Questo è un post che ho scritto qualche mese fa, in una palude di tristezza, e che non ho avuto il coraggio di pubblicare, perché mi spaventava.
Lo pubblico adesso, perché è più facile fare i conti con la propria debolezza, una volta che ce la si è lasciata alle spalle.
Ti amo tanto.
A volte non c'è una ragione per farlo.
A volte è solo una stupida necessità fisica, pura cattiveria, perché io sono triste, io sono nervosa, io non mi piaccio come sono, non mi piace quello che faccio, quello che penso, quello che scrivo io, e poi io io io io.
A volte è solo sadismo, è solo masochismo, è solo un pretesto.
A volte sembra che a digrignare i denti ci si senta meglio, serva a scaricare le colpe che non abbiamo sulle spalle di qualcun'altro, perché c'è bisogno, un bisogno concreto, di sentirsi più leggeri.
A volte è per niente, solo perché in fondo in fondo si è rimasti capricciosi, si hanno cinque anni e il ciuccio come mia sorella che ne ha due lo voglio anch'io, poi si hanno dodici anni e le mie amiche vanno al concerto a San Siro, e poi si hanno sedici anni e voglio andare in discoteca e mi rompe che mi dici va bene vai ma torni all'una, che all'una forse cominciano giusto a farti entrare, al Celebrità. E poi hai trent'anni, e ti senti come quando ne avevi cinque e poi dodici e poi sedici e hai deciso che vuoi litigare.
A volte è perché sono così inutile, così maledettamente inutile, e avrò il diritto santo dio, avrò il sacrosanto diritto di urlare al mondo che non è colpa mia, che non è giusto, e che vi odio vi odio vi odio, ma il mondo non è mica lì a stare a sentire te, e non puoi spaccare i vasi, non puoi prendere a pugni i muri, o la tua testa, allora prendi a pugni qualcun'altro, forte, più forte, e non importa quanto gli faccio male, di quello, forse, me ne preoccuperò dopo, ci penserò dopo, adesso ho solo voglia di veder scorrere il sangue, di graffiare, di urlare, urlargli, perché sì, perché secondo un logica malsana, distruttiva, non posso stare male da sola.
Perdio, non posso stare male da sola.
Se ti faccio male, è perché non posso stare male da sola.
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lunedì 14 settembre 2015
mercoledì 6 maggio 2015
LE COSE CHE SI DICONO
Di questi tempi, è saltato fuori che al Pellccia danno fastidio i rumori che faccio mentre mangio.
Oh beh, premettiamo subito che io non faccio rumore mentre mangio, mastico educatamente con la bocca chiusa come mi ha insegnato mammà tanti anni addietro, perciò se vi state immaginando scene alla Smeagol col pesce, ecco, anche no.
Si tratta piuttosto del fatto che, secondo lui, io picchierei la forchetta sui denti, quando ingollo del cibo. Cioè, gli dà fastidio il cling che fa la forchetta quando incontra i miei denti. Tutto ciò, dopo ben quattro anni di convivenza e innumerevoli pasti condivisi. Lui dice - no vabbè - che probabilmente lo sta notando di più perché nella nuova casa c'è più eco. Beh, meno male Pelliccia, pensa che per una frazione di secondo avevo temuto non mi amassi più. Che ti fossi reso conto all'improvviso di stare con un essere abominevole che fa rumore mentre mangia. O che avessi un'amante che si nutre solo con la cannuccia. E invece no, il problema è che l'Ala Ovest del castello è effettivamente così grande, con questi soffitti istoriati così alti, queste sale da ricevimento chilometriche, e ripensandoci forse sì, la sala da pranzo risulta un pochino vuota senza gli arazzi alle pareti e sì, ci dev'essere sicuramente e indiscutibilmente un problema di eco.
E' tanto tenero il mio Pelliccia.
Io e il Pelliccia stiamo insieme da cinque anni e mezzo e dire che dio mio, sembra l'altro ieri che siamo usciti la prima volta, e lui si ricorda ancora com'ero vestita quella sera, e gli piacevano le scarpe e io penso che forse invece è arrivato il momento di dimenticarsele, quelle scarpe, che erano delle zeppe rubate a Madre da far piangere sangue dagli occhi, ma comunque è tenero che se lo ricordi no?
Sono passati cinque anni e mezzo e io non metto i tacchi praticamente mai. Dopo cinque anni e mezzo, faccio tutto quello che cinque anni e mezzo fa avrei giurato di non fare mai: giro per casa col tutone sporco di cioccolato, mi addormento alle nove la sera, posso rimanere intere settimane senza farmi la ceretta.
E lo faccio con menefreghismo, torno a casa nervosa, torno a casa stanca, sarà la primavera, saranno gli ormoni, mi metto gli occhiali, mi metto il pigiama, mi mangio le unghie, non ho voglia di struccarmi ma lo faccio, poi parlo per quaranta minuti del Trono di Spade che l'ho capito non te ne frega un cazzo ma per me è importante, esco con le mie amiche, esco con le colleghe, esco con i compagni di russo ma stasera ho troppo sonno, sono troppo stanca, non ho voglia di parlare, ho un grossissimo problema di capelli secchi e fragili.
Poi succede che picchio la forchetta sui denti e mi viene in mente all'improvviso che potresti non amarmi più. Non oggi. Ma un giorno. Per la forchetta, il pigiama, le mie paranoie e le mie unghie. Sono così maledettamente imperfetta che non posso essere perfetta per te, tanto per dire.
E quella dell'amante con la cannuccia, scusate, ma l'ho pensata davvero per il semplice fatto che ho una coda di paglia lunga due chilometri.
Lo prendo in giro, per la storia dell'eco, anche se lo so che vuol dire ti amo.
Mi chiama alle due, per sapere se ho mangiato e se non ho mangiato, mi sgrida.
A volte, mi abbraccia da dietro e mi bacia sul collo.
Mi ama. E dire che col Trono di Spade ho veramente rotto i coglioni.
E' tanto tenero il mio Pelliccia.
Io e il Pelliccia stiamo insieme da cinque anni e mezzo e dire che dio mio, sembra l'altro ieri che siamo usciti la prima volta, e lui si ricorda ancora com'ero vestita quella sera, e gli piacevano le scarpe e io penso che forse invece è arrivato il momento di dimenticarsele, quelle scarpe, che erano delle zeppe rubate a Madre da far piangere sangue dagli occhi, ma comunque è tenero che se lo ricordi no?
Sono passati cinque anni e mezzo e io non metto i tacchi praticamente mai. Dopo cinque anni e mezzo, faccio tutto quello che cinque anni e mezzo fa avrei giurato di non fare mai: giro per casa col tutone sporco di cioccolato, mi addormento alle nove la sera, posso rimanere intere settimane senza farmi la ceretta.
E lo faccio con menefreghismo, torno a casa nervosa, torno a casa stanca, sarà la primavera, saranno gli ormoni, mi metto gli occhiali, mi metto il pigiama, mi mangio le unghie, non ho voglia di struccarmi ma lo faccio, poi parlo per quaranta minuti del Trono di Spade che l'ho capito non te ne frega un cazzo ma per me è importante, esco con le mie amiche, esco con le colleghe, esco con i compagni di russo ma stasera ho troppo sonno, sono troppo stanca, non ho voglia di parlare, ho un grossissimo problema di capelli secchi e fragili.
Poi succede che picchio la forchetta sui denti e mi viene in mente all'improvviso che potresti non amarmi più. Non oggi. Ma un giorno. Per la forchetta, il pigiama, le mie paranoie e le mie unghie. Sono così maledettamente imperfetta che non posso essere perfetta per te, tanto per dire.
E quella dell'amante con la cannuccia, scusate, ma l'ho pensata davvero per il semplice fatto che ho una coda di paglia lunga due chilometri.
Lo prendo in giro, per la storia dell'eco, anche se lo so che vuol dire ti amo.
Mi chiama alle due, per sapere se ho mangiato e se non ho mangiato, mi sgrida.
A volte, mi abbraccia da dietro e mi bacia sul collo.
Mi ama. E dire che col Trono di Spade ho veramente rotto i coglioni.
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