e di tanto in tanto anche io e il Pelliccia litighiamo. Per questioni di incredibile gravità, generalmente, tipo il disordine postatomico nel mio armadio. O la mia capacità di completa astrazione sul divano mentre la casa sembra la Palude della Tristezza, e ci si aspetta che da un momento all'altro dal fango spunti l'Essere Millenario.
La sera, al momento di andare a letto, casa nostra diventa improvvisamente Casa Vianello. Perchè in tutte le coppie del mondo, i due partner seguono scuole di pensiero differenti per quanto riguarda la gestione delle lenzuola: ci sono quelli che non riescono a prendere sonno se il lenzuolo non è perfettamente ripiegato e formante una retta precisa da un lato all'altro del letto, e quelli che ci si buttano sotto a pesce e ci grufolano dentro a casaccio. Indovinate a quale fazione appartengo io e a quale il Pelliccia. Appunto. E certo, io vi vedo già a giudicarmi dall'alto del vostro ordine immacolato: è molto molto più facile prendere le parti del perfettino, in questo caso, ma io vi dico che no, non è assolutamente bello tutte le sere dover assistere passivamente alla cerimonia di ripiegamento della dòbia (che in italiano non so come si chiama, accontentatevi del dialetto) perchè se non è in bolla perfetta non si può dormire. Non è bello.
Il litigio però non finisce una volta posati squadra e righello, no. Il Pelliccia lamenta durante la notte un mio eccessivo attaccamento alla coperta. E sì, lo ammetto, c'è una cosa che mi terrorizza nelle gelide notti invernali: i malvagissimi spifferi. E io li combatto aggrappandomi alle coperte e facendomi su a bozzolo. Il trascurabile problema è che così facendo il Pelliccia si trova intorno alle quattro del mattino con i piedini scoperti. Ma che sarà, d'altronde è lui l'uomo, ha fatto campeggi decisamente più hardcore dei miei, potrà sopportare i meno due gradi delle quattro di un mattino di dicembre, o no?
Un'altra delle manie pellicciche che mi dà in testa è il lavaggio dei denti. Io e il Pelliccia non possiamo lavarci i denti insieme, perchè mi fa venire l'allergia. Io non so quest'uomo come faccia ad avere ancora tutti i denti, e funzionanti. Il tempo che ci impiega in media a spazzolarli è di quaranta-quarantacinque minuti e dio, vi giuro che "spazzolarli" è un eufemismo: lui li aggredisce. Con energia spropositata gratta e spazza, spazza e gratta per un quarto d'ora. A me vederlo fa lo stesso effetto del rumore delle unghie sulla lavagna: mi vien da fare HHHHSSSSS e tapparmi le orecchie. Poi sputa e sciacqua. Sputa e sciacqua. Sputa e sciacqua. Duecento volte. Io nel frattempo mi sono struccata, ho tolto le lenti, ho levato le millecinquecento forcine che avevo nei capelli e lui è lì. Che sputa. E sciacqua.
Cosa odia invece il Pelliccia di me? Ad esempio, la mia capacità di creare montagne di scarpe invalicabili davanti all'ingresso. Io (tutte noi, in realtà) posso cambiare un paio di scarpe al giorno ma la sera, quando torno a casa stanca e affranta dal lavoro, non ho mai voglia di rimetterle al loro posto, ovvero nel cassone sotto il letto. Cioè, lo sbatti. Quindi può capitare (ma giusto ogni tanto) che le molli in giro a casaccio. Dopo una settimana c'è bisogno del machete per farsi largo nella selva scarpifera e guadagnare la porta.
Non capisce neanche la soddisfazione perversa che provo nel praticare il Lancio dell'Abito sul Divano. Sì, lo faccio perchè mi piace. E' sostanzialmente liberatorio. Tolgo i vestiti, li riduco ad un' enorme palla, e li getto con violenza da grandi distanze. Che godimento. Sono bravissima, con il passare degli anni e l'allenamento sto affinando la tecnica, potenziando il lancio. Riesco a coprire spazi enormi. Dribblare ostacoli. Centrare porte anguste. Non so veramente come mai, ma il Pelliccia disapprova, e mi tormenta affinchè recuperi l'esplosione di vestiti e li ripieghi accuratamente nell'armadio. Avendo cura di non sbattere le ante ovviamente. Che se no si rigano. Ah beh.
Io mi giustifico, comunque: ma pensa che palle, Pelliccia mio, se non ci fossi io con il mio disordine a portare scompiglio in questa casa. Pensa a quanto sarebbe noiosa, la tua vita, se fossi una di quelle donne che ti fa usare le pattine per non sporcare il pavimento lavato di fresco. Pensa quanto sarebbe tutto piatto e banale. Ordinato, forse, questo sì. Ma drammaticamente, incredibilmente, diligentemente noioso.
lunedì 16 dicembre 2013
STARE INSIEME IS FOR DUMMIES
Nonostante sia un tipo introspettivo (AAAAAAAHAHAHA!) io da sola non ho vissuto mai.
Mentre voi facevate gli studenti fuori sede, andavate in erasmus, organizzavate viaggi in InterRail, io ero a casa con Madre, nel mio pigiama e con la tazza di te in mano, a preparare esami, gigioneggiare, rintronarmi di serie tv in streaming e altre amenità.
Dopodichè fu Il Pelliccia, e insieme costruimmo il nostro nuovo nido. Si può dire che sia passata direttamente dalle braccia amorevoli di Madre a quelle, più pelose ma altrettanto piene d'amore, del Pelliccia. La morale è che certe cose non le ho imparate mai. I grandi misteri del vivere da soli, che ora vorrei mi svelaste voi, nuclei familiari monopersonici.
Soprassedendo ai quesiti generici del tipo: come vi nutrite (leggi: veramente avete le forze di cucinarvi due volte al giorno? Quanto spendete realmente in pizza e kebab take away? Quanto in scatolette di tonno?) oppure: come mantenete pulita la vostra casa (leggi: come riuscite con le vostre sole forze a non raggiungere lo stadio della lotta nel fango in bagno? Davvero voi donne single buttate da sole la spazzatura? E quando vi si brucia una lampadina, chiamate il vicino?), vorrei concentrarmi su piccoli problemi quotidiani per cui quattro mani sono non preferibili, bensì indispensabili. Ecco alcuni esempi:
- La stenditura delle lenzuola: ci ho provato da sola ma no. No. Non ce la faccio senza farle strusciare sul pavimento (che, vedi punto sopra, spesso non è esattamente uno specchio). Mi dispiace, ma io non ci credo che il lenzuolo matrimoniale sia stendibile in solitaria. E' difficilissimo. E se voi conoscete il trucco ditemelo e mi renderete una donna indipendente.
- L'allacciatura del braccialetto. Devo farci caso, secondo me le donne single non li mettono, i braccialetti. Io ci provo, ogni tanto, per puro spirito scientifico, e generalmente la risolvo in due step: 1. le bestemmie; 2. l'intervento del Pelliccia. Forse le donne single mettono solo i bracciali con l'elastico. Non lo so.
- Anche, mettersi quelle camicette con il bottoncino dietro sul collo (capito quali? Piccolo bottone, piccola asola). Boh, io ne sudo sette per metterne una, di quelle camicie. O sono io, o c'è davvero bisogno di un altro paio di mani. E anche così in alcuni casi è difficile.
- Con orgoglio non annovero in questo elenco lo spalmarsi la pomata sulla schiena, perchè sarò anche un pezzo di legno per il resto, ma in quanto a braccia sono supersnodabile e arrivo dappertutto. Però simpatizzo con le single con le braccia corte. Dev'essere dura.
- La birra da 66 cl. Che magari ti mangi una pizza il sabato sera e ti vien voglia di un bicchiere di birra. Allora se sei in due la finisci. Se sei uno anche, magari, ma se no ti rimane lì e si sgasa. Son problemi. E vi vedo, lì ad ironizzare, ma non c'è niente da ridere, perchè se sei single devi fare la
- Spesa da single. E non è come dirla, perchè intanto le monoporzioni (e le birre da 33) costano un botto, e considerato che affitto e bollette te le devi smazzare da solo, non lo so come fate a fare quadrare i conti alla fine del mese. Ma poi per certe cose le monoporzioni nemmeno esistono. Non so, un single che vuole mangiare del sedano. Al Carrefour ti vendono dei cespi che son foreste. Le cipolle rosse di Tropea sono grandi come un pugno e te le danno a otto a otto. Hai voglia a fare soffritti, single mio.
A tutto ciò aggiungo che, se fossi da sola, sarei assolutamente inabile ad occuparmi di pagamentibollettefornitureallacciamentibollidell'autotagliandipasspermessipolizzescadenzecontabilitàvaria.
Amici, essere single è hardcore. Stare insieme is for dummies.
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