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mercoledì 5 agosto 2015

DI COSTUMI E DUBBI AMLETICI

Ho una domanda per voi, e naturalmente è una domanda del massimo impegno: cosa ne pensiamo dei costumi spaiati? Ovvero di quelle bagnanti che sulla battigia sfoggiano il pezzo sopra di un tale colore e fantasia e quello sotto di tutt'altra specie?

No, perché io sono reduce dalla microvacanza: con tre giorni di riposo infilati uno dietro all'altro, ho fatto come Cappuccetto e sono andata dalla nonna, la quale ai primi caldi migra verso la riviera ligure per combattere l'afa a suon di cruciverba in terrazza e olive taggiasche. E si sa che la Liguria, e specialmente certune località, d'estate son frequentate solo dai Milanesi a spasso, fatto che mi lascia tranquilla sulla bontà del mio campione di osservazione in spiaggia.

Una spiaggia di quelle che si chiamano bagni, con tutti i lettini belli allineati, in cui l'età media dei frequentanti si aggira intorno ai 35 anni, perfettamente distribuita tra over 60 e under 10. Io e Il Pelliccia assolutamente in linea.

Il nocciolo della questione è che, tra un Vanity Fair, una focaccia e una spalmata protezione 50 che qui siam bianchi come i cadaveri e ci devono grattare via dal lettino alla fine della giornata, dal nostro ombrellone in terza fila come i poracci (ma che vuoi, è Agosto) ho potuto osservare la sommariamente attiva fauna che si muoveva a proprio agio nel lido, giocando a pallavolo, bevendo granita e acquistando bastoni per i selfie, e da qui la costernante constatazione: le appartenenti al gentil sesso, tutte con costume  maniacalmente abbinato. Proprio quando io, giusto l'anno scorso, ho deciso che il twin set non mi piaceva più, e quest'anno ho comprato costumi appositamente spaiati perché mi facevano più figa! Ho sbagliato? Sono domande che mi pongo. Son sembrata una sfigata?

Ma partiamo dal principio allora, e proviamo a sondare le ragioni per cui, nell'anno del signore 2015, ho dovuto ricevere questa epifania che mi ha fatto buttare all'aria tutto il mio parco costumi e ricercare il caos anziché l'ordine cosmico. La risposta a tale fatto è che boooooh, non c'è una ragione, non per me almeno, che ho sempre fatto parte del team completino, e ho sempre l'intimo abbinato se non in casi eccezionalmente rari e per necessità dettate da impellenze stilistiche non trascurabili, e voi mi fate stracontare quando dite che non abbinate mutande e reggiseno. Ma perché? Voglio dire, li trovi già in coppia, da Tezenis te li mettono sullo stand vicini, perché mai dovresti acquistare l'uno e non l'altro? E se li acquisti tutti e due, perché mai dovresti deliberatamente scegliere di indossarne uno e non l'altro, che poi li lavi un numero di volte diversi e si sbiadiscono uno più e l'altro meno e allora sì che hai una buona ragione per non metterli più insieme? E poi non è più bellino avere il completino carino e abbinato? Non vi aiuta a tener a bada la coscienza, che di nevrosi ne abbiamo già parecchie? A me sì.

Eppure niente, il costume rivoluziona le mie manie: senza una logica, mi sono convinta che lo spezzato sia la scelta giusta, così. Forse la vecchia storia del mi sono buttata addosso il primo straccetto che ho pescato dalla valigia perché non vedevo l'ora di correre in spiaggia. Peccato che eravamo io e la figlia rasta sedicenne della vicina di ombrellone. Stop. 

Allora che si fa sempre quando si ha un dubbio? Si scorre la cronologia di Bloglovin. Merda raga, una sfilza di blogger con sangallo abbinato a sangallo, geometrico abbinato a geometrico e scalloped abbinato a scalloped. Non ci potevo credere. Ma cavolo - mi sono incaponita - ce ne sarà una, una, che sostenga la mia tesi, no? Me ne basta solo una, una sulla spiaggia di Malibù con uno slip di una sfumatura leggermente diversa, con una paillette sospetta sul triangolo, una che mi faccia dire ahah!! Ecco che non sono sola!

Il problema è che l'ho trovata.

No aiutoooo, la Biasi nooooooooooo!!!

martedì 28 luglio 2015

QUANDO VACILLANO LE SICUREZZE E IN PIU' HAI UN HERPES LABIALE GROSSO COME UNA CASA

 Ciao a tutti, siamo qua, io, il mio herpes gigante e i diciottomila brufoli che continuano a spuntarmi da tutte le parti in faccia, che mi sembra di giocare al gioco della talpa, solo che questi non li posso neanche prendere a martellate, se no mi faccio male. Ma vorrei, oh se lo vorrei!

Perché i brufoli? Perché questo revival dei miei quattordici anni? Perché l'herpes ha deciso di abbandonare i miei gangli nervosi e accamparsi sul labbro, che sembro la sorella mestruata di Donatella Versace? Perché Sephora? Perché Dio? 

Oltretutto, questo mese di luglio si sta rivelando caratterizzato da una preoccupante aridità del mio lato artistico (sono un prisma). Ve lo traduco: significa che scrivo poco, e a buona ragione evidentemente, vista l'impenetrabile machiavellicità della mia produzione. 

Ma oggi, signori, come la fenice che rinasce dalle sue ceneri, io con tutti gli amici che mi porto sulla faccia torno alla ribalta per sottoporvi un'importante questione.

E faccio tanto per cominciare una * PREMESSA *, che è: ognuno ha i suoi modelli aspirazionali. I miei sono passati dalla Barbie Usignolo quando avevo sette anni alla folta schiera di bloggers, tweetstar, influencer e Snapchat addicted il cui lurkaggio occupa circa un terzo delle mie giornate, al solo scopo di a. ammirazione intensa dell'irraggiungibile b. invidia grama c. appagamento della mia inclinazione copiona.
Ne seguo più o meno attentamente una tonnellata, ma ho un debole per le compatriote, specie se snapchattano con l'accento. In realtà mi piacciono perché sono quelle che si prendono meno sul serio, sono più ironiche e più intelligenti, scrivono bene e mi fanno divertire. Lingue biforcute potrebbero forse insinuare una mia preparazione linguistica insufficiente ad apprezzare appieno i blog delle americane ma io con sufficienza mi tiro fuori da queste polemiche sterili e a senso unico.

Un giorno vi farò un post con tutte le mie blogger del cuore.

Tornando a noi, è successo che le mie beniamine, le quali sono tendenzialmente tutte ragazze super fighe con un gusto sopraffino, che grazie al signore non sono ancora abbastanza quotate da evitare di vestirsi da Zara, offrendo così terreno fertile per scopiazzature senza pudore da parte mia, stanno sbroccando per qualcosa che a me lascia personalmente, come dire. Inorridita:

I TATUAGGI TEMPORANEI.

La Zitella Acida - Sarinski
Cara Cori - Rossana di Vita su Marte

Ora ragazzi queste sono quattro di quelle fighe per davvero. Dovete credermi se ve lo dico io che critico tutto. Io mi fido di loro: perché ci prendono sempre, anticipano le tendenze, sono originali, belle, perfette. Ma allora sono io che sono nell'errore?

A me ricordano tanto quella volta (ed era il 2010 ndr) in cui io e la Sgnappa ci imbarcammo per San Pietroburgo con a testa una rondine grande come un corvo rivestita di perle e con una doppia C che pendeva dal becco sulla spalla sinistra (ve la ricordate tutti quella collezione vero?). E cioè, noi stavamo andando in Russia, fatto che di per sé sarebbe un attenuante ad errori di stile ben peggiori.

Non lo so, sono confusa. 

Cioè, ma fanno le grinze

Dai no. 

Non ce la faccio proprio. 

Mi fanno cagare. L'ho detto. Sbaglio io?

Nello stato confusionale in cui verso c'è solo una cosa da fare per ritrovare il mio equilibrio interiore, ed è stilare una dettagliata lista delle cose da mettere in valigia per i miei tre - tre - giorni di vacanza (grazie nonna, grazie zia, grazie mio nuovo adorabile direttore che mi capisci o forse cerchi semplicemente di farmi passare l'herpes che lo so anch'io che faccio scappare la gente, ma cosa vuoi che faccia, io somatizzo).

Vi ricordo che ho quindici costumi tra cui scegliere e solo uno che mi piace.

Sarà una lista molto impegnativa.






domenica 22 giugno 2014

COSE CHE CI SONO PIACIUTE DI EDIMBURGO ovvero anche SORRY, COULD YOU REPEAT PLEASE?

Gli edimburghesi salutano dicendo Ah-ya e Cheers, parola che pensavo fosse prerogativa dei telefilm americani con le cheerleaders.

The tipical Scottish weather: ovvero, ho messo la protezione trenta eppure mi sono scottata. 



Il mare. Voi lo sapevate che a Edimburgo c'è il mare? Io no. O meglio, non mi ero mai posta la questione, sicura com'ero dell'equazione Scozia = montagne, montoni, laghi, mostri, combattenti in kilt che fanno lo scalpo al nemico a mani nude, cose così. 



La verzura. Tipo che hai ancora un piede in parlamento e con l'altro sei già praticamente nelle Highlands, e il verde è un colore così brillante, ma così brillante che sembra l'abbiano dipinto con l'acquarello.


I tramonti. L'incredibile romanticheria dei tramonti a Calton Hill, dove ci sei tu, il cielo, la terra, e una linea sottile sottile che li divide. Ci si arrampica sulle colonne del National Monument incompiuto per vedere il sole che cala, ma SOLO SE si è un po' brillantoni, SE NO ci si fa issare tipo balena da ammarare dal Pelliccia E da un rubicondo crucco pelato CHE ha una fidanzata nerboruta davanti al cui sguardo di commiserazione ti giustifichi dicendo che AIM NOT VERI ATLETIC.


I cimiteri. Vuoi andare in Scozia e non trovare almeno un cimitero in stato d'abbandono? C'è qualcosa di più romantico di un cimitero abbandonato? (Sì, i tramonti a Calton Hill. Ma se hai la fortuna di beccarti un tramonto nel cimitero sul pendio per Calton Hill, beh, #win).



La presa di coscienza che la propria conoscienza dell'inglese con cui si campa onorevolmente il resto dell'anno è assolutamente insufficiente ad interpretare il borbottio scozzese, ma anche il sollievo di constatare che con un intuito abbastanza fino si può andare da qualunque parte e ordinare merluzzo con l'uovo senza sapere cosa aspettarsi.

I negozi di libri usati per continuare la mia collezione, quando trovo il coraggio di entrare e affrontare la conversazione con l'anziano esercente anglofono e canuto.


I pertugi, gli angoli, le sorprese che si aprono sul Royal Mile.


Andare a correre e domandarsi stupiti come mai si è gli unici a fare del jogging sulle scalinate e le salite con pendenza al 40% dei Princes Street Garden (avere l'illuminazione quando dopo i primi venti minuti ci si ritrova senza fiato peggio di un carlino in montagna, gettare la spugna e spanciarsi al sole).


TOPSHOP! TOPSHOP! Il regno dei balocchi! Due ore su una vertiginosa altalena tra giubilo e ansia: cosa scelgo? Cosa scelgo? Non posso prendere tutto, ma io voglio TUTTO! Mi sono innamorata senza speranza di quegli shorts in pelle, un amore così grande che anche se sono troppo corti IO ME NE FREGO. Sono così dolci, così ricamati e con una vita così alta che non ho avuto cuore di abbandonarli lì al loro destino. E poi sì, lo ammetto, poichè anch'io sono schiava della moda e senza spina dorsale, sono da pochi giorni la fortunata genitrice di due adorabili mid finger ring con tanto di brillantino. Ho lasciato coerenza ed orgoglio personale ad Edimburgo, lo so.


lunedì 16 giugno 2014

BAGAGLIO A MANO IO TI ODIO PER DAVVERO

Il Pelliccia ed io ci concediamo sempre piccole vacanze. Tante, ma piccole. E questo significa una sola cosa: ciao bagaglio da stiva, con i tuoi 20 kg imbarcabili in cui posso infilare la piastra per i capelli e il barattolo di crema di curcuma all'olio di jojoba che pesa più di me; benvenuto, simpaticissimo bagaglio a mano, che più passano gli anni e più diventi piccolo. Ma perchè sei così piccolo bagaglio a mano mio? I burloni di Esayjet (ma Ryanair è gran peggio, perciò non ci lamentiamo) adesso lasciano a te la responsabilità della scelta: puoi portare un bagaglio a mano piccolo, ma non è detto che non te lo imbarchiamo lo stesso; se invece lo porti piccolo piccolo piccolo, allora te lo facciamo portare di sicuro. Ma che cosa ci devo far stare in 50x40x20 cm di trolley, amici miei? Che sto per partire per Edimburgo e ci sono 16 gradi e piove? Ma un ombrellino me lo fai portare, Easyjet? Un paio di calzini in più, metti che mi bagno i piedi me li vuoi concedere?

Giuro che io sono una di quelle skillate nel preparare una valigia. Nel corso degli anni ho imparato che in vacanza si può stare con i capelli a cazzo, che un mascara e una cipria sono più che sufficienti e che posso lasciare shampoo e bagnoschiuma a casa e usare quelli al sentor di fragola che trovi negli hotel. Giuro. Però. Però cazzo. 

Prima cosa: io non ho percezione del clima. Anzi, io resetto. Oggi a Milano ci sono tipo ottantadue gradi. A Edimburgo 16. C'è stata un'epoca in cui anche qui in Italia avevamo 16 gradi, io lo ricordo. Cosa ci mettevamo? Calzini di pile e maglioni con le renne? Giacche di pelle e bikers? I jeans li avevamo? Ci vestivamo a cipolla, che madonnamia questo mito della cipolla sfatiamolo, per favore. Quando sei in ferie l'abbigliamento a cipolla è la più grande fuckin' cazzata dell'epoca: a mezzogiorno ti ritrovi con giaccafelpacamicia legate in vita e hai finito di divertirti per il resto della giornata, troppo impegnato a portarti dietro la zavorra. Quindi no more cipolla in my suitcase, io voglio vestirmi giusta. Piuttosto patire un po' (un po' ho detto!) di freschetto ma giammai il caldo con gli stivali ai piedi. Giammai!
Quindi che faccio? Jeans e tagliamo la testa al toro? Troppo pesanti e allora meglio pantaloni di cotone (che non ho, tra parentesi?)? E se poi si sciupano in valigia io non me li voglio mettere. Le cose sciupate nonono, neanche se sono in Scozia che oddio, la voglio vedere quella vestita meglio. Una gonna ce la vogliamo portare? Lunga, così non patisco troppo il freddo? Giacche ne abbiamo? Quante? Quali? Quante gradazioni di pesantezza per i maglioncini? La manica a tre quarti è ammessa? E le scarpe? 

Ah, le scarpe.

A sto giro, visto che ormai sono una fucking pro del running, che ieri ho corso ben quarantacinque minuti di fila senza inciampare neanche una volta nelle mie stesse stringhe, E visto che nella mia guida c'è un'intera sezione dedicata ai "percorsi di jogging più belli di Edimburgo", ho deciso di portarmi dietro l'attrezzatura e non mollare neanche a Edimbarra. Ciò significa che nel mio maledetto bagaglio a mano ci devono stare anche le scarpe da runinng. Cioè, le scarpe da running, se ho reso l'idea del volume. Occupano da sole mezza valigia. L'altra metà l'ho occupata con una borsa. Perchè i maledetti di Easyjet quando dicono un bagaglio a mano intendono UN bagaglio a mano. Innumerevoli viaggi low cost più tardi, ho imparato che li freghi col marsupio.

Ah, il marsupio!

Io lo so perchè ridete. Perchè la parola marsupio ha sempre fatto rima con la parola sfigato, e subito vi viene in mente vostro padre negli anni novanta, con la polo infilata nei bermuda blu e il marsupio di pelle. Beh, ciao, rimanete nella vostra ottusa ignoranza. Il mio marsupio è uno) fighissimo e due) ubercomodo. E' di tela con un sacco di tasche. Color vinaccia. L'ho comprato a una festa di comunisti, e infatti si abbina perfettamente ad harem pants e birkenstock, se vogliamo dirla tutta. Comunque è figo e mi piace, non pesa sulla spalla, non ti rimangono i segni dell'abbronzatura e non ti possono rubare il portafoglio. E' la salvezza. Ma! C'è sempre la maledetta sera a cui pensare. Se ho messo in valigia la gonna lunga e la giacca di panno nera non è che posso sputtanarmi tutto con il marsupio, perciò una borsa piccola ci vuole. Certo che piccola per piccola, io ho finito lo spazio. Finchè la mente non mi si rischiara e ho un'epifania...: ma dentro la borsa di spazio ce n'è! Anche dentro le scarpe da running! Ci posso infilare, ad esempio, gli assorbenti, perchè che sfiga, penso che mi serviranno tipo intorno a venerdì! Evviva! Così ho recuperato spazio per... no, il libro ancora non ci sta, in effetti.

Ah, il libro!

Evoluzione, tu vai pure avanti da sola, che io poi arrivo. D'altronde, siamo nel 2014 andante, perchè mai usufruire di tools tecnologici avanzati quali, chessò, un Kindle, quando ci si può portare in viaggio 680 pagine di mattone cinese, e per la precisione questo? Ragazzi non - ci - entra, non c'è verso, ma non importa, perchè anni e anni di voli a millelire insegnano che se te lo tieni in mano con disinvoltura i controlli riesci a passarli.

Quindi ricapitolando: domani, previsti 30 gradi alla partenza, io mi presento in aereoporto con: jeans, sneaker, maglietta e felpa, giubbottino antivento con cappuccio, pashmina, marsupio e dizionario Traccani in mano. Aiuto.  Chiamate aiuto.

martedì 25 marzo 2014

LA GIANNI E LA MADRILEÑA

Con una scanzonata botta di chulo, Il Pelliccia ed io siamo finiti a Madrid, il weekend scorso.

Madrid.

MADRID. ♥

Sono tornata a casa letteralmente innamorata. Con i piedi distrutti, ma innamorata. 
Abbiamo camminato un sacco, e quando dico un sacco, intendo veramente tantissimo. Se vi state preoccupando che abbia perso un etto, non c'è pericolo, ci siamo anche ingozzati di tapas come i porci al trogolo.

Se invece una volta letto il titolo avete cominciato a paventare una nuova traumatica esperienza, vedi il precedente incontro ravvicinato con la perfetta donna parigina, tranquillizzatevi: le spagnole sono delle sfraccione totali come noi. Anche se ammetto che il livello di contaminazione Erasmus e cruccame in vacanza era notevolmente alto, mi sento pronta ad affermare che con le ragazze di Madrid possiamo stringerci la mano. Anche loro hanno la stessa deprecabile inclinazione verso quello stile da "mollatemi, ho messo su la prima cosa che mi è capitata e i miei capelli sono un disastro ma me ne frego perché sono figa uguale" che piace tanto a noi, perciò infilatevi pure i vostri leggings a fiori e imbarcatevi a cuor leggero: potrete investire il solito quarto d'ora mattutino nella creazione del cipollotto finto-spettinato senza pericolo di sembrare l'itagliana in gita in terre straniere.

Una volta tranquillizzata su questo punto, ho cominciato a godermi la città. Che mi è piaciuta tantissimo. E non per il Palazzo Reale, per la Guernica o per le centordici opere di Goya al Museo del Prado. Cioè, anche, ma soprattutto mi è piaciuto starci. E' molto difficile da spiegare, ma passeggiare per Madrid è bello, semplicemente. L'aria che si respira è buona, positiva, è come essere a casa ma con un sacco di tempo a disposizione da dedicarsi. E tra le cento cose che ci sono da vedere, da fare, da provare a Madrid, queste sono quelle piccole cose speciali che a me l'hanno resa indimenticabile:

  • Le tartarughe alla stazione di Antocha, concentrato di tenerezza che mi fa venire voglia di adottare una mini-sorellina alla Nina.



  • Le sedie a dondolo nel Palazzo di Cristallo al Parco del Retiro, dove lo stanco passeggiatore può riposarsi leggendo romanzi in lingua autoctona.




  • Il profumo e i colori tra gli stand del Mercato di San Miguel.




  • Il zumo de mango appena fatto, che mi riporta ai sapori di Cuba nostalgica.



  • I balconcini in ferro battuto.




  • H&M sulla Gran Via, che farebbe cagare come tutti gli altri H&M se non si trovasse nello spazio di un vecchio cinema per cui quando entri ti aspetti che ti strappino il biglietto e quasi ti viene voglia di popcorn.




  • La versione 2.0 del BubbleTea, che puoi personalizzare scegliendo aroma del te e gusto delle bubbles.




  • Il panino con i calamari e, dio, dio, perché nessuno me ne aveva mai parlato prima d'ora? Come avete potuto tenermi all'oscuro??



  • Gli alberi sagomati al Parco del Retiro, che io ci sono cascata e pensavo nascessero già così, e invece no, li tagliano apposta.




  • Sta cosa figa che ogni volta che ordini da bere ti offrono qualcosa, fossero anche le caramelline gommose col mojito.




E poi, va beh, parliamo di shopping. Davvero vogliamo parlare di shopping? Il Pelliccia ha praticamente dovuto costringermi nella camicia di forza perché Madrid è LA TENTAZIONE. Negozi ovunque. Qualunque tipo di negozio: da Zara ai negozi vintage, dai centri commerciali alle sombrererie, mercati, carrettate di espadrillas, ventagli dipinti a mano, COSE! E io a maledire il destino infame per cui mi devo ritrovare a Madrid, in mezzo al ben di dio, con infinite possibilità di acquisto e un miliardo e mezzo di cose che mi piacciono da comprare e ZERO EURO! Buuuuuuahhhhhahhhhhahhh, destino crudele!!! 
Pertanto, dopo essermene fatta una ragione aver pianto calde lacrime ecco i risultati del mio shopping madrileño, che è povero, è vero, ma mi riempie comunque di orgoglio:



Esatto, vedete bene, niente vestiti perché qua è tempo di austerity, perciò si fa dello shopping piccolo e di spessore. Sì va beh ma che cavolo ho comprato, vi chiederete voi?

Innanzitutto la menta del Real Jardin Botanico perché l'intenzione mia e del Pelliccia per l'estate è quella di affogarci nel mojito (fatto in casa, ovviamente, così si risparmia!):


Ora, la vera sfida: saremo in grado di ricavarne qualcosa, visto e considerato che le istruzioni sono in spagnolo, che vabbè, non sarà arabo, ma già la materia ci è ostica e i bruchi agguerriti?  Ce lo berremo questo mojito? Io ovviamente, dopo lo slancio dell'acquisto, mi sono già tirata indietro lasciando tutto nelle mani volenterose del Pelliccia, che ha già fatto partire le operazioni di programmazione per la piantumazione e mi parla di vasi e di terriccio... mah...

Last but not least, ogni tanto mi vengono delle idee geniali. Ma così geniali che mi stupisco io stessa. Sull'onda del Piccolo Principe acquistato in francese, ho avuto un'illuminazione: perché non acquistare una fiaba per bambini in lingua spagnola, dando il via alla collezione più fantasticamente figa che mai mente umana abbia partorito? Tanto più che già nella mia libreria da anni campeggia uno Struwwelpeter acquistato a Monaco (lo conoscete? Sono i traumi dell'infanzia che riafforano...). E quindi... TADAAAAN!! La versione pittogrammata (?) del Don Chisciotte!!



Ed ecco la mia collezione privata che ora ammonta a tre esemplari ma è sicuramente destinata a crescere (PS a giugno vado in Scozia... Sir Conan Doyle, sei mio!).


Che poi, vi dirò, arredano. Quel cubo vuoto della Expedit mi faceva fare proprio brutta figura...




mercoledì 29 gennaio 2014

LA GIANNI E LA PARISIENNE

OH LA LA, bonne soiréè, mes amis!!

Eccomi di ritorno dalla mia cinque giorni parigina: io e i miei brufoli sulla fronte da abuso di burro salato e croissant abbiamo disfatto le valigie, smesso di dare un accento cretino a tutto quello che diciamo e siamo ripiombati nella routine milanese (prendi bici - molla bici - lavora o almeno provaci otto ore al giorno - torna a casa - pulisci la lettiera del gatto - uncinetta cappellini come se non ci fosse domani - buttati a letto - muori).

So che tutti (?) voi vi aspettate (??) le foto della Gianni sotto la Tour Eiffel, sul bateu mouche, con la baguette sotto il braccio, perché vi ho lasciato intendere che me ne andavo in vacanza e invece no. Ci sono andata per lavoro, che è sempre tanto più figo che lavorare a Milano, ovvio, ma non abbastanza da lasciarti il tempo di spararti i selfie davanti alla Gioconda, purtroppo.

Anche perché secondo voi se una Gianni a Parigi ha 45 minuti di break tra un corso e l'altro, uno speech e l'altro, un qualcosa e l'altro, dove sceglierà di andare?
A. Al museo d'Orsay per tentar di uscire dal limbo dell'ignoranza artistica in cui sguazza da sempre,
B. Alle Galeries Lafayette.

Oh ma dai, avete indovinato:



Il libro pop-up de Il Piccolo Principe mi fa scoppiare di orgoglio, in effetti, anche se per dirla tutta l'avrei potuto comprare uguale uguale all'High Tech due vie dietro casa, ma vuoi mettere comprarlo in una libreria parigina, con tutto che è in francese e non lo leggerò mai???

La crema di marroni di Angelina (mi raccomando, pronunciare Anjelinà, se no non vale) è già dipendenza pura, sarà contento il mio dentista.

Comunque, la cosa veramente istruttiva di questi cinque giorni di full immersion francese è stata osservare le differenze antropologiche che sussistono tra le donne italiane e le donne francesi. Ho scritto veramente "sussistono". Per la miseria, sta diventando serio questo blog!

Intanto faccio coming out, io sono l'italiana media che storce il naso tutto l'anno davanti alle cugine francesi che sono antipatiche snob e non hanno il bidet, ma poi appena la mandano a Parigi le viene la bava alla bocca e corre a casa a tirar fuori dalla naftalina il basco e la maglia a righe bianche e blu. Comunque.
Sono abbastanza scocciata del fatto che le parigine sembrano dolci e chic anche quando si arrabbiano o dicono la parolacce. Voglio dire, se io dico "cazzo" è cazzo, non è che suoni esattamente elegante; loro dicono "merde" et voilà! Che sarà mai! E' così chic, s'en va sans dire!
L'altra cosa che un po' mi urta è il rapporto che le francesi hanno con la pioggia. Tipo che noi italiane, dopo quattro ore di piastra la mattina, ci comincia a piovere in testa a metà strada e dio, si scatena il panico. Se vi capita di essere a Parigi e vedete una pazza che corre sotto la pioggia con una sciarpa avvolta a mo' di turbante sopra la testa, potete stare sicuri, è un'italiana. La francesi se ne fottono della piega. Loro passeggiano imperturbabili sotto il diluvio universale, che se anche ti si arricciano quel tanto e non quanto fa subito casual chic e sono ancora più fighe. Che poi, poveracce, le capisco anche, in quella dannata città piove un giorno si e uno pure, perciò o impari a fregartene, o ti viene il gomito del tennista a furia di aprire e chiudere l'ombrello. Rimane il fatto che se io prendo quattro gocce di pioggia divento il quinto dei Cugini di Campagna e loro invece sembrano Marissa Cooper nei giorni d'oro in cui litigava con la fiaschetta.
E poi, che passino pure i capelli, ma per il trucco, che scusa hanno? Noi italiane e la nostra fissa per gli smokey eyes. Queste si truccano zero e hanno delle facce che sembrano bambole di ceramica. Boh?! Sarà genetica? Sarà maledettissimo culo?? L'ingiustizia divina? Non è dato sapere.
E per finire, con le loro facce struccate e i loro capelli al vento, le francesi si aggirano senza piumino sugli Champs Elysees, strette nelle loro giacchine di tweed, del tutto incuranti del vento gelido che ti apre la faccia tipo Joker.
Sono magre, eppure non c'è un solo panino in tutta Parigi in cui non abbiano schiaffato dentro panetti di burro.
Ma soprattutto, quando è successo che le francesi si siano messe a studiare inglese? Ma non eravamo rimaste tutte nello stesso calderone, una faccia una razza, dell' ai spik inglish uit mai french friend?? No, queste hanno studiato ragazze. Perciò se vi mandano a Parigi per lavoro non fatemi fare figure per piacere. Io ve l'ho detto, quindi, sapevatelo. Knew it.

lunedì 2 dicembre 2013

JANET: L'AMORE AI TEMPI DEL NATALE.

Ecco, abbiamo girato la pagina del calendario, Dicembre è partito, e io mi sento autorizzata a cominciare a postare roba sul ***Natale***!

(parte un jingle in sottofondo)

Personalmente, ho un raporto di amore&odio col Natale. Oggi, sarà che è dicembre da un giorno, sarà che siamo reduci dai primi fiocchi di neve, sarà che i suonatori di fisarmonica non ci hanno ancora fracassato le palle con Jingle Bells e la piva, oggi è PURO AMORE.
(Ma mi riservo di sproloquiare sui Grandi No natalizi tipo a metà del mese, quando sarò in overdose da luminarie e in piena febbre da regali, e odierò tutti e vorrò picchiare Babbo Natale e mangiarmi le renne in salmì).

Quali sono le cose che mi piacciono tanto in questo periodo prenatalizio? Il mega albero che comincia a sorgere in piazza del Duomo, i negozi che si riempiono di vetrofanie con i  fiocchi di neve, le wishlist sui blog e i mercatini di Natale.

I mercatini di Natale mi piacciono troppo. E' una di quelle cose che quando qualcuno mi dice: "Sai, questo weekend vado ai mercatini di X" io rispondo "Nuuuuuuu che bellooooo, voglio venire anch'ioooo", con voce da Titti e aria sognante. E in realtà non ci riesco ad andare quasi mai, perchè a Dicembre nel weekend qui si lavora, non si va ai mercatini a bere il sidro di mele. E vabbè.
E allora me li faccio raccontare da chi ci va. E faccio finta di sentire il profumo della cannella e di vedere le lucine rosse che luccicano sugli stand. (Momento commozione).

Quest'anno la stagione dei mercatini di Natale l'ha aperta la Janet, che si è fatta portare a Merano dal suo compagno, detto l'Uomo Volante, per un weekend di shopping natalizio&coccole alle terme (asciugatevi la bava che avete alla bocca, per favore, che non siete un bello spettacolo neanche da qui).

Merano a Dicembre sembra il Paese delle Meraviglie: tra gli edifici in stile liberty, spuntano come i funghetti i tettucci rossi degli stand dei mercatini, che si snodano sulla Passeggiata del Passirio. Janet, nel freddo pungente, passeggia mano nella mano con l'Uomo Volante, tra dolciumi di zenzero, addobbi in legno, candele profumate e giocattoli. Le luci dorate degli alberi di Natale si specchiano nel Passirio. La gente passeggia avvolta nelle sciarpe e nei cappelli di lana e nell'aria c'è il profumo del vin brulè e musica di campanelle.

La Passeggiata
Follia natalizia: compro tutto!!
Certo fa freddo... ma ci si scalda con il sidro di mele!
Il problema dei mercatini natalizi è che hanno un certo effetto collaterale sul nostro buon senso. Scatenano cioè una patologia non poi così rara, che si chiama Sindrome del Compro Tutto, ed è la stessa che si manifesta generalmente da Zara o nei negozi di caramelle. I sintomi di questa patologia sono una totale perdita di autocontrollo e un'intolleranza alle banconote, che devono essere presto smaltite in cambio di campanelline di vetro soffiato, pantofole in lana cotta e orsetti di peluche. Fortunatamente, il sesso maschile ha gli anticorpi per resistere a questo virus, pertanto l'Uomo Volante, allarmato dalla quantità di ninnoli che Janet stava allegramente collezionando, l'ha ingabbiata in un piumino di forza e trascinata in albergo per una merenda a base di Brezel e del sano relax.

L'hotel in stile liberty, che ha un po' del creepy ma fa tanto Principessa Sissi.

L'arma del ricatto.
...E dopo un po' di relax...
Dopo una pucciatina nelle acque termali, Janet è tornata in sè e ha ripreso coscienza del suo portafoglio (troppo tardi, temo, ahimè!).

Un bicchiere di vino a bordo vasca, il buio che scende fuori dalla finestra, Janet e l'Uomo Volante si godono il primo giorno di Dicembre insieme, chiacchierando. Certo questo mese sarà lungo e faticoso, ma cominciarlo con la persona che ami, davanti ad un albero tutto illuminato, è sicuramente l'auspicio per un Natale meraviglioso.


P.S. Per chi di voi avrà la fortuna di goderne, qui potete trovare la lista completa di tutti i mercatini di Natale possibili e immaginabili! Buono shopping!

giovedì 17 ottobre 2013

COSì MAYA FINì NEL GIRONE DEI GOLOSI


Ora che la conoscete, lo sapete tutti che la Maya è una tipa da trolley-to-go. Datele un weekend lungo (ma neanche tanto) e una connessione a internet e ve la ritrovate, biglietti di Italo alla mano, pronta a trotterellare da una parte all’altra dell’Italia.

Quando poi il destino fa sì che una sorella, in via di trasloco verso Roma, si ritrovi un filino in panne nella scelta delle piastrelle … quale occasione potrebbe esserle più ghiotta per infilare il suo Borsalino, fare le valigie, e levare le tende per una capatina veloce nella capitale?

Certo, due giorni non sono tanti, ma la Maya, vecchia lupa di mare, sa bene come sfruttarli al massimo quando si tratta di coniugare le due grandi Funny passioni: shopping&cibo.

Perciò, dopo una passeggiatina in Piazza di Spagna …

Fate qui conoscenza con la Funny sorella di Maya ... dite ciao a Georgie Stella!

… E una cenetta godereccia a Testaccio …

Folklore!

Ecco le nostre due eroine che approdano all’isola felice del buongustaio:



Voi non mi vedete, ma io sono qui che sto battendo i pugnetti per l’ingiustizia tremenda a cui siamo noi milanesi costretti. Ma com’è che sono mesi su mesi che passiamo davanti all’ex teatro Smeraldo il quale, dall’alto dei suoi cartelloni pubblicitari, ci promette che presto "Eataly sbarca a Milano", e invece ancora gnente, ci dobbiamo accontentare del miserrimo corner della Coin di piazza Cinque Giornate, e intanto a Roma hanno
QUESTO!

... colori meravigliosi...

... quante cose buoneeeee!!!

La Maya si è fatta la piada allo stand dell'Emilia.

Ma le tazzine??? Adorooooo, lo voglio a casa un coso così!!


E’ giusto? Signor Farinetti, lo chiedo a lei, è forse giusto che a Roma si abbuffino di carciofi sott’olio e creme al gianduia fondente e noi, con la bava alla bocca, al massimo possiamo andare al Carrefour a rifarci con lo strudel surgelato delle Terre d’Italia? E’ legale tutto ciò?

Saggiamente la Maya, di ritorno alle gelide lande desolate del Nord, già paventando un futuro in cui campeggiano infinite file di scaffali vuoti e polverosi in attesa di accogliere conserve, ha ben pensato di fare le scorte per l’inverno e quindi, oltre alla fantastica shopper in canvas con scritto Italy is Eataly (che la voglio proprio vedere, scommetto che la userà per portarsi la schiscia in pausa pranzo) si è portata a casa due nuove, piccole, tenere amiche:

La marmellata di zucca, il pesto di capperi.
   
 Ed è così contenta che ci saluta così:







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