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giovedì 24 settembre 2015

SI FA PRESTO A DIRE SHOPPING

Parlare della Milano Fashion Week durante la Milano Fashion Week è così mainstream che ormai non lo fa più nessuno, apparte IoDonna e MarieClaire. E vivaddio, perché se c'è un periodo dell'anno in cui sentirti la grande esclusa, è proprio questo: niente party. Niente sfilate. Manco un pulcioso fotografo di street style che ti si fila (ehy Scott Schuman, dico a te se mi leggi!). Per fortuna che ieri sera hanno passato KungFu Panda alla tv, sennò sai la noia.
Pertanto non proferiremo verbo sulla questione - tranne che per dire che la Chiaretta Ferragni per il momento sta azzeccando tutti i look, alla faccia di chi le vuole male - ma parleremo piuttosto di altro,  argomenti caldi che necessitano una più approfondita dissertazione, ad esempio:
che alternativa trovare a questa riga in mezzo che ha stufato e che ho scoperto dopo due anni che mi sta male perché ho la fronte bassa?
è forse giunta l'ora di prendere in considerazione una seconda sfilza di sedute per la depilazione laser e disboscare definitivamente le gambe?
cosa regalarmi per celebrare i trent'anni che si avvicinano? 

Ma anche: perché è così difficile fare lo shopping per i bambini?

Stasera andiamo a cena a casa dell'ultimo nato dell'ormai nutrita schiera di nipotini e nipotine acquisiti: un bel batuffolino cicciottoso col naso a patata che si chiama come la più ganza della Tartarughe Ninja. C'è di che festeggiare, e festa significa regalo, sennò si sarebbe chiamata pizzata e pace all'anima. Inoltre, il galateo non scritto dei bambini vuole che non ci si dimentichi che il festeggiato in questione ha sorelline/fratellini più grandi, oltretutto reduci da forte shock emotivo, che necessitano pertanto di un premio di consolazione. Per espletare questi miei doveri morali, oggi sono andata in missione baby shopping. Trattasi di una di quelle attività, insieme ai matrimoni, per cui generalmente mi si attribuisce uno stratificato know-how, per il semplice fatto che mi ritrovo spesso ad averci a che fare. Errore. Così come ai matrimoni non so mai cosa mettermi né quali sono le frasi di augurio adatte da sussurrare all'orecchio della sposa, lo shopping per bambini mi catapulta in una realtà parallela in cui le misure vengono espresse in centimetri e i giochi hanno sempre parti piccole che potrebbero essere ingerite o aspirate (crisidansia: ma perché ce le devono mettere, queste parti, non possono creare giochi da un unico blocco di plastica?).
Certo, qualche nozione di base ce l'ho. Ad esempio so che, mentre la PeppaPig divide genitori e bambini (e io sto coi genitori, perché questa storia delle famiglie monorazziali deve proprio finire), mentre invece Masha e l'Orso mette d'accordo un po' tutti (tranne Il Pelliccia, che familiarizza con l'Orso e ci sta male). Ma al di là di questo, brancolo nella nebbia per terreni sconosciuti.

Trovandomi già per caso in zona Duomo per via dei miei illeciti traffici su Depop (devo farci un post, in effetti...), ho optato per la mecca degli undercinquenni, ovvero il Disney Store: dove, se non lì, puoi sperare di cavartela con i regali per un bambino? Eppure, anche lì, i livelli di difficoltà non sono mica così semplici:

- livello di difficoltà n.1: decifrare le taglie. Da Disney sono già un passo avanti, oltre la presunta lunghezza dell'infante, ti indicano direttamente sulla gruccetta la corrispondenza in mesi, a partire dal newborn (delle cosette piccine picciò che ciao) fino a boh, i dodici anni credo, evitandoti l'imbarazzo di girare col metro Ikea in tasca per prendere le misure ai figli delle tue amiche. Solo che io, dopo aver collezionato decine di mamme che, riferendosi al proprio pargolo, declamano: "Questo piccolino è nato l'altro ieri epperò gli devo già mettere le tutine dei sei mesi" non mi fido. Inoltre le taglie vengono espresse in multipli di tre: 0-3 mesi oppure 3-6? Aiuto, ma la via di mezzo? Come crescono sti bambini, alla SuperMario quando mangia i funghetti? Il logaritmo diventa più complicato in quanto si ha a che fare con creature che si allungano alla velocità della luce, perciò c'è sempre il dubbio: glielo prendo giusto giusto che se lo mette adesso, oppure sto abbondante sui 3-6 mesi che mi levo dall'impiccio? E se sto abbondante, fammi calcolare in che mese saremo da qui a 3-6, mica che gli compro il piumino che gli va bene ad Agosto e lo mando in infradito ad aprire i regali sotto l'albero.

- livello di difficoltà n.2 : con cosa giocano i bambini? Se c'è una cosa pacifica, è che le cose che andavano di brutto quando ero piccola io, cioè le Barbie, il Mio MiniPony e il Banco Scuola, non tirano più come una volta. Che poi mi chiedo con quale entusiasmo a me e alla Sgnappa piacesse giocare con il Banco Scuola, vista la costellazione di innumerevoli banchi che ci avrebbe aspettato distribuita uniformemente per i futuri vent'anni della nostra vita. Eppure ci giocavamo di brutto: io, in quanto Sorella Maggiore, avevo il diritto insindacabile di coprire il ruolo della maestra, schiavizzando la Sgnappa a fare finti compiti che se non finiva, lavativa, la spedivano diretta a scontare la punizione. Ora che ci penso, forse mi ci divertivo solo io.
Comunque, per il benessere di tutte le sorelle e i fratelli minori costretti a subire angherie e nonnismo, questi sono giochi che non vanno più di moda: al Disney Store ho visto set di personaggi sconosciuti in plastilina, giochi radiocomandati e peluche di principesse ciccione. Ma che è sta moda delle principesse ciccione? Ok che la Barbie era forse un pelino troppo figa, ma non siamo un po' giovani per questo bagno di crudo realismo? 

- livello di difficoltà n. 3: come evitare un regalo da perdente. Che poi in ogni caso il vero problema è: ok ma quali sono le principesse fighe e quali quelle sfigate? Per esempio, da piccola mai e poi mai avrei voluto che mi regalassero una Biancaneve (orrore! Una principessa coi capelli corti!) o quella cessa di Pocahontas che finiva sola e mesta, mentre ovviamente avrei gioiosamente gradito le fighe di Belle e di Aurora che si sparavano il ballo finale con un vestito degno del Mio Grosso Grasso Matrimonio Gipsy! Ci sono sempre i personaggi di serie B, e tendenzialmente li riconosci perché  gli scaffali a loro dedicati sono sempre i più pieni. Però sarebbe carino se il personale, adeguatamente istruito, ti desse suggerimenti pratici del tipo: "La bambina ha otto anni? Naaaaa Violetta è superata ormai, adesso va di moda Descendants che, tu non lo sapevi, me è tipo l'Once Upon A Time dei prepuberi, e guarda, questo è il personaggio figo e tal'altro lo sfigato..." e così via, guidandoti in un a scelta più consapevole.
Non potendo usufruire di questo illuminato servizio, ho dovuto fare da me e ho scelto:
per lui, una tutina di Topolino non troppo azzurra (che mi fa sempre tristezza) e senza quei piedini e manine incorporati (che mi fanno sempre camicia di forza), un po' abbondante, con le maniche lunghe e in felpa, per il prossimo Dicembre dovremmo esserci. E due bavaglini abbinati che secondo me di quelli le mamme non ne hanno mai troppi.
per lei, mi sarebbe piaciuto buttarmi su qualcosa di Inside Out che mi piace troppo, ma a parte il dubbio (e se non l'ha ancora visto? Se non le piace?), tutte le bambole di Gioia erano finite (ma dai?) e io non volevo comprare né Tristezza né Disgusto (e Rabbia mi fa un po' paura) e soprattutto, non c'erano altri giochi se non penne e gomme colorate. E astucci. Ma io dico. Alla faccia del Banco Scuola! Così alla fine mi sono buttata su quell'ancora di salvezza che è Frozen, perché Olaf piace sempre a tutti a prescindere da età, sesso e religione. Mentre facevo la fila per la cassa però mi è caduto l'occhio su certe cover per l'IPhone, e ripensandoci devo dire che per soli quindici euro e novanta, anche se è rimasto solo Rabbia...


domenica 28 settembre 2014

DI SELFIE E DI DISAGI

I selfie piacciono a tutti tutti tutti, e quelli che dicono di no è perché sono cessi e nei selfie escono male.

Intanto, chiariamo subito le cose: si dice IL selfie e non LA selfie, e non l'ho deciso io, l'ha detto wikipedia. Vuoi metterti a contraddire wikipedia? Io non credo.

Comunque dicevamo, a tutti piacciono i selfie, poi c'è chi è nato fortunato e viene sempre bene, e chi purtroppo deve spararsi quaranta scatti di fila e perdere l'ultima metro prima dello sciopero per tirarne fuori uno che, una volta messi diciotto filtri vintage, abbassata la luminosità, aumentate le ombre e soprattutto inserito il tilt-shift, possa essere vagamente pubblicabile.
Io, da nasona aspirante bidimensionale, sono tra queste folte schiere. Vi svelo un segreto, riconoscete una nasona dai selfie che pubblica, sono tutti così:

Mozzatele la teeeeeeesta!

O così:

Telefono davanti al naso, il trucco più vecchio del mondo.
Quando cominciano a nascondersi dietro ai gatti, o abbiamo un grosso problema di autostima, o il livello di cessezza è veramente senza ritorno.

Comunque il problema della disparità selfica si palesa in tutta la sua discriminante crudeltà quando una nasona (o una dentona, una brufolona, insomma, una selfie-repellente) è invitata ad un evento con un certo grado di spessore sociale. Tipo un aperitivo, un compleanno, una festa di Natale. Eventi che notoriamente stimolano ad una grossa produzione di selfie selvaggio da parte delle selfie-compiaciute, ovvero le amiche fighe delle selfie-repellente. Che lì ragazzi l'amicizia non c'entra, non è che lo fanno per cattiveria. E' che tu rovini il selfie. Lo abbiamo imparato alle medie che a stare con le amiche carine si sembra più carine tutte, e ad accompagnarsi alle cesse agli occhi dell'universo maschio ci si incessisce. Teorema applicabile anche ai selfie, nonostante il target di riferimento con gli anni sia cambiato, e ce ne si sbatte di piacere ai maschietti, quello che interessa a noi è il like delle donne, specialmente delle donne fighe.

Comunque, questo post è di disagio e parla dell'infinità desolazione del sentirsi escluse dall'universo selfie. Io vi comprendo, però poverina. Il mese scorso, quando mi sono licenziata, i miei (ormai ex) colleghi hanno organizzato una festa d'addio alle Fonderie Milanesi. Posto figo. Una festa d'addio PER ME. Con tanto di dress code tutti in black and white che era una figata. Con la torta personalizzata alla Buddy Valastro ma molto più buona fatta dalle mani d'oro della mia ex collega Momi (che già che ci siamo ne approfitto e vi spammo la pagina Facebook, è bravissima, se avete da festeggiare e volete qualcosa di bello e anche buono andate qui). Insomma una figata. Beh io non ci sono neanche in una foto. Alla MIA festa. Con ottomila foto della serata sparse su ottomila social network, io, come se non fossi mai stata invitata. Ed era la mia festa! Non è una storia triste? 

L'unica che mi capisce davvero su quest tema è la mia amica Yangwawa, con cui condivido una desolante sorte di naso. Lei in realtà è uno di quei casi ancora più disperati che non sono letteralmente in grado di produrre un selfie uno che non sia sfuocato. E infatti noi ci avevamo anche provato a produrre una testimonianza della nostra partecipazione, alla festa. Ma è venuta sfuocata, non si vede un cazzo! E allora crepa (crèpa, alla milanese capito?). Mentre gli altri si flashano di selfie cosa facciamo noi, le grandi assenti? Limoniamo coi nostri compagni? Ovviamente no, invece beviamo e ci imbuzziamo di torta. Che se ci pensi forse quella delle nostre amiche veramente non è cattiveria;  viste le condizioni, mi verrebbe piuttosto da chiamarla pietà.

giovedì 18 settembre 2014

#DUE CUORI/LA SCOPPIATISSIMA JO

Oggi voglio raccontarvi della mia amica, La Scoppiatissima Jo.

La Scoppiatissima Jo ed io siamo amiche dalla prima elementare, o forse da prima, ma credo di no. O forse sì. O forse no. Di sicuro, se fosse lei in questo momento quella da questa parte della tastiera, saprebbe elencarvi con precisione millimetrica anno solare, mese giorno ora e minuto del nostro primo incontro, risalente all'era in cui l'età si scriveva con una sola cifra, se sapevi scriverla. Questo perché, nonostante La Scoppiatissima Jo sia largamente nota per la sua sbadataggine leggendaria, ha una memoria acuminata per le questioni affettive, al contrario della sottoscritta, che si dimentica di festeggiare il proprio anniversario. Ok.

Quando eravamo piccole, a me e alla Scoppiatissima Jo piaceva giocare con le barbie, le canzoni di Fiorello e fare del piccolo teatro d'avanguardia, in cui generalmente madri e sorelle venivano coinvolte per recitare parti minori, come fu Mrs Brick nella toccante tragedia in tre atti "La Bella e La Bestia".
Poiché La Scoppiatissima Jo ed io siamo sempre state molto diverse, la divisione dei ruoli principali avveniva senza scontri né frustranti compromessi: lei, molto dolce, faceva la principessa, io, dotata di folto crine di cui qualche post addietro, ero perfettamente a mio agio nell'interpretare Bestie, Re Leoni e finanche Gobbi di Notre-Dame. Credo che alla base della nostra longeva amicizia ci sia proprio questa nostra incompatibilità caratteriale, perché litigarsi il vestito di Barbie Usignolo quando si hanno sette anni può compromettere anche l'affinità elettiva più elevata.

Alle scuole medie alla Scoppiatissima Jo e a me sono andate a noia le barbie e son venuti a genio i maschietti. Sull'argomento ci trovava perfettamente concordi il fatto che il mondo fosse un mare pieno di pesci da appendere all'amo, rimanevamo però schierate su fronti opposti per quanto riguardava il potenziale attrattivo delle nostre prede: a me piacevano più grandi, tabagisti, col motorino e con scatole craniche tanto desertiche da ispirare un sequel a Buzzati; a lei, viso d'angelo e amor cortese. Così mentre io zompettavo da una parte all'altra come in un negozio di caramelle, cambiando idea ogni paio di settimane, lei si struggeva dietro amori lunghi come un'edizione di San Remo quando a condurre è Pippo Baudo.
Dalle nostre dis-avventure amorose, da cui nove su dieci si usciva col cuore spezzato e una discreta dose di disillusione in più, nascevano chilometrici diari a quattro mani, che erano la versione antidiluviana di Blogger, solo, aggiornati molto più di frequente. Erano di fatto diari monotematici, in cui a vicenda ci tamburavamo la uallera sulle nostre pene d'amore insormontabili insopportabili e insopprimibili, con qualche raro fuori tema sul genere quella-lì-è-una-troia-mi-sta-sul-cazzo, e abbondante condimento di sogni sul nostro futuro. Io da grande volevo fare: l'attrice-la scrittrice-l'interprete-la scienziata-il Premio Nobel (di professione). Lei voleva fare: la stilista-la pasticcera-la designer-la pittrice-la cuoca. Indovinate cosa faccio io? Indovinate cosa fa lei? Sì, vabbè.

Poi sono stati gli anni pazzi del liceo, in cui io facevo la punk sfigata e lei si vestiva da hippie. Sono stati gli anni dei concerti, delle feste alcoliche, dei fidanzati gelosi (i miei) e stronzi (i suoi), degli amori della vita. E siamo cresciute, e siamo sempre più diverse. Io razionale, concreta, efficiente. Lei romantica, astratta, sognatrice. Tutte e due alla ricerca di un modo attraverso cui esprimerci, tutte e due in attesa di un pubblico, un gesto, un riconoscimento.

E mentre io mi laureavo in una cosa, poi andavo a farne un'altra, poi mi fidanzavo, poi convivevo, mi trasferivo e compravo portafrutta e cesti per la biancheria, e mi dimenticavo un po' che cosa mi piaceva fare, e mi sforzavo di non tradire i miei sogni da bambina (anche se sul Premio Nobel ho, come dire. Mollato il colpo), lei i suoi sogni se li portava appresso, come un fagottino sulla spalla, e li nutriva, e diventava più grande e più brava. 

Nell'Anno del Signore 2014 non è molto facile avere dei sogni da far crescere. Perché non sono in molti quelli disposti a darti una mano e a remare con te. Se vuoi fare qualcosa di bello, di TUO, beh, ti devi rimboccare le maniche e arrangiarti. E La Scoppiatissima Jo, da scoppiata qual è, si è guardata in faccia con se stessa e ha detto: so fare alcune cose e le so fare bene. Perciò vaffanculo a tutti, vaffanculo alla crisi, al lavoro che non c'è, vaffanculo ai paraculismi, alle pari opportunità, alle lauree che non pagano, ai contratti a casaccio, ai datori di lavoro in ansia, ai colleghi incontinenti, alle quote di iscrizione, agli esami che non finiscono mai. E vaffanculo anche a Monti che, non so perché, ma è un vaffanculo che non perde mai d'attualità. Insomma, fanculo a tutti. Il mio campo provo ad ararmelo da me. 

E ne è venuto fuori questo:


La Scoppiatissima Jo, con la sua manina magica. La Scoppiatissima Jo, quella che mi disegnava a mano i biglietti d'auguri, quella che alle lezioni di educazione artistica prendeva sempre ottimo, quella che si dipinge le pareti di camera sua e ci disegna alberi, soffioni e fiori. Lei ha creato questo progetto dal nulla di uno spazio vuoto, come su un foglio bianco ci ha disegnato sopra i suoi sogni per vedere se si rispecchiano nei sogni degli altri.

Io non mi ci raccapezzo molto coi matrimoni, lo sapete, ma secondo me questa è una cosa bella. Però è fragile, come un bimbo, e l'augurio che posso fare io alla Scoppiatissima Jo e al suo Hashtag è quello di crescere. Di diventare belli e forti, di colorare spazi sempre più grandi, con gli acquarelli di tutto l'amore che c'è. 

La Scoppiatissima Jo crede nell'amore, e chi crede nell'amore, secondo me, merita una chance.

P.S. Se anche non vi sposate, un giro sul sito fatelo. Davvero. Magari in uno di quei momenti neri in cui non ne potete più e, fidatevi, avete bisogno di vedere qualcosa di bello.
E se quello che vedete vi piace, andate qui a dirglielo.


venerdì 27 giugno 2014

PENSARCI...

Mi sto chiedendo cosa dovrei farmene di questo blog.

Dieci mesi fa mi era sembrato che raccontare le mie otto amiche qua sopra fosse un'idea geniale. E lo penso ancora in realtà. Ma è palese che qualcosa non ha funzionato. Non so se è colpa mia, che forse riesco meglio a parlare di me, anche se mi vergogno, che mi sono appropriata di questo spazio arredandolo come mi piace, che non sono riuscita a farle appassionare al mio nuovo piccolo gioco. Forse la verità è che io le ho utilizzate come scusa, perchè avevo voglia di scrivere, ma non avevo il coraggio di farlo da sola, e allora mi sono nascosta dietro di loro, le Funny Girls. 

Fatto sta che questo blog non sta crescendo come mi ero immaginata quando era in embrione. Come una Teen Mom, lo sto facendo crescere da sola, e non lo so proprio come stia venendo su. Non so ancora come voglio che venga su. So solo che, come in un blanket fort, io mi ci trovo bene, e lo sto riempiendo delle mie provviste, dei miei libri, dei miei vestiti, dei miei cuscini e dei gatti: il mondo è pericoloso, là fuori e io qui mi sento bene. Non voglio uscire. Vorrei solo capire che cosa me ne devo fare.


lunedì 10 marzo 2014

ISTERISMI, PAGLIACCIATE E CARNEVALE

Anche quest'anno l'8 Marzo è arrivato e se ne è andato, con i suoi auguri da stracciarsi le vesti, i link su Facebook con le mimose e ottantadue tag e le recriminazioni sulle vacche represse che aspettano solo l'otto di marzo per uscire con il gregge di amiche vacche represse a fare le vacche con gli spogliarellisti. E ve lo devo dire, a me l'otto marzo è sempre stato sui coglioni, ma il motivo per cui lo odio di più è proprio questa sarabanda da moralisti della TL che inneggiano alle DONNE VERE, quelle che sono da festeggiare TUTTI I GIORNI, quelle che l'otto di marzo stanno a casa a fare la calzetta, mica quelle troie delle vacche represse che vanno ad ubriacarsi vestite di paillettes. Che palle. Io mi chiedo se è proprio necessario tutti gli anni. Mi chiedo cosa abbiamo mai fatto di male noi donne per doverci sottoporre tutti i santissimi anni che il signore manda in terra a questo sbrecciamento di coglioni. Non lo so.
Ma su con la vita ragazze, quest'anno la Giornata Internazionale della Donna è stata un po' più facile per noi perché c'era ben altra celebrazione ad occupare le nostre menti, ovvero il Carnevale.
A chi non piace il Carnevale, ci avete dei problemi. Chi non ama il Carnevale è perché ha il culo pesante, punto. Siete pesantipesantipesanti. A me piace un botto. Soprattutto mi piace il lato becero del Carnevale, quello del costume home made, quello dell'idiozia consistente, quello che fa ridere. Non mi piace il Carnevale sexy a tutti i costi, e neanche quello volgare. Ci sono delle cose che a Carnevale non valgono, sono i GRANDI NO del Carnevale: 
non valgono le cornina da diavolo riciclate da Halloween. YOU ARE DISMISSED.
non vale il mono-accessorio: solo la parrucca, solo il cappello, solo il naso da pagliaccio. Non sono costumi. NEXT.
non valgono le scuse. Sono vestito da me stesso la domenica è una stronzata. PER TE MISS ITALIA FINISCE.

Io, Maya e Effe ci siamo date al Becero, ovviamente, con dell'altra gente. Per far del Becero fatto bene bisogna:
  1. scegliere il posto. Che sia abbastanza becero da ospitare gente vestita da sub, da banana o da lattina dell'Ichnusa, perché non c'è assolutamente niente di peggio al mondo che trovarsi travestiti da dementi in un posto in cui tutti gli altri sono in borghese. 
  2. scegliere il tema. Perché è dagli anni del bullismo adolescenziale che sappiamo che l'insieme fa la forza e che in gruppo si riesce a tirar fuori molta più imbecillità che da soli (una banana dopotutto è sempre una banana, ma cinque banane sono un concentrato mortale di potassio, e levatevi tutti).
  3. farsi il costume. Perché se te lo fai da sola è più bello: cominci a ridere già da prima, quando ti scambi le foto dei tuoi orrori con le amiche su Whatsapp.
Le Funnies hanno fatto tutto con saggio criterio:
  1. hanno scelto il posto, ovvero l'Alcatraz. E che nessuno dica niente, perché l'Alcatraz è come le All Star: andavano bene a quindici anni e te le metti volentieri ancora adesso, quando capita. E' l'unico posto in tutta Milano dove mettono ancora Aca' Toro e i Meganoidi. E ho detto tutto.
  2. hanno scelto il tema, non senza difficoltà, passando dalle principesse Disney (troppo sbatti) agli animali dello zoo (troppo pirla) per approdare su un evergreen: le cheerleaders. Perché i pon pon ti risolvono l'antico problema del dove mettere le mani, queste appendici inutili e deturpanti, mentre balli. Col pon pon le sistemi: stanno in alto. Stanno in alto e sgigottano, tutta sera, finché non ti vengono i crampi, ma allora è quasi ora di andare a casa.
  3. si sono fatte il costume. Cioè, quasi. Mi piacerebbe molto dire che le mie serate spese al corso di taglio e cucito hanno dato i loro frutti ma purtroppo la triste realtà è che la gonna ce la siamo dovuta comprare. Ma per le magliette, quella è tutta un'altra storia:
La prodezza.
La sera dell'evento si torna dal lavoro con tanti buoni propositi sul trucco e parrucco. Poi su RealTime c'è Incidenti di Bellezza e una tizia con due tette a orecchie di cocker, e allora si tira avanti di "ancora cinque minuti", si rischia l'abbiocco, in un attimo è mezzanotte e sì, stiamo arrivando. Ma prima di uscire di casa c'è una cosa che è d'obbligo e imprescindibile: 

La condivisione del selfie selvaggio.
E alla fine siamo uscite carine, dai:

C'avevamo anche i giocatori.
C'avevamo anche lo striscione.
Ebbene sì, c'avevamo anche le coreografie.
(A quanto pare avevamo tutto tranne che una macchina fotografica con un flash, ma vabbè).

Abbiamo incontrato i nostri avatar dieci anni fa (che carine!).
E abbiamo avuto momenti esilaranti. Momenti di roboante successo perché ragazzi, i pon pon funzionano. Fanno aggregazione. Disinibiscono, passi urlando per tutta la sala e la gente fa il trenino, giuro. 
Tutto ciò finché Maya, nell'impeto del cheerleading aggressivo, non lancia in aria il suo pon pon tentacolare e lo fa atterrare in faccia a uno che aveva gli occhiali.
 Dieci minuti dopo ci siamo accorte che gli occhiali erano nel pon pon.
 Fine della serata.













mercoledì 5 febbraio 2014

HAPPY NEW YEAR 2.0: L'ANNO DEL CAVALLO

Se eravamo appena usciti dalla depressione di inizio anno, ci hanno pensato i Cinesi a ributtarci giù, che con tempismo perfetto sfalsano il loro capodanno di un mese esatto rispetto al nostro, costringendoci a un nuovo faccia a faccia con la dura realtà. Come lo si affronta? Festeggiandoci su.

Quest'anno io e Il Pelliccia il capodanno cinese non ce lo volevamo proprio perdere, e così ci siamo fiondati in Paolo Sarpi venerdì sera pronti a prendere la ciocca. "Ma non c'è un cazzo!" ci lamentiamo con la cameriera del ristorante. "Eh no, noi festeggiato ieli", ci risponde. Ah. Vabbè. "Pelò c'è ancola festa domenica pomeliggio", ci consola. Ah sì? Dai, figo, almeno abbiamo la scusa per non marcire una giornata intera sul divano.

Così domenica scorsa io e Il Pelliccia ci siamo incontrati con Yangwawa in Paolo Sarpi per vedere la Parata dei Draghi e dei Leoni e festeggiare degnamente l'avvento dell'Anno del Cavallo, che, pare, dovrebbe essere un anno buono, perciò godetevelo, che l'anno prossimo sarà quello della Capra, e Yangwawa mi ha detto che nell'anno della Capra non si devono fare figli perché nascono sfortunati. Insomma, fatevi i vostri conti.

Intanto, ci sono delle cose da sapere, prima di festeggiare a caso. Cose importantissime, la prima delle quali è che il primo giorno dell'anno non ci si può lavare i capelli. Questo perché pare che in cinese il carattere per "capelli" abbia a che vedere con il carattere per "arricchirsi" (boh?), e non sia mai che con una spruzzata di Pantene ci si lavi via la fortuna di un anno.
La seconda è che il capodanno cinese è anche detto "Festa di primavera". Sarà, forse in Cina, qui faceva freddo e (ma dai?) pioveva.

La parata era figa. Io l'ho vista la sera, in realtà, dalle foto che ha scattato Il Pelliccia sopra le teste, perché c'era più gente che al concerto degli One Direction. Incidenza cinese: uno ogni sei milioni di italiani, compresi quelli che smanettavano il drago, ma vabbè. 

Questo è quello che vi siete persi:



Draghi e Leoni, giustamente. E devo dire che i leoni erano particolarmente ganzi.



Signorine cinesi in abiti tradizionali rossi perché, mi dicono, il rosso porta fortuna e soprattutto aiuta a scacciare i demoni malevoli che pare si aggirino tra noi nei giorni di transizione tra l'Anno del Serpente e quello del Cavallo (paura eh?)

Ma soprattutto...




Cani in piena crisi di identità. Sarò un cane? Sarò un leone?

Ovviamente, non è Sarpi se non si fanno degli acquisti ad minchiam perciò Yangwawa ed io ci abbiamo dato dentro con le boiate: prima tappa, Oriental Mall, la nuova mecca. Yangwawa fa scorta di merendine e datteri, sia mai che scoppi una guerra:



Qui Yangwawa mi inizia alla nuova dipendenza 2014, ovvero il Bubble Tea. Una roba che in cinese ha un nome impronunciabile epperò è buonisssssssima:


Praticamente the con latte, ha dentro delle pallottoline nere gommose la cui origine rimane fumosa, data la dettagliata spiegazione di Yangwawa (mah... non so... sono tipo delle erbe... pressate... ci fanno i dolci anche... se ne mangi tante sanno un pochino di liquirizia). La cosa figa è che ti mettono questo mega-cannuccione nel bicchiere, così mentre sorseggi puoi tirar su le palline gommose e mangiarle insieme al the!


Una Yangwawa felice del suo Bubble tea.

Yangwawa ed io concludiamo in bellezza il nostro shopping demente nel luogo della perdizione per eccellenza, tipo che Il Pelliccia si è fatto il segno della croce quando ci ha viste entrare: i negozi di cover. In Sarpi non puoi entrare in uno di questi posti e non comprarti una cover per l'Iphone, anche se non ce l'hai. Ci sono tipo centordici fantastilioni di cover per qualunque cosa, pareti intere sommerse di cover, che di solito hanno i brillantini.  O sono a forma di marshmallow. Io ne ho una con lo specchietto incorporato. E' il regno del trash formato cover. Ma Yangwawa ed io domenica scorsa avevamo una missione ben precisa: trovare e acquistare i pirulini che si mettono nel buco degli auricolari, sì, dai, quei così che non servono a niente ma che infili lì di bellezza. Non so come, ma dopo due/tre tentativi ci hanno capite ed ecco i nostri regali di inizio anno:


Sono estremamente soddisfatta della fragolina, anche se devo dire che la sezione trasversale di kiwi a cui ho dovuto rinunciare un po' mi pesa ancora adesso sulla coscienza...

E insomma, mi sento di affermare che l'Anno del Cavallo è iniziato sotto i migliori auspici. Per precauzione mi sono letta l'oroscopo, comunque, e a parte la scioccante scoperta di essere nata sotto il segno del Bufalo (no ma dico, ma con tutti gli animali che c'erano sulla dannata arca, il bufalo?) ho capito cheeeeee... niente. Anche quest'anno, mi sa, una bella fava, a meno che non si abbiano "dei colleghi o dei familiari con i quali avevate buttato giù l’idea di una piccola società" e allora " questo è proprio il momento giusto per iniziare a concretizzare il progetto" (non sono io) o a meno che uno non sia single, e allora "tutta festa per voi". E vabbè. Se volete deprimervi anche voi, questo è il link per l'oroscopo, e se quello per l'Anno del Cavallo non vi soddisfa abbastanza, preoccupatevi, perché l'anno prossimo se non ve lo ricordate è l'Anno della Capra. Sciagura a voi.

lunedì 6 gennaio 2014

I NEW YEARS EVE AWARDS DELLA GIANNI

Non vi parlerò dei saldi, non oggi. Oggi voglio solo dimenticare. Perciò mi trastullerò parlando ancora delle belle feste passate e finite anche a sto giro così in fretta, ed in particolare del Capodanno. Cosa avete fatto voi a Capodanno? Siete andati in montagna? All'estero? Alle terme? 
Le Funny Girls si sono sparse in giro: hanno fatto Capodanni variegati e in località diverse, hanno brindato, si sono divertite e poi hanno pubblicato le loro foto. Così io adesso vi posso proporre il revival di un Capodanno itinerante tra le funny feste di San Silvestro, partendo dalla mia che si è svolta qui e dopo qui. I must della serata: baffi a manubrio e sdoganamento del nuovo ballo-tormentone 2014, il ballo di Spongebob, di cui Il Pelliccia è perfetto esecutore:



E parlando di primati, le Funny Girls si sono ovviamente fatte notare alle svariate feste molto esclusive e chic a cui hanno partecipato. Io ho deciso di raccontarvele in classifica (del tutto arbitraria, ovviamente, secondo l'insindacabile giudizio della Gianni che, si sa, come Giusi Ferrè è severa ma giusta):

Il premio miglior look della serata, vinto anche grazie all'incredibile numero di selfie postato sui social network a me graditi, va a Blondie, che dei pantaloni di pizzo così, solo lei e nessun altro al mondo credo:


Chiara Ferragni, provaci tu, se ci riesci.

Francielle invece merita il premio miglior acconciatura anno 2014 con il raccolto che ha nobilitato la cara, bella e totalmente inutile fascetta per capelli, di cui prima non sapevo assolutamente che farmene, e invece adesso:

Taaaac!

Giusto per stare in tema tricotico, direi che il premio al merito per la capigliatura selvaggia va tassativamente a Blondie ed Effe, per il costante impegno profferito durante tutto lo scorso anno ad avere i capelli della Barbie Chioma Brillante che solo dio sa i litri di balsamo che dovrei far fuori per averli anche solo vagamente così:



Ancora Francielle, a parimerito con Janet, si aggiudica il premio per l'accessorio più cool della San Silvester night, ovvero la collana di Zara che avete già visto... dove?! Ma qui!!



Indovinate invece chi vince quest'anno l'oscar ai migliori effetti speciali? Ma certamente Bettie, con il trucco smokey eyes più aggressive della serata e il ditino puntato del tipo I want you babe:


Le tre pulcine vincono anche il premio simpatia per le tre boccucce più belle del 2014: le avete viste mandar baci a destra e a manca per tutto lo scorso anno, non potevano certo iniziare l'anno nuovo senza uno smack portafortuna:


Effe vince senza troppe difficoltà il premio minigonna 2014, ovvero la fascia del miglior stacco di coscia dell'anno:


Non mi sembra ci sia bisogno di spiegare le mie motivazioni.

Un fortuito scatto rubato mi permette di assegnare a Maya, insieme a Effe, il premio occhi di gatto 2014:


Con queste orecchiette siete proprio degli amori di micie!

E per finire vorrei anche assegnare un premio di consolazione. Il mio pensiero e la profonda partecipazione va agli invitati di Yangwawa, quest'anno, che hanno dovuto festeggiare l'avvento dell'anno nuovo a base di:

Magatello putrefatto O_o

Biscotti (?) al sapor di teglia abbrustolita.


Provaci ancora Yangwawa, che il 2014 ti porti tanta fortuna e possibilmente una buona rosticceria vicina a casa!


venerdì 27 dicembre 2013

MERRY CHRISTMAS, FUNNY GIRLS!

Ed eccoci di nuovo qui, reduci da capponi, torroni, panettoni, e altre cose che finiscono in oni. Perché effettivamente a Natale sulle tavole del parentado non c'è niente di piccolo. Né di sano. Né di scondito. 

Io e il Pelliccia veniamo fuori da una quarantott'ore no stop di cibo, una maratona che l'Ironman è una barzelletta a confronto,  tant'è che ieri, verso la mezzanotte, quando abbiamo alzato i culi per tornare finalmente verso casa ho dovuto riavvitare le ginocchia anchilosate per rimettermi in piedi.

Comunque, non è della doppietta Natale-Santo Stefano che volevo raccontarvi, ma piuttosto dell'antefatto. Del pre-Natale. Perché lo sapete tutti che Natale inizia intorno al diciotto-diciannove dicembre, quando per fare il fondo si organizzano aperitivi, cene aziendalI, merende natalizie con gli amici, in cui si mangia roba che fa acidità, si beve il Grandi Auguri e ci si scambia boiate improponibili impacchettate in carta regalo con le stelline rosse e oro. 
Ora, naturalmente le Funny Girls non potevano certo rinunciare ad organizzare uno Special-Funny-Xmas-aperitivo degno di questo nome. E allo scambio di regali annesso.

Il geniaccio di Francielle ha avuto la trovatona del Natale 2013, che, si sa, è il Natale della crisi, perciò bisogna ottimizzare sul regalo. Quindi facciamo il giocone, e invece di pensare a ottoregaliotto, uno per Funny più me, si è deciso di estrarre un nome a testa di modo che ognuna avesse una sola Funny a cui dedicare i suoi sforzi regalecci.

 Oggi come oggi, vorrei aver twittato la mia opinione espressa in quel bigio giorno di novembre in cui le Funny presero la decisione, così adesso potrei postarvelo e dire che "io già lo dissi, che quest'idea era una cazzata". Ma tant'è, non sono stata tanto lungimirante, perciò.

In teoria, le coppie sorteggiate sarebbero dovute rimanere segrete. In pratica, dopo due giorni io e Yangwawa eravamo già in possesso di tale cifratissimo codice:


Perché non son Funny se non buscettano, e di solito i segreti non tirano sera.

Comunque, arriva il giorno, ed Effe non può presenziare all'aperitivo. Io già tristissima e in ansia di non ricevere il mio regalo. E invece Effe lascia detto. Meno male, penso io sollevata, ci penseranno le mie amiche Funny al mio regalo. E infatti.

Ora, chiudete gli occhi e immaginate: nell'emisfero destro, visualizzate La Gianni, cioè me medesima. Nell'emisfero sinistro, immaginate l'armadietto di Effe, su cui ci sono appoggiati due sacchetti: uno tutto nero; l'altro rosa. Di Camomilla. Secondo voi quale dei due pacchetti celerà il mio regalo?? Perfetto. Seconda domanda: secondo voi, chi è stata l'unica persona al tavolo a rimanere senza regalo?? Ecco, appunto.

Ma andiamo con ordine: tutte le Funny, con il mio sacchetto di Camomilla rosa (lo ripeto), si trovano al Bar Martini di Corso Venezia, perché loro sono scikk. Peccato che di solito scikk fa rima con digiuno e si ritrovano in sette (che nel frattempo a Poppy è venuta la febbre) a dividersi una ciotola di noccioline. E vabbè.

Si chiacchiera un po', si bevucchia qualche Negroni un po' appassito, condito dalle solite due noccioline e finalmente... evviva, arriva il momento regali! Ce li distribuiamo e siamo tutte felici.

Maya si prende il mio regalo...

... poi consegna il suo a Janet.

Janet passa il pacchetto a Francielle...

Blondie riceve in consegna il regalo di Poppy...

... e porge il suo a Yangwawa...

... che a sua volta fa felice Bettie.

 Io non ci sto dentro. Non vedo l'ora di aprire il mio regalo. Che è il più grosso, tra l'altro! Che bello! Cosa ci sarà mai dentro? Le mie amiche mi dicono: "Gianni, aprilo prima tu, aprilo prima tu!" e io, tronfia come un tacchino il giorno del Ringraziamento, apro il mio pacchetto e ne viene fuori...

...
...
...

Un dispenser d'acqua di Hallo Kitty. Enorme. Lì per lì resto confusa, non capisco. E' per la Nina? Dove lo metto nel mio quattropiastrellelocale? Poi guardo Maya. Ha una faccia così: O_o. E allora capisco:

Non è il mio regalo. Ho aperto il regalo di qualcun'altro.

Gelo.

Consapevolezza improvvisa di essere l'unica in tutto il tavolo, probabilmente l'unica in tutta la sala, senza il suo regalo da scartare.

Sono tristissima, le noccioline fanno schifo e ordino un altro Negroni sciapo per affogare il dispiacere, ma gnente, sono troppo triste, la più triste di tutta la sala!! Ho quasi le lacrimucce che puntano. L'unica consolazione è rovinare la serata a tutte le altre Funny Girls passando le restanti due ore così:



PS Il regalo di Effe è arrivato il giorno dopo ed era anche figo, ma non vi dico cos'è. Ve lo farò vedere solo quando l'avrò riempito... Intanto, se volete, provate a indovinare!





domenica 8 dicembre 2013

MAYA&EFFE, DUE RAGAZZE CON LE PALLE

I sedici anni, si sa, sono stati un periodo difficile per tutti, e tutti ci portiamo dietro il fardello degli orrori adolescenziali a cui siamo stati sottoposti: i Dr Martens con gli scaldamuscoli, per esempio, il libretto delle giustificazioni, le camicie scozzesi (e hanno pure il coraggio di riproporcele!!), la fiera di Sinigallia il sabato pomeriggio, le dediche con l'evidenziatore sulla Smemo e altre brutture. Io, tra le altre, mi ricordo con sommo dispiacere i sabati sera col buco, ovvero quando ti preparavi tutta fighetta sperando che gli amici più grandi con la macchina decidessero di portarti al Celebrità, e invece finivi a pattinare sul ghiaccio oppure, peggio, al bowling.

Due palle al bowling.

Io continuo a chiedermi come e perchè. Come esistono posti come il bowling, e perchè mi ci portavano? Cosa c'è di divertente al bowling? I birilli? Boh.
Forse sono io, incapace di cogliere lo spirito ludico del giuoco, la bellezza delle luci al neon, il romanticismo della colonna sonora e la piacevole compagnia della fauna locale (in genere brutti ceffi minorenni con le sopracciglia rasate), perchè Maya e Effe non la pensano così. Tanto è vero che in un giovedì amarcord hanno deciso di rivivere i verdi anni della fanciullezza recuperando le scarpette dal chiodo.

Lo struggente potere avocativo di questa immagine di Effe, sola sulla pista davanti ai birilli.

 E parliamo di queste scarpette. Se dovessi scegliere il primo fra tutti i motivi per cui giocare a bowling fa schifo, sono loro:


Osservate, gente, la Bruttezza. E sto cercando di allontanare dalla mia mente l'immagine delle orde infinite di piedi che sono passate per quelle scarpe prima di arrivare a noi, perchè è quasi ora di cena. Non ne voglio parlare, no. Voglio solo concentrarmi su quanto sono BRUTTE. E ok che una magari non si mette in tiro per andare a giocare a bowling, ma dio, queste ti ammazzano. 
Quanto ci mettevamo carine, noi, a sedici anni, per andare al Celebrità. All'epoca, pazza e scriteriata età della finezza e del buon gusto, andavano le minigonne con la stivalata. Adesso sì, fanno paura, ma allora quanto eravamo cool. E poi ci dirottavano al bowling, e con la mini di velluto e la calza venti denari, ti toccava indossare queste cose. Pura e semplice cattiveria, dico io.

In genere, comunque, prima di buttarsi in pista, ci si perdeva via un po' in sala giochi.

Ecco, appunto.
Io ho ben poche qualità. Poche cose mi escono bene, e tra queste di certo non si annoverano nè gli sport e nè i giochi. Da gggiovane, andavo benissimo per una chiacchierata e una birra, ma appena si organizzava un'attività di gruppo, io ero la sfigata. Quella che non prendeva mai la palla. Che non centrava mai il bersaglio. Che, di certo, al biliardo del bowling, non infilava mai e poi mai la stramaledetta buca. Le umiliazioni che ti può dare una serata al bowling, neanche il karaoke, e ho detto tutto. E dopo tutto ciò, dopo che hai perso a biliardo, a air hockey, a Bubble Bobble e non hai centrato una volta manco per sbaglio la testa della talpa che esce dal buco, comincia la partita vera. Strike. E perchè mai questo dovrebbe essere peggio di tutto quello che hai già passato? Perchè c'è il tabellone. Il tabellone, amici. Ogni volta che tu, con la forza di un bivalve arenato, spingi la palla che arranca, poi gira e tonfa nel canaletto, il tabellone segna ZERO. Si spengono le luci in tutta la sala e rimane solo una grossa freccia fluorescente sopra la tua testa che ti indica e dice LOOOOSEEEERRRR! Farebbero prima a darti, insieme alle brutte scarpe, anche una vanga, quando entri al bowling, così eviteresti di scavarti la fossa con le nude mani, e quanto meno lo smalto ne uscirebbe integro, al contrario della tua reputazione.

Comunque, questo è il punto di vista della sfigata. Guardate invece Effe come ci da dentro, sulla pista:

Una rincorsa così veloce, che non la vedi neanche.
Penso che la palla si sia messa il casco, e l'hanno sentita urlare "Mamma!" al momento dell'urto con i birilli.

D'altronde, c'è chi è nato vincente e chi no, e facciamocene una ragione.

Ma c'è una cosa di cui non mi capacito. Ve lo ricordate il mio primo post, quello in cui vi anticipavo che le mie Funny amiche sono fighe sempre e comunque? Ebbene, nemmeno io avrei creduto possibile che riuscissero a essere fighe anche al bowling. Invece sì. Ve le propongo in bianco e nero,nell'atmosfera vintage dei loro ex sedici anni.

Effe, Maya, e le palle.





lunedì 18 novembre 2013

WE ARE BACK!

Dopo quasi due settimane di completa astinenza dal blog, eccomi di ritorno nel posto che mi è tanto mancato!

Ho un computer in meno (e anche una macchina fotografica, un profumo, diverse collane, un paio di borse e sì, anche una dozzina di sigari cubani in meno) ma un ombrello pieghevole in più, dimenticato dai ladri più stupidi della terra, quelli che **maledettilorolaidebestie** sono entrati nella mia giannimagione lunedì l’altro e hanno rotto e sciupato tutto dimenticandosi però di portarsi via le uniche cose di valore, e cioè la Nina, potenzialmente il gatto più iperbello dell’universo, la cui pelliccia è ricercata nei sette mondi e oltre, e le due carabattole con valore sopra le mille lire che tenevo nascoste nell’armadio tra le sciarpe (ecco ladri, ora lo sapete, la prossima volta è che dovete cercare, non nel cassetto dei calzini, cosa volete che ci sia, nel cassetto dei calzini).

E quindi niente, amici. Quindici giorni d’astinenza, neanche un misero supporto tecnologico per aggiornare i miei post e tanta, tanta disperazione. Finchè oggi, la luce: con un computer in prestito donato alla causa dal grande cuore della pelliccica sorella (grazie Paola! <3<3<3) siamo di nuovo qui, io e Carrie Bradshow che per la centomillesima volta si fa rubare le Manolo Blanik a casa dell'amica, con un’intera scatola di cioccolatini e zero Pellicci in giro a fare il grillo parlante e farmi notare che forse dieci cioccolatini finlandesi sono leggermente tanti e poi sto male e lui mi deve sorbire tutta la notte che mi lamento.

E le Funny Girls? Cosa hanno fatto in questi lunghi quindici giorni, mentre alla Gianni svaligiavano casa, perdevano una prenotazione al Wangjiao, facevano scadere la carta di credito senza dirglielo e gli gnocchi di riso che cucinava ad una cena con i vicini si incollavano tra di loro diventando un grosso pastone immangiabile e facendole fare una figura barbina?

Maya si è data alla cucina d’autore e, colta da inarrestabile ispirazione, ha preso a fare torte dedicate, particolarmente a se stessa.


Poppy ha deciso di celebrare il suo compleanno nonché l’abbattimento di un fidanzato fastidioso con una crociera in solitudine perfetta (ma questo sarà presto un altro post).


Janet e Francielle sono andate a tatuarsi insieme come Babi e Step, solo che invece che le aquile hanno scelto più modestamente due piume.


Yangwawa si è portata avanti per le feste venture e si è tinta i capelli del suo famoso “biondo-Natale”.


Bettie ha un nuovo toyboy che la porta al cinema, e qui mi astengo dal pubblicare foto dimostrative, ché potrebbero bannarci da Blogger.


E Blondie e Effe? Loro continuano ad essere ineffabilmente fighe, alla faccia di tutte noi.


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