mercoledì 26 novembre 2014

WISHLIST NATALIZIA: CI STO PRENDENDO LA MANO

Ma che problema ha la gente che odia il Natale? Quale traumi infantili ha avuto? Forse vi hanno picchiato con del pandoro, da piccoli, oppure i vostri genitori vi costringevano a mangiare i canditi?

Io a d o r o il Natale. E' un periodo di giuoia immensa nonché di shopping folle, però giustificato dalla generosità di fare munifici regali, arriva la tredicesima, lurex e paillettes sono sdoganati anche di giorno, il rosso e il verde sono tra i miei colori prefe, in tv passano film anni 80 e si mangiano un sacco di biscotti allo zenzero.

In sovrappiù, si ricevono doni. Chi mai potrebbe odiare un periodo così redditizio? Secondo me, gli stessi che odiano i gatti e i telefoni di peluche. Brutte persone.

Quest'anno il mio sarà un Natale particolarmente gaudente perché

  1. ho finalmente preso le distanze dalla nevrosi da shopping pre-natalizio altrui, e quindi finalmente potrò dedicarmi alla nevrosi da shopping pre-natalizio mia e di nessun altro, con tutto il valium che sarà necessario.
  2. Ho già idee per la gran parte dei regali che devo fare, e sì sa che, nel Natale, chi ha l'idea buona a Novembre è già a metà dell'opera.
  3. Sono di buon umore. Cosa non scontata.
Non da ultimo, ho già una wishlist bella carica che mi fa pregustare l'alto godimento di apertura dei pacchetti a trenta giorni da oggi. E insomma, ce l'ha insegnato bene il Campari che l'attesa del piacere è essa stessa il piacere. E meno male che ci siete voi, signori del Campari, a tirar fuori dalla tundra noi caproni, perché senza di voi non avrei mai googlato, e i miei occhi sarebbero rimasti per sempre poveri della vista della leggiadra pettinatura del signor Lessing in persona, che voglio dire, adesso me lo spiego bene da dove gli venissero fuori certe perle. 

Dicevamo, wish list. Sono diventate irrinunciabili, a quanto pare. Madre ha cominciato a chiedermi la wishlist di Natale appena dopo il compleanno, ed era Ottobre. Sono dei drogati. Ecco cosa succede a viziare la gente, non possono più fare senza wishlist, e allora eccola tutta per voi, minuziosamente dettagliata e corredata da simpatiche foto esplicative. Non potete sbagliare. avete trenta giorni a partire da... tre due uno... ora!

PER CHI SE LA SENTE MOLTO:
Cioè, per tutti voi che mi amate e che ora vi sentirete in colpa se non aprite quel vostro portafoglio gonfio per sganciarmi i regali che voglio. So di avere, ben nascosti tra di voi, simpatici amici benefattori, gente il cui reddito annuo doppia il mio e prende i 20 € passando dal via, perciò forza! E' ora di uscire allo scoperto e fare della Gianni una Gianni felice (e ben vestita, che poi sono la stessa cosa).

Il portafoglio nuovo. Il mio risale a cinque, e ripeto cinque anni fa. Direi che posso ritenermi in pieno diritto di desiderare un sostituto, nonostante il mio adorabile portafoglio di Coccinelle color carta da zucchero abbia fatto e continui a fare con onore il suo sporco lavoro, e un po' mi dispiace abbandonarlo sul ciglio dell'autostrada come un cencio vecchio. Ma tant'è, portafoglio mio, la vita va avanti e tu, povera creatura sei al capolinea: considerata la media giornaliera con cui il mio portafoglio si apre e si richiude (e ve lo garantisco, è alta) direi che ti meriti la tua medaglia al valore e poi la pensione. Ma non ti dimenticherò presto, stai sicuro, e infatti il prossimo cucciolo da adottare nella mia borsa sarà a tua immagine e somiglianza: vorrei che fosse in saffiano, come te, perché è l'unico pellame che non si autodistrugge nelle mie mani, e con la clip, come te, ma con l'apertura a soffietto e la tasca centrale per le monete chiusa con la zip (state prendendo appunti, voi là fuori?).
Così, a puro titolo esplicati vi metto questa simpatica immagine pescata dal sito di Prada, ma se proprio siete braccino vi dico che di surrogati più poracci ne potete trovare da Michael Kors (ma non mi piace il logo, quindi sobrio, per favore), da Cromia oppure ripetetevi con un Coccinelle, che mi accontento. I colori che mi piacciono sono il grigio, il blu (non troppo classico però), l'arancio, il verde e il taupe. Non avvicinatevi nemmeno al cassetto dei rossi ed evitate il rosa, per favore, che non ho più tredici anni.

Sottilissimo suggerimento velato a chi non sapesse proprio come impiegare questi 440 € che gli avanzano in tasca.
Prada
La stivalata da russa. L'anno scorso, in uno dei raptus distruttivi che ogni tanto mi prendono al momento del cambio dell'armadio, ho buttato tutti gli stivali che avevo. Tutti. Erano vecchi perdio. Perciò ora mi ritrovo a dover affrontare l'inverno in mocassini ed ankle boots. Aiutate una povera ragazza che presto avrà freddo.
Per qualche tempo, avevo accarezzato l'idea di un paio di stivali cuissardes effetto calza, magari scamosciati, ma non sono abbastanza fashion blogger norvegese per quelli. Perciò sarei quasi per virare saggiamente su un modello più aderente alla mia attuale filosofia di stile, ovvero lo stile zia Peppina, sempre però mantenendo fede alla mia tendenza sovietica che mi fa preferire dettagli zarri e lunghezze over the knee. Eccovi pronti i due suggerimenti del mio cuore:

La versione flat perché qui c'è ggente che lavora e ha bisogno di stare comoda.
Stuart Weitzman, qualcosa intorno ai 500, ma non mi ricrdo perché io non faccio caso a sottigliezze volgari come il prezzo (soprattutto se me lo regalano).


Più peppinesca, ed infatti migliore, la varianzte con tacco 5 cm e guai di più di Kurt Geiger. Senza farvi prendere dall'entusiasmo con le altezze, mi raccomando, che mi viene la sciatica.

Le slipon da americana in gita. Un vecchio amore, ma io non dimentico. Manteco. Ve ne avevo già parlato qui e adesso so che siamo fatte per stare insieme. Mi piacciono rosse e leopardate, ma potreste anche stupimi con il bluette, il 37 mi sta benissimo.
Alle brutte, sappiate che Mauro Leone ne fa di simili in marrone tinta unita.
Kurt Geiger, ora che ti ho trovato non ci lasceremo mai più.

La piastra per capelli afro. Scoprire la GHD per me è stata LA svolta. Costa un patrimonio, ma nessuna piastra potrà mai reggere il confronto. Io feci l'investimento all'età di ventiquattro anni e, me l'avessero detto prima, ste stronze, mi sarei risparmiata anni di rodimento di stomaco. Purtuttavia, anche le cose belle e buone invecchiano. La mia piastra ha l'età del portafoglio, c'è da rinnovarla. Chi si sentisse particolarmente ispirato, mi raccomando che non sbagli modello: quella che voglio è la GHD V Gold Max Styler. Max, capito?, non quelle piastrine sottili da fighette. Se poi siete veramente pro, vi avviso che hanno introdotto da poco delle piastre stroboscopiche che si chiamano Eclypse e hanno un prezzo che veramente mi viene da ridere, le quali pare siano dotate di cose strane tipo "tecnologia tri-zone", "sensori intelligenti" e non so che altro. Un po' mi intimoriscono, ma promettono magie sui capelli difficili, perciò, accomodatevi.

Ve lo ripeto, che sia MAX, se no al massimo mi ci liscio i peli delle braccia.
GHD

PER CHI SE LA SENTE, MA UN PO' DI MENO:
Può essere che non mi amiate abbastanza, ma pazienza, è Natale e si perdona tutto. Potete comunque farmi contenta pescando a scelta tra questi oggetti del desiderio recondito.

L'orologio minimal. Mi hanno aperto il negozio nuovo della Swatch di fianco, e subito ecco che arriva l'epifania: non ho un orologio nero! La sensata obiezione sarebbe: certo, Gianni, forse perché non porti più un orologio da quando sei diventata troppo grande per il Flick Flock. Beh, la vostra sensatezza non mi impedirà di cambiare idea. Siamo esseri in continua evoluzione, e io mi sento pronta per l'orologio. Mi piacciono quelli di Swatch neri e semplici, con la cassa grande (41 cm, così non sbagliate), non quelli da femminuccia con la cassa tondina piccolina. Potete scegliere tra uno di questi due modelli o farvi consigliare, tanto mi piacciono tutti.

 

Swatch, tutti e due. Sbizzarritevi. Basta che sia nero. E grande.

Il costume in neoprene. Perché arrivo sempre con un ritardo comico. L'estate scorsa era il pezzo forte di tutte le mie blogger del cuore, e io all'Argelati col mio sangallo della collezione 2013 by Calzedonia. C'era bisogno di arrivare a dicembre per fare il salto di qualità. Meglio tardi che mai, dicevano, sperando di essere ancora in tempo per l'estate prossima. Intanto, lo voglio. Per andarci alle terme. Li si acquista solo sul sito che prontamente vi linko proprio qui. Per le taglie è facile, small e small, sopra e sotto e andate col liscio. I modelli che mi piacciono più di tutti son questi:

 

Non sbagliate colore, non sbagliate modello, e nessuno si farà male.

Il guanto to be a real rock star. Com'è che non ho mai avuto dei guantini in pelle nera fingerless? E' strano, perché fanno parte di quel genere di cose che dovrei avere, secondo me. Cioè, uno mi incontra per strada, mi guarda e pensa: "Questa sicuro ha un paio di guantini fingerless in pelle nera". E invece no, signori! Vogliamo rimediare o cosa? Allora, non ho fatto approfondite ricerche nei negozi della zona a riguardo, anche perché considerata la temperatura media probabilmente più che muffole e ritrovati artici dubito si stia esponendo altro, ma presto sarà la primavera e allora su, datevi da fare, trovate quello che fa per me sotto i montoni di montone, seguendo ovviamente le rigide istruzioni che vi fornisco in seguito ad una serie di pinnate folli sull'argomento.
                                      

               
Pinterest a secchiate, tutto a caso ma insomma mi piacciono così.








E adesso, visto che sono magnanima, vi dico anche che se siete indigenti, mentalmente pigri o altre brutte malattie a caso, un libro è sempre una buona idea, ma anche una tessera da Sephora non mi verrebbe male.

Buono shopping a tutti!

martedì 18 novembre 2014

REDIVIVA

Amici, mi sembra incredibile che il mondo sia ancora qui al suo posto e che tutto esista ancora.

Pensavo di trovare resti affumicati da catastrofe nucleare, e invece.

Invece il mondo è andato avanti in questi ultimi giorni, incurante delle mie centordici ore spese dietro a quella vetrina oscurata che voleva aprire, incurante delle mie ansie notturne, dei miei pasti saltati, dei tic all'occhio e dei piccoli drammi dei 60 metri quadri di via Montenapoleone 21.

Siamo aperti.

Mentre Milano veniva sommersa dai fiumi del fango del Seveso, D********l è uscito dal baco e sì, ci siamo. Ci siamo.

Anch'io ci sono. Più o meno. Ci sono quasi tutta. Come la sopravvissuta ad un tornado di pelli di pitone, stupita realizzo che ci sono ancora, tutta intera, con due braccia, due gambe, gli occhi, i capelli. Ci sono. Ce l'ho fatta. Ce la sto facendo.

Stamattina sono andata a correre. Ho assaporato la gioia di pulire il mio bagno, fare la mia lavatrice, stirare panni abbandonati inermi da giorni e giorni di pura assenza. Strapazzare il gatto. Scrivere sul blog.

Sono stanca di quella stanchezza che non si recupera, ma sono felice. Roba da pazzi, sono felice.

mercoledì 5 novembre 2014

LADY GAGA, UN POST BALBUZIENTE

Ieri, non so bene come, non so bene perché, mi sono trovata al concerto della fucking Lady Gaga. Lo so che c'è gente che si strappa i capelli e si ammazza per avere il biglietto un anno prima, ma io giuro, ero lì totalmente sprovveduta, oltretutto di fianco ad un perfetto sconosciuto che mi era stato presentato per telefono da un amico quattro giorni prima. 

Intanto me lo potevate dire che era permesso andare vestiti da unicorno, che ne sapevo io, ma vabbè, il succo dell'odierno post è che mi è piaciuto un botto e vorrei perciò lasciarvi qui delle considerazioni sparse, così, a ventaglio.

Premessa. Ho tutta la mia voce. In tutto il concerto avrò cantato quattro secondo netti, per la precisione dicendo:
papapapokerface papapokerface
alealejandro alealeajandro
roma roma ma-ah Gaga ullallalà
papa paparazzi

Stop.

La mia impreparazione però non inficia assolutamente il fatto che:

- Lady Gaga ha una voce bellissima. No, non quando canta, cioè anche. Ma quando parla. E' così dolce! Sono letteralmente innamorata.

- Lady Gaga è la cessa più figa che io abbia mai visto e si veste come Barbie Pornostar, ovvero il sunto dei miei sogni in età infantile e quelli in età adolescenziale. Ergo, voglio essere Lady Gaga. E comunque credo che un vestito come il suo spetterebbe almeno una volta nella vita a tutte noi, con la clausola delle luci stroboscopiche però, se no che ce ne facciamo di tutti quei diamanti.

You are bellissima 
- Per il paio d'ore del concerto ho avuto un delirio di onnipotenza in cui pensavo: se Lady Gaga con quel culo si mette il perizoma di pelle, amiche, il mondo è nostro, possiamo fare quello che vogliamo. Poi per fortuna sono mestamente risalita con le cinquecentordicimila persone sulla metro ad Assago e ho capito che no, non lo possiamo fare. Perché? Perché lei è Lady Gaga signori e io, beh io sono La Gianni.

- Questa è una cosa che mi chiedo sempre ai concerti: perché le peggio fregnacce ai concerti sono così commoventi? Perché se quello che sta sul palco dice "I love to love" oppure "I don't forget who I am, an Italian American girl" io mi struggo e mi spello le mani? Dai, quando si è portata sul palco il ragazzo gay che ha superato le sue crisi esistenziali ascoltandola, io mi sono commossa, e con commossa intendo due, ben due lacrime in uscita dall'occhio destro. E non ero nemmeno coinvolta, e quel Jacob lì aveva proprio la faccia da pirla eppure!

- Ho scoperto che non dice "drin drin drin drin my telephon" ma "ehehehehehe stop telephoning me" ed è stata una vera epifania.

E per il resto... niente. Niente tranne emorragie di colori, un circo di costumi, una vagonata di paillettes, le parrucche del mondo che vorrei, uno show incredibile, e io, che da stamattina sono appiccicata  a YouTube a dirlo a tutti, che me and you can write a bad romance (uooo-oh-oh-oh-oh).

I love you, my Lady.


venerdì 31 ottobre 2014

C'HO L'ANSIA

Quanta amarezza, è Halloween e non mi vesto. Se ripenso all'Halloween dell'anno scorso, divento triste. Vabbè, è perché oggi c'ho l'ansia.

Ci sono le giornate così, le giornate da c'ho l'ansia. Tipo switch della personalità, il giorno prima sei tutta zompettante e tronfia e il giorno dopo ti svegli alla mattina che non respiri bene e hai questa sensazione di non farcela, di non sapere fare troppe cose, e che forse hanno riposto fiducia nella persona sbagliata perché io non sono abbastanza esperta-abbastanza in gamba-abbastanza sveglia e altri abbastanza abbastanza abbastanza per fare quello che mi viene richiesto.

Il fatto è che ho cambiato lavoro, lo sapete tutti. Ho cambiato perché sì, era l'occasione giusta nel momento giusto in cui stavo cominciando a smaniare nelle vesti strette del vecchio lavoro e allora anche se me la facevo dentro e non ero sicura di farcela e mi prendevo la mia dose di rischio ho detto SI'. Sì, mille volte sì, e lo direi altre mille volte. Sì perché mica si può rimanere indietro per paura, questo mai. Piuttosto strafarsi di valium per tenere ferme le vene, logico.

Ho detto sì, e tutti mi avete detto BRAVA. Avete detto che era la scelta giusta e che io potevo farcela. Amici io vi credo, se lo dite voi.

Per tutta la vita ho avuto intorno gente che mi diceva BRAVA. Ero brava a scuola, poi brava all'università, ho avuto chi credeva in me anche in un laboratorio in cui mi sentivo scomoda come dentro a un pigiama di lana che pizzica -ma io ancora non ti credo, professor Landini, doveva esserci sotto qualcosa a quella borsa di studio-. Insomma, tutto bello e incoraggiante ma sai cosa ti monta dentro quando va così? L'ANSIA. Perché se tutti pensano che sei brava e poi non lo sei, è un casino. Paura apocalittica di infrangere aspettative come patelle sul lungomare di Jesolo.

Una volta una psicologa del lavoro mi ha detto che il mio tallone d'Achille è l'incapacità di vivere serenamente l'insuccesso. Ora, io ancora oggi mi chiedo chi mai in questo triste mondo possa vivere bene un insuccesso, ma tant'è, forse io esagero quel tantino. Qualche sera fa mi sono trovata in pigiama alle tre di notte a pedalare come una pazza perché nel bel mezzo della fase REM mi era venuto l'atroce dubbio di non aver chiuso bene una finestra. Per dire.
Comunque sì, è vero, ho una paura folle di sbagliare. Ho paura di deludere. Ho paura che la gente pensi "alla fine, non era brava come pensavamo". Ho incredibilmente paura di non essere abbastanza.

Ora, grazie a chi mi dirà che non è vero, che sono tanto tanto brava e che vedrai che ce la farò. Grazie. Domani probabilmente tornerò a crederci anch'io. Ma oggi, oggi mi faccio di valeriana.

sabato 25 ottobre 2014

FIGLI DELLE STELLE E ALTRI ANIMALI

Sono a casa tutta sola senza Pelliccia a meditare un assassino shopping pomeridiano, e mi chiedo come sia possibile che nella mia libreria di iTunes campeggino ancora canzoni come Vai con lui di Masini.

Parliamo di musica.

Vi ricordate i tempi del liceo, quando se conoscevi qualcuno non stavi a chiedere come ti chiami-quanti anni hai-cosa vuoi fare nella vita ma solo che musica ascolti? Orcoboia, one shot, una sola possibilità di far bella figura, o sei fregato.
A me ha sempre messo ansia questa cosa del che musica ascolti. E' un po' come mi succede adesso quando si parla di politica con gli amici del Pelliccia. Tipo io che non capisco un cazzo ma faccio finta di sì e annuisco con aria intelligente mentre sotto sotto sudo e mi spremo le meningi nel tentativo di ricordare qualche nome sentito nella pubblicità di Piazza Pulita e considerazioni ascoltate durante l'ultimo pranzo in famiglia da spacciare per mie. Uguale.

Al liceo avevo una personalità scissa. Cioè, mi piaceva andare al Celebrità il sabato sera, ma a scuola avevano tutti i rasta, perciò ascoltavo i Punkreas. Ad un certo punto però, superato diciamo il terzo anno, anche i Punkreas erano troppo da sfigati dai. La gente intorno a me cominciava ad ascoltare roba sconosciuta di cui non ricordo neanche un nome. L'ansia. Io di nascosto  andavo a San Siro a vedere i concerti di Ligabue. Ma non lo dicevo a nessuno. Anche perché se cedevi e ti sbottonavi l'effetto domino poteva essere devastante: le tue amiche compagne di classe ti sputtanavano oltre i muri del liceo e all'improvviso ti trovavi a doverti giustificare con quelli fighi dello scientifico. Aggrappata agli specchi, la spacciavi come una debolezza che in realtà era una peculiarità della tua personalità complessa, la quale trovava sfogo in musica di scarso spessore dalla profondità intellettuale in cui nuotavi agilmente, un po' tipo il luminare universitario che si sposa con la soubrette perché ha bisogno di respirare leggerezza. 

Vi ho convinti, no? 
Li convincevo tutti, e infatti poi ne volevano sapere di più, interessati da questa mia poliedrica ed ispirata visione musicale. Ahah. Nuotavo nella merda ragazzi. Sparavo nomi di gruppi alla cieca, cercavo di ricordare quello che si erano dette le mie amiche a pranzo sui riff di chitarra e altri demoni. Il più delle volte facevo figura di merda. Ma se facevo centro era peggio, perché la conversazione continuava. Che palle. 

Io non l'ho mai capito questo bisogno di categorizzare le persone in base alla musica che ascoltano. Cioè, non sono mai stata un tipo molto "musicale", se si può dire. Penso che lo scopo principale della musica sia quello di riempire gli spazi vuoti lasciati da altri: tipo io stamattina, che mi sveglio da sola e devo fare le pulizie di una settimana perché la casa sembra i bagni dell'Autogrill di Fiorenzuola a mezzogiorno del quindici di Agosto, e pertanto mi sento afflitta svogliata e sola, taaaaac, metto su un po' di musica di sottofondo.
Altri utilizzi utili della musica: fartela passare in autostrada (e qui avrebbero potuto esistere gli 883 e poi nessun'altro e sarebbe stato di gran lunga sufficiente), fartela passare mentre corri, ballare, fornire basi musicali per creare cori da curva alle partite di basket... Altro? Ah sì, generare rimpianti. Tipo l'altro giorno che mi viene in mente Magica Europa dei Kronos (sì, e voi muti, va bene?) ed è subito un "nooooooo ma ti ricordi che correva l'anno 2003 e andavamo a ballare tutti i weekend e c'era questa e bevevamo il gin lemon anche se faceva cagare e scroccavamo sempre le sigarette in coppia e te le davano pure, perché all'epoca il pacchetto costava tipo tre euro e cinquanta e... nooooo che bei ricordi". 

Vabbè insomma, oggi ho deciso che proprio non ho più orgoglio e faccio coming out con le canzoni che ci sono nel mio iPod e che a volte costringo il Pelliccia ad ascoltare in macchina. Senza vergogna, tanto ormai vi dico tutto.

Allora, Masini l'ho detto. Non si capisce bene il perché ma alla fine l'immagine di una lei che si asciuga gli occhi alla sottana mi fa sempre tanto ridere e allora per me è un sì.

Poi, le Spice Girls. E dire che nel '94 non le ascoltavo però adesso mi piacciono, e soprattutto esprimono concetti aderenti ai miei tipo if you wanna be my lover you gotta get with my friends. Che dire. Girl power.

C'è Oh Diana di Celentano e Paul Anka, perché mi piace che Diana arrivi alla fine della canzone e me la immagino tutta strappona e bionda che saluta un Adriano e un Paul vecchi con il suo "Ehi, ciao ragazzi". Diana una di noi.

Ho dei classici senza tempo tipo Tanz bambolina e Tell me why perché che vita sarebbe stata la mia senza i tamarri.

Ho Neunundneunzig Luftballons perché mi allena il tedesco che non mi ricordo più.

Qualche perla d'annata tipo Figli delle stelle, Amore disperato, Vattene amore, Maledetta primavera. Insomma, tutte quelle canzoni che tutti conoscete ma vi vergognate a tenere nella playlist, ecco io celo.

Ho i Pooh, i Pooh ragazzi!

Ammetto di avere anche ben due canzoni di Zarrillo perché dai son troppo fighe da cantare e poi mi sento molto vicina alla tizia con la rosa blu sul seno perché vittima del pregiudizio, un tatuaggio non fa di me una cattiva ragazza, girl power reloaded.

Ligabue a nastro, vabbè, perché ancora non ho smesso, anche se abbiamo un po' litigato nell'ultimo periodo e non ci amiamo più così tanto ma è una lunga storia e non è facile troncare così, quindi ok Liga, rimaniamo amici.

Ho un po' di quella roba che ti salva sempre il culo, tipo De Andrè, Guccini, De Gregori e compagnia, così posso far finta che Magica Europa e le Spice siano solo una ragazzata (risate preregistrate in sottofondo).

Gente, io ve lo giuro che nel mio iPod ho una (l'unica?) canzone dei Sonhora, e non mi vergogno a dirlo, e anche (e con questa la chiudiamo qua) la colonna sonora di Mulan, amici. Siate forti.

Ovviamente non è tutto, c'è molto di più e probabilmente anche di peggio ma insomma, tanto per iniziare. Solitamente non chiedo mai reazioni ai post perché uno, chissene, e due, lo so anch'io che sto parlando da sola o quasi, ma stavolta, dai, ditemelo: quanti di voi hanno le Spice nell'iPod? Quali sono i segreti più imbarazzanti che nascondete nelle cuffiette? Non lasciatemi sola.




martedì 21 ottobre 2014

COMMESSE, UNITEVI: IL GRIDO DI BATTAGLIA DELLA GIANNI

Oggi mi sento battagliera. Oggi è una di quelle giornate che, in potenza, mi verrebbe da bandire scioperi della fame nazionali, marciare alla testa di cortei, aizzare le folle con invettive appassionate e poi assaltare il Fosso di Helm e banchettare con gli Uruk-hai. 

Ci sono dei giorni che va così. Anzi, per la verità no, i giorni sono tutti uguali, è che ogni tanto salta fuori una qualche questione, un certo tal discorso, una frase qualunque buttata lì per caso, che ti fa montare dentro l'ira funesta. Tipo a me succede quando dicono che a Milano c'abbiamo solo la nebbia. Quando sento la pubblicità della LAV alla radio. Quando lo sveglione di turno mi fa notare che guarda! Hai un brufolo enorme! - ma dai, brutta testa di palta, se ci ho spalmato sopra otto chili di fondotinta e una mano di vernice è perché forse non mi faceva piacere che la gente notasse il mio brufolo enorme perciò ti ringrazio di averci acceso i riflettori sopra, grazie, grazie mille.

Insomma, facendola breve e tagliando corto con gli sproloqui, è successo che pochi giorni fa, una delle blogger che seguo con l'affetto che riserverei a cugine di primo grado e al barista che mi fa il cuore di cacao sul cappuccio, ha pubblicato un post. La blogger in questione è Valentina di Inspire with Grace, e ve ne avevo già parlato qui. Il post invece è questo e se vi va, leggetelo, è carino, è scritto bene e, se vi piace la moda, potreste trovarlo molto ma molto interessante.  Se non vi va di leggerlo, ve lo riassumo io in due parole, così posso andare avanti col discorso: il post gira tutto intorno all'equazione secondo cui to be a fashion blogger is the new fare la commessa. Ovvero, cestello raccoglimmondizia per tutti quelli che: non hanno voglia di studiare, non sanno fare nient'altro, vogliono un lavoro facile, *altri luoghi comuni a caso*. Insomma, zero competenze, zero preparazione, poco sbattimento e soldi facili. Con queste prerogative, una volta si andava a fare la commessa (o la parrucchiera, amiche, tiro in mezzo anche voi), adesso si fa la fashion blogger. Certo

Allora, Valentina fa la commessa. Come me e come tanti di voi, agenti, commerciali, rappresentanti, sailcazzo. Siamo tutti commessi, perciò fatevene una ragione. Punto primo.
Punto secondo: ci sono due modi per fare le cose, tutte le cose. Uno è alla cazzo. L'altro è per bene. Io faccio la commessa e lo faccio per bene. Ho deciso di farlo, dopo aver preso una laurea scientifica, per una serie di motivi che non voglio star qui ad elencare, ma che sicuramente comprendeva il fatto che a me questa professione piace. Ho detto professione, sì. Io sono una professionista, ho lavorato e lavoro con professionisti. Ho studiato, ho fatto la gavetta, mi sono fatta il culo quadro tra formazioni, workshop, trasferte, budget da raggiungere, obiettivi personali, obiettivi cumulativi, training e, non da ultima, quotidiana esperienza sul campo, a contatto con delle persone. Di età diverse, razze diverse, culture diverse, lingue diverse, con una concezione propria di desiderio, qualità, design, servizio, lusso.
Per questo, per tutto questo, mi girano i coglioni quando le persone che incontri ti chiedono "Che lavoro fai?" e alla tua risposta "La commessa" la loro reazione più coinvolta è "Ah", e conseguente repentino calo di interesse, perché se fai la commessa non sei nemmeno degno del tanto di buona creanza che spinge quantomeno a fingere di mostrare interesse per il proprio interlocutore. Mi girano i coglioni a palla quando se fai la commessa in una boutique di lusso, di certo non ti ammazzi di fatica. Oppure quando, con tanto di occhioni sgranati ti chiedono "oh, ma davvero lavori anche nel weekend/a Pasqua/a Capodanno/il giorno del battesimo di tuo figlio?". Dai.

Allora io, qui ed ora, con lo stendardo delle Commesse Unite che sventola dal balcone, voglio spiegarvi veramente cosa vuol dire fare la commessa:
vuol dire essere istruite, perché devi saper parlare con la gente, e non importa se loro sono avvocati e non sanno usare il congiuntivo, tu devi, e con eleganza devi anche fare finta di non notare il loro sefarei;
vuol dire essere formate, su diversi livelli, dai materiali, alle tecniche di lavorazione, alle caratteristiche meccaniche di certi prodotti, al know-how, alle influenze artistiche-storiche-geografiche delle collezioni, alla storia della moda;
vuol dire essere informate, sui competitors, sugli influencers, ma anche sulla situazione politica della Papuasia, ad esempio, perché una commessa lo sa che un aereo che cade in Malesia o una guerra in Medio Oriente possono avere ripercussioni devastanti sul proprio cassetto, pertanto essere una commessa
vuol dire essere in grado di pianificare, elaborare strategie di vendita, essere capaci di gestire in maniera intelligente nel tempo le proprie risorse, perché vendere può anche essere facile ma continuare a vendere, soprattutto in certe condizioni, può essere molto ma molto difficile;
vuol dire essere eclettiche, perché devi essere in grado di rapportarti (e vendere) alla principessa settenne della Birmania così come alla nonnina che dà fondo alla pensione per la laurea della nipote;
vuol dire essere multiculturali, la commessa sa quando cade la festa di Metà Autunno in Cina, quando finisce il Ramadan, sa che agli asiatici il biglietto da visita si offre con due mani e che i mediorientali trovano offensivo quando ci si congratula con loro per l'acquisto, che in Cina il bianco è il colore del lutto, un cappello verde è sinonimo di tradimento e che il nome proprio non va mai scritto con la penna rossa;
vuol dire essere competitive, perché gli obiettivi da raggiungere sono giornalieri, mensili e annuali, e vengono calcolati sul budget del negozio, sul proprio budget personale e su obiettivi qualitativi mirati;
vuol dire essere collaborative, perché gli obiettivi si raggiungono in gruppo, ma non passive perché si nuota in un mare di squali e bisogna stare a galla senza braccioli;
vuol dire saper gestire le emergenze, e per emergenze non si intende solo la cassa che smette di funzionare alle quattro del sabato pomeriggio o l'ascensore in blocco, ma anche tubi dell'acqua che esplodono tipo Niagara Falls, tentativi di furto, psicopatici in cerca di un momento di gloria, starlette incazzate, popstar di fama mondiale in abito di lattice che mandano in tilt l'intero centro città;
vuol dire parlare almeno due lingue ma tre è meglio;
vuol dire conoscere a memoria prezzi, misure, giacenze e arrivi perché il beneficio del dubbio è concesso a tutti, tranne alla commessa, perché di una commessa impreparata non si fida nessuno;
vuol dire sviluppare senso estetico, perché le persone si affidino a te come a una consigliera di moda;
vuol dire essere sempre impeccabili, dentro e fuori dalla boutique, perché rappresenti il marchio e può capitarti di incontrare una cliente al mercato di San Marco il lunedì, e se sei in tuta e scaramigliata non va bene né sei giustificabile;
vuol dire essere in grado di rinunciare ai weekend con gli amici, alle vigilie di Natale a preparare lasagne, ai ponti al mare, all'epifania, il carnevale, il 25 aprile, il primo maggio, il due di giugno, pasqua, pasquina e pasquetta a casa con la propria famiglia;
soprattutto, soprattutto, vuol dire essere sorridenti. Sempre. Sempre. Anche quando ti sei lasciata col fidanzato, anche quando il cliente è maleducato, anche quando, e alcune mie colleghe lo sanno purtroppo fin troppo bene, ti diagnosticano una brutta malattia e cominci a perdere i capelli e vieni in negozio con la parrucca. E non esiste cosa più difficile di questa, di essere sempresempresempre sorridenti.

La cosa buffa è che tutto quello che vi sto dicendo è di una banalità disarmante, perché è sotto gli occhi di tutti voi, tutti i santi giorni, al supermercato, al bar, al telefono, in lavanderia, in palestra. Siete continuamente a contatto con venditori, per la maggior parte svogliati, impreparati o semplicemente maleducati, tanto che la volta che incappate in un venditore bravo, che sa fare il suo mestiere, siete i primi ad essere felici come pasque e a sentirvi appagati.

Ora, al di là di tutta sta pappardella, sono perfettamente cosciente del fatto che di certo fare la commessa non è il lavoro più difficile del mondo. Tutti possono fare la commessa. Ma tutti possono fare il biologo, ad esempio. E lo posso dire, perché l'ho fatto. Scommetto che io, come tutte le persone mediamente intelligenti, avrei potuto fare senza grossi problemi anche la veterinaria, la fisioterapista, la contabile, la geometra, l'oculista o l'insegnante. Il punto sarebbe stato farlo bene. Ho scelto di fare la commessa. E ho scelto di farla bene.

giovedì 16 ottobre 2014

TUTTE LE MINI GIANNI CHE CI SONO IN ME

Tipo, c'è la mini Gianni Scrittrice, per esempio: quella che sogna di scrivere un libro da quando era in quinta elementare ma non le è mai venuta un'idea e allora, stanca di attendere un'ispirazione che non arriva, ha deciso di rimoderare i suoi sogni e vorrebbe, chessò, aprire una libreria, anche on-line. O fare la bibliotecaria.

Poi c'è la mini Gianni Donna in Carriera, quella dell'yes we can, che ancora ci crede che ha tutte le carte in tavola e che, lavorando sodo, piolo dopo piolo questa scalata ce la si fa, e si vede già in cima a sbandierare la bandierina del successo.

Tra queste due c'è poi la mini Gianni Mantenuta. Lei sta tutto il giorno davanti a Friendzone e Abito da sposa cercasi, non ha voglia neanche di abbassarsi quando le pizzica un piede e la vedi sempre in giro col pigiama di sei giorni e il vaso di Nutella in mano.

Mini Gianni Microbiologa ogni tanto cerca di metter fuori la testa e dire la sua, ma non ce la fa, purtroppo. Ha avuto un brutto shock qualche anno fa, quando le altre mini Gianni l'hanno dimenticata all'autogrill e da allora non si è mai più ripresa. Credo abbia i giorni contati oramai.

C'è la mini Gianni Ricca col portafoglio a ventaglio che sta tutto il giorno a litigare con la mini Gianni Povera, quella che tiene i conti e paga l'affitto.

C'è la mini Gianni Ecologista, ma esce poco di casa: quando si fa vedere chiude l'acqua mentre si lava i denti e si ricorda che le lattine vanno con la plastica e non con il vetro.

C'è la mini Gianni Snob che struccata non ci esce e lo smalto sbeccato è da poveri, però poi c'è anche la mini Gianni Trazzona, quella coi calzini bucati e le babbucce pelose.

Mini Gianni Polvere Di Stelle si veste solo di rosa, le piacciono i tutù e le formine dei biscotti a forma di cuore. E' amica di mini Gianno, un transessuale in cravatta e Clark's che ha una predilizione per i film splatter e che oltretutto è misogino.

Mini Gianni Intellettuale ha ultimamente prestato la sua collezione di Murakami a mini Gianni Vanity Fair, ma lei poverina non ha tempo di leggere, sta cercando di imparare a memoria tutte le domande del Trivial Pursuit per evitare l'ennesima figura barbina al prossimo pranzo di Natale. Non ce la farà mai comunque, è proprio tonta.

Mini Gianni Runner cerca di rassodare le chiappe di mini Gianni Culo Pesante, ma temo sia una battaglia persa in partenza.

Mini Gianni Cuor di Leone cerca di convincere mini Gianni Pecora che nessuno la mangerà se dovesse capitarle di chiedere informazioni agli uffici comunali o nel caso si perdesse in zona Lorenteggio e non sapesse più come tornare a casa.

In mezzo a tutto ciò c'è La Grossa Gianni -che sarei io- e che dovrebbe essere tipo il capo e tenere a bada le litigiose mini Gianni che albergano in lei, ma è difficile. Grossa Gianni non sa mai a chi dar ragione e a chi torto, non sa di chi si può fidare e chi dice la verità. E quindi rimane lì con l'espressione un po' gonza a barcamenarsi, tirata per le maniche da una mini Gianni o l'altra e, così, ogni tanto è stanca. Per dirla tutta, ogni tanto non si sente per niente in buona compagnia.

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