Visualizzazione post con etichetta autunno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autunno. Mostra tutti i post

giovedì 24 settembre 2015

SI FA PRESTO A DIRE SHOPPING

Parlare della Milano Fashion Week durante la Milano Fashion Week è così mainstream che ormai non lo fa più nessuno, apparte IoDonna e MarieClaire. E vivaddio, perché se c'è un periodo dell'anno in cui sentirti la grande esclusa, è proprio questo: niente party. Niente sfilate. Manco un pulcioso fotografo di street style che ti si fila (ehy Scott Schuman, dico a te se mi leggi!). Per fortuna che ieri sera hanno passato KungFu Panda alla tv, sennò sai la noia.
Pertanto non proferiremo verbo sulla questione - tranne che per dire che la Chiaretta Ferragni per il momento sta azzeccando tutti i look, alla faccia di chi le vuole male - ma parleremo piuttosto di altro,  argomenti caldi che necessitano una più approfondita dissertazione, ad esempio:
che alternativa trovare a questa riga in mezzo che ha stufato e che ho scoperto dopo due anni che mi sta male perché ho la fronte bassa?
è forse giunta l'ora di prendere in considerazione una seconda sfilza di sedute per la depilazione laser e disboscare definitivamente le gambe?
cosa regalarmi per celebrare i trent'anni che si avvicinano? 

Ma anche: perché è così difficile fare lo shopping per i bambini?

Stasera andiamo a cena a casa dell'ultimo nato dell'ormai nutrita schiera di nipotini e nipotine acquisiti: un bel batuffolino cicciottoso col naso a patata che si chiama come la più ganza della Tartarughe Ninja. C'è di che festeggiare, e festa significa regalo, sennò si sarebbe chiamata pizzata e pace all'anima. Inoltre, il galateo non scritto dei bambini vuole che non ci si dimentichi che il festeggiato in questione ha sorelline/fratellini più grandi, oltretutto reduci da forte shock emotivo, che necessitano pertanto di un premio di consolazione. Per espletare questi miei doveri morali, oggi sono andata in missione baby shopping. Trattasi di una di quelle attività, insieme ai matrimoni, per cui generalmente mi si attribuisce uno stratificato know-how, per il semplice fatto che mi ritrovo spesso ad averci a che fare. Errore. Così come ai matrimoni non so mai cosa mettermi né quali sono le frasi di augurio adatte da sussurrare all'orecchio della sposa, lo shopping per bambini mi catapulta in una realtà parallela in cui le misure vengono espresse in centimetri e i giochi hanno sempre parti piccole che potrebbero essere ingerite o aspirate (crisidansia: ma perché ce le devono mettere, queste parti, non possono creare giochi da un unico blocco di plastica?).
Certo, qualche nozione di base ce l'ho. Ad esempio so che, mentre la PeppaPig divide genitori e bambini (e io sto coi genitori, perché questa storia delle famiglie monorazziali deve proprio finire), mentre invece Masha e l'Orso mette d'accordo un po' tutti (tranne Il Pelliccia, che familiarizza con l'Orso e ci sta male). Ma al di là di questo, brancolo nella nebbia per terreni sconosciuti.

Trovandomi già per caso in zona Duomo per via dei miei illeciti traffici su Depop (devo farci un post, in effetti...), ho optato per la mecca degli undercinquenni, ovvero il Disney Store: dove, se non lì, puoi sperare di cavartela con i regali per un bambino? Eppure, anche lì, i livelli di difficoltà non sono mica così semplici:

- livello di difficoltà n.1: decifrare le taglie. Da Disney sono già un passo avanti, oltre la presunta lunghezza dell'infante, ti indicano direttamente sulla gruccetta la corrispondenza in mesi, a partire dal newborn (delle cosette piccine picciò che ciao) fino a boh, i dodici anni credo, evitandoti l'imbarazzo di girare col metro Ikea in tasca per prendere le misure ai figli delle tue amiche. Solo che io, dopo aver collezionato decine di mamme che, riferendosi al proprio pargolo, declamano: "Questo piccolino è nato l'altro ieri epperò gli devo già mettere le tutine dei sei mesi" non mi fido. Inoltre le taglie vengono espresse in multipli di tre: 0-3 mesi oppure 3-6? Aiuto, ma la via di mezzo? Come crescono sti bambini, alla SuperMario quando mangia i funghetti? Il logaritmo diventa più complicato in quanto si ha a che fare con creature che si allungano alla velocità della luce, perciò c'è sempre il dubbio: glielo prendo giusto giusto che se lo mette adesso, oppure sto abbondante sui 3-6 mesi che mi levo dall'impiccio? E se sto abbondante, fammi calcolare in che mese saremo da qui a 3-6, mica che gli compro il piumino che gli va bene ad Agosto e lo mando in infradito ad aprire i regali sotto l'albero.

- livello di difficoltà n.2 : con cosa giocano i bambini? Se c'è una cosa pacifica, è che le cose che andavano di brutto quando ero piccola io, cioè le Barbie, il Mio MiniPony e il Banco Scuola, non tirano più come una volta. Che poi mi chiedo con quale entusiasmo a me e alla Sgnappa piacesse giocare con il Banco Scuola, vista la costellazione di innumerevoli banchi che ci avrebbe aspettato distribuita uniformemente per i futuri vent'anni della nostra vita. Eppure ci giocavamo di brutto: io, in quanto Sorella Maggiore, avevo il diritto insindacabile di coprire il ruolo della maestra, schiavizzando la Sgnappa a fare finti compiti che se non finiva, lavativa, la spedivano diretta a scontare la punizione. Ora che ci penso, forse mi ci divertivo solo io.
Comunque, per il benessere di tutte le sorelle e i fratelli minori costretti a subire angherie e nonnismo, questi sono giochi che non vanno più di moda: al Disney Store ho visto set di personaggi sconosciuti in plastilina, giochi radiocomandati e peluche di principesse ciccione. Ma che è sta moda delle principesse ciccione? Ok che la Barbie era forse un pelino troppo figa, ma non siamo un po' giovani per questo bagno di crudo realismo? 

- livello di difficoltà n. 3: come evitare un regalo da perdente. Che poi in ogni caso il vero problema è: ok ma quali sono le principesse fighe e quali quelle sfigate? Per esempio, da piccola mai e poi mai avrei voluto che mi regalassero una Biancaneve (orrore! Una principessa coi capelli corti!) o quella cessa di Pocahontas che finiva sola e mesta, mentre ovviamente avrei gioiosamente gradito le fighe di Belle e di Aurora che si sparavano il ballo finale con un vestito degno del Mio Grosso Grasso Matrimonio Gipsy! Ci sono sempre i personaggi di serie B, e tendenzialmente li riconosci perché  gli scaffali a loro dedicati sono sempre i più pieni. Però sarebbe carino se il personale, adeguatamente istruito, ti desse suggerimenti pratici del tipo: "La bambina ha otto anni? Naaaaa Violetta è superata ormai, adesso va di moda Descendants che, tu non lo sapevi, me è tipo l'Once Upon A Time dei prepuberi, e guarda, questo è il personaggio figo e tal'altro lo sfigato..." e così via, guidandoti in un a scelta più consapevole.
Non potendo usufruire di questo illuminato servizio, ho dovuto fare da me e ho scelto:
per lui, una tutina di Topolino non troppo azzurra (che mi fa sempre tristezza) e senza quei piedini e manine incorporati (che mi fanno sempre camicia di forza), un po' abbondante, con le maniche lunghe e in felpa, per il prossimo Dicembre dovremmo esserci. E due bavaglini abbinati che secondo me di quelli le mamme non ne hanno mai troppi.
per lei, mi sarebbe piaciuto buttarmi su qualcosa di Inside Out che mi piace troppo, ma a parte il dubbio (e se non l'ha ancora visto? Se non le piace?), tutte le bambole di Gioia erano finite (ma dai?) e io non volevo comprare né Tristezza né Disgusto (e Rabbia mi fa un po' paura) e soprattutto, non c'erano altri giochi se non penne e gomme colorate. E astucci. Ma io dico. Alla faccia del Banco Scuola! Così alla fine mi sono buttata su quell'ancora di salvezza che è Frozen, perché Olaf piace sempre a tutti a prescindere da età, sesso e religione. Mentre facevo la fila per la cassa però mi è caduto l'occhio su certe cover per l'IPhone, e ripensandoci devo dire che per soli quindici euro e novanta, anche se è rimasto solo Rabbia...


mercoledì 9 settembre 2015

COSA STO FACENDO DI TANTO INTERESSANTE

Avete presente che fastidio quelle persone che si giustificano sempre del fatto di non essere riusciti a fare qualcosa con la scusa che non avevano tempo? Io le odio, perché sono del partito che se ci si tiene, il tempo lo si trova per fare qualunque cosa. Scrivere sul blog per esempio. 

Ecco, eppure sono settimane che latito e il motivo, giuro, è che non ho avuto tempo. Dato che non sto scrivendo un romanzo, né pulendo le fughe delle piastrelle, che cosa mai mi starà tenendo tanto impegnata e tanto distante dal blog? Ecco un sunto di quello che sto facendo da poche settimane a questa parte, e credetemi se vi dico che ho lo smalto sbeccato da due giorni e me ne vergogno ma ancora non ce l'ho fatta a cambiarlo:

- sto lavorando, molto ma soprattutto con soddisfazione, esperienza che non capitava più da troppo tempo ormai. Mi destreggio tra turni che spaziano dalle 8.30 del mattino alle dieci di sera, con conseguente labirintite e alterazioni nel ritmo circadiano, ma a cui mi adatto con grazia, buona volontà e stoicismo, grata al destino benevolo che mi fa alzare dal letto la mattina con entusiasmo e senza vedere la morte nera e mi fa tornare a casa la sera assaporando il gusto dolce di una stanchezza produttiva e soddisfacente. L'anno orribile che mi sono lasciata alle spalle mi ha insegnato una cosa fondamentale, e cioè quanto importante sia l'impatto che la sfera lavorativa ha sulla mia vita, il mio umore, il mio benessere. Perciò, un consiglio spassionato: non rimanete infelici, perché il lavoro non sarà tutto, ma è comunque tanto, e quando vi mangia il fegato rischia di inghiottire anche tutto il resto.

- mi sto allenando, secondo il programma di quella pazza di Kayla Itsines e la sua Bikini Body Guide. Ebbene sì, ho deciso di prepararmi alla prova costume alla fine di agosto, a riprova di un tempismo che da sempre mi appartiene. Diciamo che è un investimento per l'anno prossimo preso con grande anticipo. La BBG l'ho ovviamente scoperta su Twitter, perché le blogger del mio cuore ci stanno in larga misura provando, e da brava influenced io mi faccio tirar dentro a qualsiasi cosa. Se domani decidessero di collezionare cacche secche probabilmente mi trovereste a battere marciapiedi assolati alle due di pomeriggio. Comunque. Questa BBG è praticamente un impegno a tempo pieno: il succo è che hai un programma di allenamento di dodici settimane in cui alternare sessioni di allenamento cardio e workout per diventare figa. Detta così sembra facile, in realtà è una mazzata: io sono alla quarta settimana e mi toccano tre uscite di corsa leggera (mezz'oretta) + tre allenamenti, lunedì gambe, mercoledì addominali e braccia, venerdì total body. Il Pelliccia, che di tanto in tanto mi segue al parco, armati di tappetino e pesetti, può testimoniare che non sono una passeggiata. La vera destrezza sta tuttavia nell'organizzare le uscite di allenamento incastrandole con i turni lavorativi: Rubik, scansati. In tutto ciò, dopo quattro settimane io non ho ancora il mio belly slot, e la cosa mi fa alquanto incazzare. Forse dovrei riflettere sul fatto che scionfarsi di rotelle alla liquirizia tutte le sere dopo cena non aiuta la causa. Mi riprometto comunque di aggiornarvi quando e se arriverò viva alla fine delle dodici.

- sto leggendo libri fighi ultimamente: pensavo che la mia vita sarebbe finita con il concludersi dell'ultimo capitolo de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, soprattutto perché subito dopo sono incappata nella Guida Galattica per gli Autostoppisti e, boh, forse sono io che non capisco lo humor inglese, ma mi ha fatto cagare a volontà. Ero a un passo dal gettarmi dal dirupo del Monte Fato, e invece ho scoperto che c'è ancora una speranza là fuori: nell'ultimo mese ho letto Dio di Illusioni di donna Tartt (fighissimo) e Lo Strano Caso del Cane Ucciso a Mezzanotte di Mark Haddon (tenero), ma soprattutto sto leggendo IT. IT. Quello che la mia mamma non mi ha mai permesso di vedere  il film quando ero piccola perché avrei fatto brutti sogni e quando sono diventata più grande mi cagavo sotto. Beh, anche adesso mi cago sotto. Quando lo leggo e sono a casa da sola controllo bene che la porta sia chiusa a chiave e lascio una luce accesa in corridoio. Non si sa mai. Sono mille e trecento pagine di libro e non riesco a lasciarlo giù: me lo carico nel cestino e caracollo fino al lavoro e in pausa mangio una focaccia velocissima per avere tutto il tempo possibile per leggerlo. Sono letteralmente assuefatta. L'altro giorno riflettevo col Pelliccia di come le nostre (mie) conversazioni siano per grandissima parte influenzate dal libro che sto leggendo in quel periodo, specialmente se, come spesso succede, mi genera questo effetto di morbosa dipendenza. Io ho bisogno di condividere, e non faccio granché caso al fatto che magari il mio interlocutore quel libro non l'ha letto e che, non so, magari potrebbe aver voglia di leggerlo un giorno e io gli sto, come dire, spoilerando tutto lo spoilerabile. Comunque. L'abbiamo letta tutti la notizia che la Rowling sta lavorando al prossimo Harry Potter in uscita per il 2016, non è vero?

- sto facendo shopping. Ma che strano. Ho comprato una gonna da pin up con l'orlo sceso (che Madre ha prontamente riparato, grazie Madre) e una camicia con le spallotte anni '80 in un negozino vintage dietro al Duomo per la sproposita cifra di 20 euro totali, un paio di skinny jeans neri a vita alta e con le ginocchia di fuori che mi sento troppo la mia compagna di banco al corso di russo, ma soprattutto i miei adorati Spektre Me-tro blu e una cintura Armani vintage in satin nero con fibbia di cristalli sul mio nuovo feticcio, Depop. E a proposito di Depop

- sto vendendo. Una volta buona, invece che continuare a scialacquare e basta, ho pensato di utilizzare questa magica piattaforma, che è a metà fra Instagram e EBay, per il suo scopo più nobile, ovvero disfarmi di roba che per un motivo o per l'altro non metto più e monetizzare nel frattempo per rimpolpare il mio guardaroba di cose che adesso mi sembrano assolutamente indispensabili ma che tra un paio di mesi per un motivo o per l'altro non metterò più e forse vorrò rivendere e così via, in un circolo di becero consumismo e follia che non vedrà mai una fine. Ho iniziato oggi e ho già venduto due - due!- oggetti, sono emozionatissima! Tipo che la prima notifica di acquisto è stata un po' del genere Oddio! Ho venduto! Ma io non credevo sarebbe successo veramente, l'ho fatto solo così, per provare! E adesso che faccio? Come si spedisce sta roba? Devo chiamare il corriere? Fammi vedere a che ora chiudono le poste! Devo comprare una montagna di buste quelle con i pallini dentro, così una la uso per la spedizione e a tutte le altre schiaccio i pallini per tenere a bada tutta questa agitazioneeeee! A parte il mio isterismo, tutto bene. Se volete dare un'occhiata alle mie cianfrusaglie mi trovate come @lagianni85 ovviamente. Cercherò di essere onesta, promesso.




martedì 18 agosto 2015

SCARPE CON GLITTER E ALTRI ACQUISTI SCONSIDERATI

Insomma, è autunno.  

Una volta passato anche ferragosto, si fa quel periodo dell'anno in cui una volta cominciavamo a manifestarsi pruriti per zaini, pastelli e diari rosa. Adesso si accarezzano i maglioni di cachemire, si cominciano a compilare liste di tè e tisane da provare e, soprattutto, si comprano scarpe.

Dopo un'estate passata ciabattando in Birkedioleabbiainglorianstock, un po' pregusto un po' tremo al pensiero dell'imminente ritorno alle scarpe chiuse. Le scarpe dell'autunno sono della specie più pericolosa in assoluto perché, se d'inverno andiamo tranquille col supporto del calzettone di lana merino infilato a forza sotto lo stivale, in autunno c'è da andare a piedi scalzi. Anche se all'improvviso si dovesse mettere a fare cinque gradi il primo di settembre, regole non scritte vogliono che collant e calzettoni siano vietati, si va col cappotto e intabarrati fino alla punta del naso ma la caviglia che sia coraggiosamente scoperta. Ergo, comprare scarpe per l'autunno necessita di un'attenta valutazione: dovranno essere morbide e di ottimo cuoio per evitare stigmate e purulente piaghe da sfregamento, bisognerà fare attenzione a lacci e laccetti, che se poco poco butta una giornata di sole si ha l'effetto cotechino. 
Si parte così, sempre armate di buone intenzioni e di questionari dettagliati da sottoporre ad ignare commesse, fermamente convinte che quest'anno no, non si cederà al primo modello in cartapesta, costellato di borchie che si incastonano direttamente nella pelle e con una suola di pura ossidiana che sloga le caviglie solo perché è tanto cariiiiiino.

E infatti al primo colpo, occasione imperdibile pescata tra i saldi di luglio, ho acquistato queste:

Guarda come brillano!

Sono di Kurt Geiger e non ho potuto veramente impedirmelo perché:
A. sono di glitter oro, ripeto: sono di glitter oro.
B. mi fanno sentire il Gran Ciambellano della Maria Stuarda.
C. erano scontate del 50%.

Glitter e calzatura sono due vocaboli che mai dovrebbero incontrarsi in questo universo spazio temporale. Sembra di indossare le carcasse di due ferri da stiro e ho paura che ci camminerò con un'andatura alla Frankenstein che mi farà onore. Già pregusto le escoriazioni e le chilometriche bolle che mi faranno piangere lacrime di pentimento, ma è lo scotto da pagare per sì adorabili creazioni. 

Per non lasciare scampo alcuno alle mie povere estremità, da Zara ho comprato senza neanche provarle queste:

C'è ancora attaccato il cartellino, quanta tenerezza...

Non che volessi eh. Galeotto fu un viaggio di ritorno dalla Liguria con Pelliccia intento alla guida e nonna dormiente sul sedile posteriore. Per tenermi compagnia ho aperto la app di Zara e toh! Hanno appena messo fuori la nuova collezione! Le ho viste e ho sognato di loro tutta la notte come fanno gli innamorati. Il giorno dopo in pausa pranzo, coperta da una divisa siberiana e sudante come un panda in sauna, ho chiesto il favore ad un attonita quanto sconosciuta ragazza di provarle per me, perché tu sei senza calze almeno vedo come ti stanno, ho un quarto d'ora e devo rientrare dalla pausa, grazie! Sono BELLISSIME. Un po' Aquazzura, un po' Tango di Valentino, sicuramente molto Zara, infatti quando ci cammini fanno sgnec sgnec.

Potevo dirmi soddisfatta, ma si è messo di mezzo il cesto dei panni. Il mio cesto dei panni in vimini bianco si è rotto, dopo quattro anni di onorato servizio. Così qualche giorno fa ho caricato su Madre e mia sorella Sgnappa per una gita di piacere alla ricerca del nuovo sostituto. La qual ricerca non ha purtroppo sortito i risultati sperati, in quanto sono tornata a casa senza cesto ma con un paio di adorabili ballerine a punta. In un colore neutro che ho prontamente abbinato a dovere, perché soffrire va bene, ma che ne valga almeno la pena.

Sobrietà, questa sconosciuta.

sabato 4 ottobre 2014

AMIGURUMI ovvero L'ENNESIMO FALLIMENTO DELLA GIANNI HA UN NOME GIAPPONESE

Ho rallentato il ritmo sincopato delle uscite dei miei post e no, la ragione non è che ho ricominciato a lavorare seriamente, mi sto ancora trastullando in attesa che arrivi la metà di ottobre e la mia vita riprenda il rincuorante tran tran della vita impiegatizia.

La verità è che quando non mi sentite per qualche giorno significa -tremate tremate- che sto architettando una qualche minghiata.

C'era una volta una blogger bravissima* che coniò un termine fantastico per descrivere le sue produzioni, che volevano essere DIY di livello e invece le uscivano sempre un po' sgangherate: erano tutti FAIL-DA-TE, i cugini sfortunati dei tanti talentuosi fai-da-te che impazzano nella blogosfera. 

Io che non ho mai usato le manine per una beata fava tranne che mettermi lo smalto e subito dopo mangiarmi  le pellicine, da un anno quasi mi improvviso creativa: dapprima furono i boshi (dai che ve li ricordate tutti), di cui riempii inermi amici e parenti, poi il raptus distruttivo su un paio di jeans innocenti, per approdare, con il vento della tracotanza in poppa, nella vasta landa delle macchine da cucire (terra per lo più inesplorata).

L'estate mi ha vista impegnata in attività ginniche (ebbene) e tutti quanti credo abbiano tirato un nascosto sospiro di sollievo nell'illusione che la mattana del fai-da-te mi fosse passata.

E INVECE NO!

Tornato l'autunno, mi sono chiesta: con quale attività potrei impiegare le pause tra una tisana e un pisolino sul divano la sera?

Logicamente, il mio nuovo hobby avrebbe dovuto rispondere ai medesimi criteri dei suoi predecessori di cui sopra, e vale a dire:

- stimolare la naturale associazione mentale con circoli di pensionate che organizzano mercatini di       beneficenza;
- produrre una quantità di scarti sufficiente a deturpare mezza casa;
- essere di totale inutilità;
- avere un nome carino.

E fu così che saltarono fuori gli Amigurumi.

Cito da Wikipedia: "Gli amigurumi non hanno un uso pratico; sono creati e collezionati per ragioni estetiche. Caratteristica estetica degli amigurumi è essere kawaii".
Behhh! Posso forse resistere alla tentazione di qualcosa che è kawaii? Ovvio che no.

Con tutta la mia supponenza mi sono diretta a grandi falcate verso la mia merceria di fiducia, ho varcato la porta, forte dei miei progetti di gloria e ho tuonato: "Devo fare gli amirugù. Gli arigumù. Gli ambaribù. Gli stramaledetti animali all'uncinetto perdio!"

Sono tornata a casa armata di uncinetto 3, un'intero RAL 840 di spolette di cotone, tutta la bambagia delle terre di Tara e un libricino di istruzioni per fare dolcetti orribili. A morte i dolcetti, io volevo fare uccellini, gattini, cagnolini, lumachine, topolini e il resto dell'arca.

Ho iniziato con tanto entusiasmo. Madonna che fatica. Andate in palestra voi? Puah. Io per imparare a fare il cerchio magico avrò perso 4 etti. Ma alla fine si sa, la parte più difficile è sempre l'inizio. Poi vado come un treno. Ragazzi, sono lanciatissima. Sforno una coppia di gufi. Meh. Sono un po' strani. Cioè, un po' stortini. Ste perline per gli occhi me li fanno un po' indemoniati. Non sono soddisfatta e allora, seguendo una cristallina logica, penso che il gufo è uno stronzo. Non devo sprecare tempo con questi schemi da principianti, provo qualcosa di più alla mia portata, provo il gattino.

Trovo lo schema su www.creativitàorganizzata.it, è di tale Stipenhaak, una tizia olandese, ed è così:


Carini no? Non sembrano complicati, sono delle palle con le orecchie-una coda-cose. Ce la faccio di sicuro.

Due giorni e parecchi capelli persi più tardi...


Che dire. Sembra un incrocio tra un barbapapà e un birillo coi baffi. Ha le orecchie completamente spanate, diavolo. E in generale ha un'aria così triste, così triste, che non so se mettermi a ridere o lasciarmi spezzare il cuore.

Va beh, ci ritento. Questa volta sarò attenta, maniacale. Conterò tutti i punti. Chiuderò i nodini con erculea potenza. Andrà bene, lo so. Sarà un coniglietto bellissimo, esattamente uguale a quello di Stephanie, Makezine.com:


Non sono adorabili? E alla fine, beh, sono quattro palline. Secondo me ce la faccio.


Credo che la Bestia qui di sopra sia appena scappata dal set de L'Esorcista.

E allora che facciamo, ci arrendiamo? Giammai! C'è ancora troppo spazio vuoto nella vecchia piccola fattoria della Gianni.

Un saluto dallo zoo degli orrori! (Tenente alla larga i vostri bambini)

Che paura!!!

*La blogger bravissima di cui vi dicevo si chiama Valentina, e trovate i suoi fail-da-te che tanto fail non sono sul suo blog che si chiama Plastica, dove purtroppo non scrive più molto spesso perché è passata a parlare di cose serie (leggi modamodamoda ma anche arte e lifestyle) sulla sua nuova pagina Inspire with Grace.







domenica 7 settembre 2014

DEL PERCHE' NON DIVENTERO' MAI RICCA

Io non diventerò mai ricca perché ho due grossi handicap che me lo impediscono: uno si chiama Pigrizia, l'altro Imbecillità.

La Pigrizia è quella cosa per cui tutto quello che c'è da fare è un grosso sbatti, comprese azioni potenzialmente convenienti quali informarsi per cambiare un piano telefonico esorbitante per cui potrei chiamare ventidue ore al giorno e avere ancora minuti gratis oppure tornare in un negozio in cui hanno sbagliato a darti il resto. Cioè, lo sbatti. Una volta mi è successo che in cassa mi battessero due volte un maglione ma io me ne accorsi solo sulla via di casa e allora vabbè, pazienza, tanto costava solo 35 euro. (Quella volta per dir la verità avevo anche usato lo scontrino per buttare via il chewing gum, ma in realtà è stata solo un'ottima scusa per giustificarmi a non muovere il culo e tornare indietro).
La Pigrizia è anche quella cosa per cui non c'hai sbatta di informarti, chiedere preventivi, valutare le offerte o anche solo aspettare che esca qualcosa su Groupon, no, la Pigrizia ti fa aprire il portafoglio al primo che trovi sulla tua strada e sganciare ottusamente, al grido di Pago e mi diverto!, con l'encefalogramma piatto e i neuroni in vacanza.

L'Imbecillità, invece, è un'altra storia. L'Imbecillità è quella cosa che quando avevamo diciott'anni ci faceva sbagliare il numero al bancomat e ricaricavamo il telefono di un altro (è successo a tutti, non è vero?).
L'imbecillità è quella cosa che ci fa comprare due volte una cosa che avevamo già e poi ce la fa pure dimenticare nell'armadietto della palestra, così non la possiamo neanche restituire. Oppure, se l'Imbecillità si unisce alla Pigrizia, il doppione in questione rimane sulla mensola di casa vostra ad aspettare, fino a che non vi rendete conto che sono passati quei quattro-cinque mesi, e che forse i tempi  per restituirlo son tanto maturi che cominciano a puzzare.
L'imbecillità è anche quella simpatica cosa che ti fa provare empatia per le commesse, e allora compri anche se ti sta troppo grande/piccolo/lungo/stretto/di merda solo perché non vuoi dar loro un dispiacere. Mi succede davvero, giuro, ma sto tentando di controllarmi.

Dunque il succo del discorso è: se sono PIGRA e IMBECILLE e quindi chiaramente destinata alla povertà imperitura, per quale motivo dovrei trattenermi dallo spendere i quattro soldi che mi rimangono per dare misero sollievo dalla mia IMBECILLE e PIGRA vita? Di seguito una piccola selezione di oggetti indiscutibilmente utili e di ottimo gusto che avrei selezionato all'uopo:

Leggings con shorts incorporati by Oysho perché tu, Freddo, non mi fermerai.

I sacchetti di Tiger che ridono per i miei ridenti viaggi in ridenti località.

La candela dell'Artisan Parfumeur, al sentor di Traverseè du Bosphore, nuova fragranza preferita per i miei sogni avventurosi in cui sono un pirata o un mercante di spezie (sogni che facciamo tutti abitualmente, com'è ovvio).


La mascherina da notte di Oysho col muso di gatto stralunato per i miei sonni di bellezza con la Nina.
I birilli - lottatori di sumo di Muji, per le noiose serate di Ottobre. Non sono adorabili?

La lampada di Moroni Gomma a forma di orsetto decapitato, inquietante ma di grande effetto.
Da Maison du Monde hanno questa scatola porta fazzoletti che sarebbe perfetta nel mio bagno.

Dove vai se il cestino non ce l'hai, ovvero chi potrebbe fare a meno di un cestino da picnic bello come quello di Les Jiardins de la Comtesse?

mercoledì 3 settembre 2014

TU MI PIACI, SETTEMBRE

A me è sempre piaciuto Settembre. La fine dell'estate e il ritorno alla routine.
Certo, da piccola, quando si godeva per diritto di nascita a tre mesi di goduriose e soleggiate vacanze, un po' mi rodeva abbandonare campi estivi, piscine et al. per tornare sui bigi banchi di scuola, ma io sono sempre stata un po' secchiona, me ne facevo presto una ragione. Specialmente perchè la delusione dei giochi finiti veniva presto soppiantata dall'estrema goduria di scegliersi il diario nuovo, i quaderni, le penne e, negli anni d'abbondanza, perfino la cartella. Che bello il giorno in cui mi liberai dello zaino Invicta rosso e blu per un molto più fashion North Face! Già da allora, nei teneri anni dell'infanzia, si poteva notare la mia tendenza al consumismo becero, per cui l'acquisto di temperini rosa e matitine in ordine cromatico poteva farmi serenamente rinunciare al prezioso tempo libero nei parchi d'estate.

Col passare degli anni, la mia infatuazione per Settembre è andata gradatamente aumentando e arricchendosi di nuove motivazioni tra le più variegate, fra cui annoveriamo:

  • il ritorno alla copertina. Copertina sul divano e copertina sul letto. Babbucce pelose, calzette antiscivolo e, soprattutto, il rituale della tisana nella tazza del coffee-to-go.
  • l'abbandono della competizione per l'abbronzatura più bruna ed il graduale ritorno ad un più urbano color zola, che meglio si confà alla mia pelle diafana.
  • l'uva.
  • la progressiva recessione del guardaroba estivo, sbracciato e sfacciato, in favore di più motivanti look autunnali.
  • l'avvento di nuovi film belli al cinema e nuovi telefilm babbei in TV.
  • il ritorno della Gruber e di Mentana (va beh).
  • il Natale dietro l'angolo, e bisogna cominciare a buttar giù abbozzi di wish list.
  • last but not least, le case di mode che fomentano nuove ossessioni.
 Avete già dato un'occhiata alle collezioni FW per questo pazzo pazzo 2014-15? Io sì. Ho cominciato a luglio, a dire il vero. Di conseguenza, ho già virtualmente speso i miei nuovi stipendi e sappiamo bene che, in certe occasioni, tra il dire e il fare passa veramente poco. Di solito, i cinque numeri di un pin.



Il mio shopping virtuale inizia su ASOS, tra le cui meraviglie sceglierei l'adorabile kimono ricamato lungo fino ai piedi. Ma per andare dove?!, mi urlano dalla regia (alias l'emisfero sinistro del mio cervello, ndr). Boh, però mi piace e poi sto leggendo un libro sui samurai, non posso non avere un kimono. Sì, mi sembra ragionevole.

Una volta rotto così tanto il ghiaccio, mi ci vorrebbe davvero poco a tirar su la bici ed approdare in San Babila. Lì, comincerei affacciandomi in via della Spiga, ma appena appena, giusto per entrare da Kurt Geiger ed appropriarmi di queste fantastiche slip on da russa ubriaca su cui ho messo gli occhi da oltre un mese:



Visto che Cos è giusto lì a due passi, ci farei un salto per provarmi un vecchio amore, che dà i brividi a molte ma a me continua a piacere dal '99 senza smettere mai: la temibile GONNA PANTALONE.

Innocua davanti...
... letale dietro!

Con la scusa di un gelato da Krem, mi allungherei su Vittorio Emanuele e da Massimo Dutti, brand che ho sempre malcagato fino a che non ne hanno parlato qui, e ho scoperto che hanno dei cappotti meravigliosi a prezzi abbastanza affordabili. E allora mi comprerei il cappotto nero che era nei miei piani l'anno scorso prima che il fato mi facesse imbattere in un sobrio pied de poul gigante.


Da lì sarebbe un attimo arrivare fino ad &otherstories ed ingrassare la mia nuova fissa per le midiskirt appropriandomi di questa:

colore divino + lunghezza perfetta = ti amo

A quel punto, ormai sopraffatta dai sacchetti (ma sempre con un aplomb degno di Julia), non vedo perché non dovrei allungarmi in via Manzoni, dove da TwinSet ho visto questo adorabile abito sottoveste che nella mia mente sto già indossando con un maxi cardigan a magli grosse. Fa niente se poi ho freddo.


Ora, io mi chiedo cosa mai mi stia trattenendo qui sul divano. L'affitto da pagare, può essere.

sabato 26 ottobre 2013

POPPY, UN AUTUNNO PERFECTO

Se c’è un motivo per cui ci piace l’autunno, sono i capispalla. Cioè quelle cose che ti metti sopra l’outfit che hai scelto con cura la mattina. Per valorizzarlo, in teoria. Oppure per coprirlo, quando per esempio la sveglia non è proprio suonata.

E se d’inverno siamo condannate alla schiavitù del piumino, e in primavera si casca nel tranello del sempreverde trench beige da tenente Colombo … in autunno c’è un intero mondo di capispalla da scoprire:
si va dal parka (1), bello, sportivo, per le giornate da jeans e da bikers
al cappottino (2), quando ci si sveglia più bonton
il maxicardigan (3), se si ha voglia di tuta e sneakers
il blazer (4) se ci sentiamo di impegnarci un po’ di più
il gilet in fantasy fur (5), che fa subito turista russa
la mantella o cappa (6), da sfoggiare con gli occhiali per sentirsi più interessanti
il poncho (7), un po’ sorpassato ma sempre tanto tenero.



Eppure, in questa grande selva di pelo, di pelli e di filati, il mio capospalla preferito rimane sempre uno e uno solo: l’incontrastato, l’intramontabile,colui che da Marlon Brando a Danny Zuko sempre ci riporta ai selvaggi sogni della giovinezza, quelli in cui si correva per le vaste praterie del Wisconsin a bordo di una Harley cromata, del tipo che Peter Fonda in Easy Rider ci fa una bella pippa …

IL PERFECTO.

E no, non sto parlando di un semplice giubbotto in pelle, sto parlando di QUESTO.

Mica roba da femminucce.

Ora la questione è: dove trovare il perfetto Perfecto?? Francamente la risposta non è facile. Le case di moda ci propongono questo. O questo. Non ci siamo. Il perfetto Perfecto deve essere testosteronico, perché noi siamo donne con le biglie, ma femminile, perché siamo anche belle e bisogna farlo vedere. Come fare? Come si può avere tutto, e tutto concentrato in un unico capo in pelle?

Solo una persona poteva avere la soluzione all’annoso problema: la Poppy, naturalmente, l’esatto compendio tra un animo rocker e un cuore di bambola. Dove i grandi del fashion non arrivano, arriva lei, che il chiodo se l’è pensato, se l’è disegnato, e se l’è fatto fare apposta. Ebbene, è vero, ed ora lo sapete, in questo misero mondo c'è davvero chi si affida al "su misura". Poppy is the ultimate chic.

Ma veniamo a noi, che caratteristiche ha il favoloso nonchè unico esemplare?

In un soffice agneau plongè, ha quell’aria da duri del tipo “don’t call me baby"...



... ma è anche morbido e tenerello come un abbraccio.


Poppy lo indossa con i suoi celebri occhiali hipster, jeans e tshirt bianca ...

... Oppure con l'abito lungo in jersey e accessori di un certo livello (l'avete notata, la borsa?)


Un ultimo scatto giusto per farvi capire che, in quanto a location, la Chiara non ci fa più paura...


Chi ha paura del freddo, se hai il privilegio di poterti buttare tra le braccia del perfetto Perfecto???

QQ
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...