mercoledì 3 settembre 2014

TU MI PIACI, SETTEMBRE

A me è sempre piaciuto Settembre. La fine dell'estate e il ritorno alla routine.
Certo, da piccola, quando si godeva per diritto di nascita a tre mesi di goduriose e soleggiate vacanze, un po' mi rodeva abbandonare campi estivi, piscine et al. per tornare sui bigi banchi di scuola, ma io sono sempre stata un po' secchiona, me ne facevo presto una ragione. Specialmente perchè la delusione dei giochi finiti veniva presto soppiantata dall'estrema goduria di scegliersi il diario nuovo, i quaderni, le penne e, negli anni d'abbondanza, perfino la cartella. Che bello il giorno in cui mi liberai dello zaino Invicta rosso e blu per un molto più fashion North Face! Già da allora, nei teneri anni dell'infanzia, si poteva notare la mia tendenza al consumismo becero, per cui l'acquisto di temperini rosa e matitine in ordine cromatico poteva farmi serenamente rinunciare al prezioso tempo libero nei parchi d'estate.

Col passare degli anni, la mia infatuazione per Settembre è andata gradatamente aumentando e arricchendosi di nuove motivazioni tra le più variegate, fra cui annoveriamo:

  • il ritorno alla copertina. Copertina sul divano e copertina sul letto. Babbucce pelose, calzette antiscivolo e, soprattutto, il rituale della tisana nella tazza del coffee-to-go.
  • l'abbandono della competizione per l'abbronzatura più bruna ed il graduale ritorno ad un più urbano color zola, che meglio si confà alla mia pelle diafana.
  • l'uva.
  • la progressiva recessione del guardaroba estivo, sbracciato e sfacciato, in favore di più motivanti look autunnali.
  • l'avvento di nuovi film belli al cinema e nuovi telefilm babbei in TV.
  • il ritorno della Gruber e di Mentana (va beh).
  • il Natale dietro l'angolo, e bisogna cominciare a buttar giù abbozzi di wish list.
  • last but not least, le case di mode che fomentano nuove ossessioni.
 Avete già dato un'occhiata alle collezioni FW per questo pazzo pazzo 2014-15? Io sì. Ho cominciato a luglio, a dire il vero. Di conseguenza, ho già virtualmente speso i miei nuovi stipendi e sappiamo bene che, in certe occasioni, tra il dire e il fare passa veramente poco. Di solito, i cinque numeri di un pin.



Il mio shopping virtuale inizia su ASOS, tra le cui meraviglie sceglierei l'adorabile kimono ricamato lungo fino ai piedi. Ma per andare dove?!, mi urlano dalla regia (alias l'emisfero sinistro del mio cervello, ndr). Boh, però mi piace e poi sto leggendo un libro sui samurai, non posso non avere un kimono. Sì, mi sembra ragionevole.

Una volta rotto così tanto il ghiaccio, mi ci vorrebbe davvero poco a tirar su la bici ed approdare in San Babila. Lì, comincerei affacciandomi in via della Spiga, ma appena appena, giusto per entrare da Kurt Geiger ed appropriarmi di queste fantastiche slip on da russa ubriaca su cui ho messo gli occhi da oltre un mese:



Visto che Cos è giusto lì a due passi, ci farei un salto per provarmi un vecchio amore, che dà i brividi a molte ma a me continua a piacere dal '99 senza smettere mai: la temibile GONNA PANTALONE.

Innocua davanti...
... letale dietro!

Con la scusa di un gelato da Krem, mi allungherei su Vittorio Emanuele e da Massimo Dutti, brand che ho sempre malcagato fino a che non ne hanno parlato qui, e ho scoperto che hanno dei cappotti meravigliosi a prezzi abbastanza affordabili. E allora mi comprerei il cappotto nero che era nei miei piani l'anno scorso prima che il fato mi facesse imbattere in un sobrio pied de poul gigante.


Da lì sarebbe un attimo arrivare fino ad &otherstories ed ingrassare la mia nuova fissa per le midiskirt appropriandomi di questa:

colore divino + lunghezza perfetta = ti amo

A quel punto, ormai sopraffatta dai sacchetti (ma sempre con un aplomb degno di Julia), non vedo perché non dovrei allungarmi in via Manzoni, dove da TwinSet ho visto questo adorabile abito sottoveste che nella mia mente sto già indossando con un maxi cardigan a magli grosse. Fa niente se poi ho freddo.


Ora, io mi chiedo cosa mai mi stia trattenendo qui sul divano. L'affitto da pagare, può essere.

lunedì 1 settembre 2014

REMINESCENZE VACANZIFERE: IL VICINO DI OMBRELLONE MOLESTO.

Habemus computer, ragazzi! Siamo andati ad adottarlo io e il Pelliccia, munito di bici con ruota bucata per il trasporto, sabato pomeriggio.

Tutto bene, se vogliamo tralasciare un piccolo incidente di percorso occorso ieri pomeriggio, quando, a due ore scarse dalla prima accensione, mi sono ritrovata Google Chrome spodestato da un motore di ricerca dagli accenni vagamente soft porno, scaricato in chissà quale maniera mentre tentavo di istallare Picasa (che, tra parentesi, non so nemmeno usare troppo bene). Per fortuna, mentre io frignavo, il salvifico intervento del Pelliccia e di Salvatore Aranzulla ha riportato la situa alle originarie condizioni. Ho capito che Salvatore Aranzulla è la mia boa quando il mare dell'informatica (questa sconosciuta) si fa burrascoso, il che succede tipo ogni quattordici-quindici ore (grazie Salvo!).

Comunque. Tutto è bene quel che finisce bene, io e il mio attrezzo siamo di nuovo operativi.
Nel mentre che trusciavo col mio nuovo arnese, mi sono capitate sott'occhio le foto delle neofinite vacanze del Pelliccia e mie. Se non ve l'ho detto, quest'anno siamo andati in Toscana: mare cristallino, grandi abbuffate, tendiniti per raggiungere la spiaggia. Tutto molto bello. Senonché, riguardando le paciose immagini rubate a zonzo per l'Argentario, ho cominciato a riflettere su uno dei massimi dolori che mi affligge nel periodo estivo, dolore che tanto più si acutizza nel momento in cui si decide di andare a spendere le nostre vacations nei soleggiati lidi italiani.
Pertanto, nonostante nessuno di voi l'abbia chiesto e probabilmente nessuno ci tenga particolarmente, ho deciso di inaugurare il mio nuovo mezzo condividendo con tutti voi il Gianni-pensiero sulla piaga delle spiagge italiane, ovvero il vicino di ombrellone.
Premetto che io, come penso tanti di voi, in vacanza sono esattamente uguale a quello che sono nella vita di tutti i giorni, ovvero antipatica, altezzosa e solitaria. Ergo, le uniche attività che concepisco in spiaggia sono:
prendere il sole
leggere
mangiare focacce bisunte
spararmi i selfie da sdraiata che sembro più magra.
Tutto ciò nella cristallina bolla di solitudine in cui rientriamo io, il Pelliccia e la crema solare protezione 30. Al massimo qualche amico di vecchia data, se ne capita l'occasione. Stop. Non sono in spiaggia per far conversazione. Non sto cercando consigli su dove andare a cena. Non voglio nemmeno sfidarti a Quiz Cross, noi si gioca solo con gli avversari a caso in modalità blitz.
Invece pare che la spiaggia, con i suoi quaranta gradi all'ombra e la sete primordiale, istighi alla conversazione coatta. La gente ha voglia di parlare con dei perfetti sconosciuti e non c'è verso alcuno che desista. Tu avrai pure il libro davanti agli occhi, gli auricolari nelle orecchie, questi niente, pretendono risposte. Incredibile. E se anche tu sei così stoico da fargli gettare la spugna dopo interi quarti d'ora di risposte monosillabiche, in cui viene testata la resistenza mentale delle due parti, non ti potrai sottrarre alla conversazione che il Vicino di Ombrellone Molesto instaurerà istantaneamente con gli altri malcapitati degli ombrelloni adiacenti.
Dopo anni di attenta analisi, ho costatato che i trend di queste conversazioni forzate sono sempre più o meno gli stessi:
il Vicino di Ombrellone Molesto (da qui in poi VOM per semplicità) è generalmente autoctono.
Pur tuttavia, ha passato dai due ai cinque anni a Milano, poi però è scappato perché i ritmi erano troppo stressanti. A questo punto mi verrebbe sempre voglia di far notare che sì, noi a Milano si corre, pertanto quando si arriva ai dieci giorni di ferie di Agosto si ha voglia di riposare. Soprattutto le orecchie.
In ogni caso anche il luogo di villeggiatura di cui il VOM è originario non è più quello di una volta: colpa dei troppi turisti, ma certamente anche del sindaco. Non si sa bene perché, ma il sindaco c'entra sempre.
Comunque ci sono sempre spiagge migliori dall'altra parte del promontorio. Questa è carina, sì, ma un po' troppo affollata/assolata/rumorosa.
Il VOM vive qui tutto l'anno tutti gli anni, perciò consce tutto ed è prodigo di buoni consigli. Tutto quello che avete fatto/visitato/mangiato finora è una merda. Solo lui conosce i posti buoni.
A questo punto della conversazione, il VOM si sente di essere ormai abbastanza in confidenza e attacca con i veri discorsi cicciosi da ombrellone, ovvero clima e politica.
Sul clima espone considerazioni piuttosto generali: sì, questo è stato un anno buono. No, quest'estate ha piovuto tanto, la spiaggia non ce la siamo goduta, speriamo che ce la faccia buona adesso fino a fine stagione.
Infine, ormai forte delle sue capacità oratorie, il VOM attacca i pipponi sulla politica, dapprima locale (vedi il sindaco, che fa mettere multe a mazzi se porti i cani in spiaggia e poi c'è gente che sporca molto più del mio cane con cui mi fa più schifo fare il bagno), fino ad approdare al livello nazionale, quindi tasse (dove andremo a finire) e immigrati (che vengono qui a rubare il lavoro ai nostri figli ed è tutta colpa di Renzi ma anche di quei porci che ci han mangiato prima). Quando il VOM comincia a nominare Mare Nostrum, è ora e tempo di andarsi a fare un bagno.

sabato 30 agosto 2014

CIAO, SALUTI E RIASSUNTI

Ciao.

Sono sparita, lo so. Sono sparita per tutto il mese di Agosto e no, non ero in vacanza alla Hawaii.

Ero semplicemente arrabbiata. Per la verità ero nera. Ho fatto una sfuriata biblica col mio computer, di quelle che ti minaccio che guarda che sto al terzo piano, non ci metto niente a buttarti giù, capito, capitoooooo? Non ci siamo parlati per un sacco di giorni. Io ho fatto la sostenuta di brutto. Poi qualche giorno fa ho calato la maschera, perchè non ne potevo più di rispondere a email dall'Iphone e allora ho detto ok, io depongo le armi, accantono i risentimenti e ti tendo la mano. Un gesto di riappacificazione. E lui, lui funziona. Con i suoi tempi, certo, con tutti i suoi vezzi da prima donna, i suoi capricci da mocciosetto ma graziedio, funziona. Abbiamo fatto la pace. Quasi. Quasi perchè io sono rancorosa e vendicativa e soprattutto annegata nei pregiudizi, quindi domani vado a comprargli il sostituto. Nessun rimpianto, certe fratture non si rimarginano così, certi cocci non si ricompongono, e noi due non saremo mai più quelli di una volta. Mi dispiace.
E allora ho pensato di venire a farvi un salutino, intanto che posso. Perchè chissà, magari domani mi porto a casa un cucciolo di quelli iperattivi, che non sanno usare la lettiera, e io che son tonta ho bisogno di un po' di allenamento e di tanto sangue amaro per riuscire a farmi voler bene. Ergo, carpe diem.

Come state? Io sto bene. In questo mese che non ci si è visti sono successe tante cose.

Sono andata in vacanza in un posto dove non prendeva il 3G e ho rischiato l'esaurimento, ad esempio. Sono tornata a casa senza neanche una foto profilo decente perchè niente, esco sempre con una faccia che bleh.
Mi sono abbronzata, un pochino.
I miei capelli sono di paglia, ma a Milano sono ancora tutti chiusi, ritenterò con la prossima settimana.
Io e il Pelliccia abbiamo rotto in un sol colpo ombrellone, tenda e materasso gonfiabile, abbiamo tentato di entrare in siti archeologici nel giorno di chiusura, ci siamo crogiolati in acque termali, abbiamo rischiato le caviglie per raggiungere spiagge impervie, abbiamo fatto grigliate, code in autostrada, ascoltato musica di merda e, alla resa dei conti, ci siamo divertiti.

Poi, ho cambiato lavoro. Ho lasciato la vecchia via per la nuova, e quella nuova è una creatura neonata, abbozzata, pericolosa ed eccitante.
Sono felice e ho paura, avrò più responsabilità, più mansioni, più sottoposti su cui sfogare le mie fantasie in cui mi traspongo in Miranda Priestly, e anche più soldi, ma solo pochi di più.
Al secondo giorno di contratto mi sono trovata col cuscinetto ergonomico su un volo Roma - New York, più adrenalinica di una Redbull, perciò non posso che dichiararmi soddisfatta del cambiamento.
La cosa veramente grassa è che io avrei iniziato a lavorare, senonchè il posto di lavoro ancora non c'è e non ci sarà fisicamente fino alla fine del mese prossimo. Questo significa che sono quasi in ferie per un sacco di tempo. Logicamente, essendo una persona dal fragile equilibrio, sto prendendo la cosa in maniera ragionevole, con eccessi di entusiasmo alternati a episodi di dualismo -tipo mi dispero perchè non so come occupare il tempo, poi mi arrivano due email e sbuffo- , crisi d'ansia ingiustificata -oddio ora mi trovo a oziare forzatamente così perdo il ritmo e poi tra un mese sarà un disastro- e sfasamenti spazio-temporali -stamattina mi alzo e mi trucco, poi realizzo che non devo andare da nessuna parte e ritorno a letto truccata e con i capelli ravviati-.
Tutto ciò riccamente condito dalla mia amica Ansia da Prestazione. E' tornato a farsi vivo il mio incubo ricorrente, quello in cui vivo nella mia vita reale (con cambi di lavoro e tutto il resto) ma non mi sono ancora laureata, mi mancano sempre tre-quattro esami assurdi e totalmente inconciliabili con il mio percorso formativo - vedi geografia, stanotte - e io mi dispero perchè non ho tempo per studiare/non so dove recuperare gli appunti/ho libri di edizioni obsolete. Non che l'interpretazione fosse particolarmente ostica, ma giusto per farmi del male ho digitato "interpretazione sogni" su Google ed ecco cosa ne è uscito:


Domani vado a sfogare le mie crisi di insicurezza al Saturn. Se riesco a domare il nuovo arnese, ci sentiamo presto.

domenica 20 luglio 2014

DI CALDO E DI SCHIFEZZE.

Di questi tempi, se volete vedere gente vestita carina, l'unica è farsi un giro in via della Spiga verso le nove/novemmezza del mattino, perchè in tutta Milano le uniche ancora in grado di abbigliarsi con ritegno sono le venditrici delle boutique di lusso.

Per il resto, i Milanesi sembrano le vittime senza voce dell'afa. Si aggirano disorientati per la città, mostrando chiari segni di squilibrio ipertermico. Zioppera se fa caldo. Fa talmente caldo che la mattina si uscirebbe in vestaglia e ciabatte di gomma. Periodo ipotetico. Ma visto che siamo esseri senzienti, NON LO SI FA, si radunano invece forze ed energie e CI SI VESTE, al meglio delle nostre capacità di resistenza. Perchè occhei, fa caldo che ci si scioglie il trucco, fa caldo che la mattina ci si mette la crema e si rimane con le gambe rivestite di pelle d'anguilla, ma l'ipertermia non può giustificare certe nefandezze, a meno che non vi abbia dato completamente alla testa.

Perchè amici, quando scoppia il caldo, a Milano cominciano a vedersi cose che manco al largo dei bastioni di Orione il quindici d'Agosto.


L'immagine è a caso, giusto per stemperare la tensione.


Gli shorts giroculo ad esempio. Com'è che l'afa riesce a vincervi così facilmente sul senso del pudore che d'un tratto trovate perfettamente normale andarvene in giro con mezza chiappa di fuori? Mettetevi anche i rollers, già che ci siamo, e poi possiamo far finta di essere a Miami, invece che sulla Martesana in mezzo alle nutrie che nuotano.

Vorrei svelare due grosse verità ad alcune signore che passeggiano per il centro in questi giorni: il copricostume non è un vestito, e voi avete bisogno del reggiseno. Vedete il mare da qualche parte? Ci sono ombrelloni, lettini e un bagnino nelle vicinanze? I vostri figli indossano braccioli? No? Allora copritevi.

Quando il termometro supera i 30 gradi, parte l'inspiegabile voglia di vestirsi da poracce. Chissà perchè. Tipo che d'un tratto si matrializzano, dal cassone sotto il letto dov'erano giustamente relegati, borse peruviane regalateci da zie nel '97, bracciali colorati acquistati in spiaggia a Viserbella, canotte di Tezenis risalenti alla prima apertura in Vittorio Emanuele, sandali souvenir della cammellata nel deserto scelti nella tenda beduina sotto i fumi del narghilè.

E poi le cinesate. Credo che il mercato della maglina cinese in estate raggiunga picchi incredibili. Il best seller è la tuta da Ali Babà pure made in China, che abbinata con le ballerine in paillettes da mercato vi fa subito sentire Jafar alla ricerca del diamante allo stato grezzo. Perchè sì, alla fine passiamo tutto l'anno a volerci sentire delle principesse, d'estate ci tramutiamo invece nei pirla della Disney, mi sembra giusto.

E comuque tra tutti gli orrori che l'afa porta nel guardaroba delle Milanesi, se dovessi scegliere quello che veramente mi fa incazzare, ragazze, sono i jeans. I jeans. I jeans. Perchè, santissima l'afazza, se con quaranta gradi all'ombra e il centopercento di umidità percepita non riuscite a trovare una soluzione migliore che mettervi un paio di jeansjeansjeans,  che fantasia di merda avete, vi meritate la morte lenta per autocombustione.

 

lunedì 14 luglio 2014

VEDERE IL LATO POSITIVO DELLE COSE, OVVERO QUELLO CON IL MUSCHIO.

Da domani arriva l'anticiclone di sta ceppa, dicevano. Caldo africano, dicevano.

Sarà, io sono in casa il 14 di Luglio con il pigiamone e il gatto.

Allora una volta a me piaceva l'estate e mi faceva schifo tutto il resto dell'anno. Avevo freddo dal primo di Settembre al trenta di Maggio. Più o meno. Poi sono cresciuta (leggi, invecchiata), le mie gambe hanno cominciato ad assumere la consistenza della gelatina e io ho cominciato ad apprezzare i jeans, i gonnelloni e le calze da centottantamilaeun denaro.

E infatti a me questo freschetto non dispiace proprio troppo. E così, poichè sono una persona altruista e di buon cuore, e lo percepisco dai vostri controllati stati su Facebook che ecco, come dire, quest'estate pazzerella vi sta spaccando i maroni, ho deciso di stilare per voi la lista dei lati positivi di un'estate piovosa:

  • occhei, voi non vi potete mettere i pantaloncini e magari avete delle belle gambe e la cosa vi pesa, ma considerate che non se li può mettere neanche la vicina di casa sessantenne cicciona rimasta ferma agli anni Ottanta. No more hot pants ad offendervi la vista sugli autobus, mica poco.
  • piove = riduzione drastica di presenze in infradito = no more pedicure imbarazzanti, la vostra vista è salva 2.0.
  • il basilico sul balcone è autosufficiente, la menta cresce come la peggior specie infestante e vi potete ammazzare di mojito casalingo - tanto piove, cosa uscite a fare.
  • niente panico da tinteralla, sono tutti color dello zola, siete perfettamente in nuance.
  • piove anche al mare, perciò potete gioire selvaggiamente sbeffeggiando i selfies degli amici in Puglia stagliati contro un nebuloso orizzonte. Perchè non ci sono cazzi, se piove città batte mare 10 a 0.
  • siete in grado - contro ogni logica aspettativa - di perseverare nella stoica impresa della corsa mattutina, perchè fa freschetto.
  • tornare a casa in bici sotto la pioggia vi fa sentire più potenti di Rocky contro Drago (sentite anche la musichetta, mentre pedalate forsennati)
  • le probabilità di imbattersi in irrigatori incazzati che vi docciano a metà carreggiata stanno a zero. Ditemi se è poco.
  • meno insetti.
  • longevità della vita di coppia: non vi viene voglia di soffocare nella notte quell'orso bruno che vi dorme di fianco scaldando il letto come un fornelletto da campeggio. Anzi, si può ancora dormire abbracciati (seee vabbè. Ipoteticamente).
  • e infine, in un'estate di pioggia, una misera povera e breve giornata di sole sembra un miracolo irripetibile e di cui godere ogni secondo (ovvero cambiando cinque volte outfit nel giro di dodici ore).
Vi ho convinti? Se la risposta è no, pensate che tutte le cose più belle accadono sempre sotto la pioggia. Ce l'ha insegnato Audrey. E Wall-E. E Mary Jane. E anche Theoden di Rohan.












mercoledì 9 luglio 2014

L'ORGOGLIO CICLISTA

Del fatto che girare a Milano in bici (specie se in gonnella) abbia dell'impresa eroica ne avevamo già parlato qui. Con gli acquazzoni che stanno tirando giù gli dei di questi giorni poi te lo spiego. A tal proposito lasciatemi esprimere un sonoro disappunto per il tormentone dell'estate 2014, che per una volta non prevede culi tremebondi e brasiliani ma è invece l'esacerbata locuzione "bomba d'acqua" che fa strippare i giornalisti di La7 - ma bomba d'acqua cosachecosa, occhei, c'è il temporale, occhei, c'è Milano che galleggia, ma parlate come mangiate perdio, che bomba d'acqua è solo il gavettone che ti sparo in faccia io sulla spiaggia di Riccione.

Divagando.

Se il problema della smutandata ha trovato valide soluzioni - e ringrazio le mie lettrici fedeli Valentina e Federica per avermi segnalato questa e quest'altra soluzione - per altre cose ancora ci tocca litigare.

Sabato scorso ho iniziato la mia giornata alla grandissima quando, dopo aver sistemato le mie palle piene nel cestino, nel pedalare verso il lavoro, ho dovuto fare brutto con una Macchinara Arrogante e vieppiù dotata di permanente anni 80 che mi ha fatto drizzare i peli delle braccia superando a destra e strombazzando che neanche Luke Duke (i capelli erano effettivamente simili. Per dire).

Perchè se non bastassero le gonne e le intemperie a costellare di ostacoli il percorso del Ciclista Urbano, ancora più pericolosa e infida è la lotta che il nostro eroe ogni giorno si ritrova a combattere ad armi impari con il suo rivale di sempre, il nemico naturale, l'antico rivale: il Macchinaro Arrogante.

Il Macchinaro Arrogante è quello che considera il ciclista un semplice ingombro sterico sulla sua via verso la gloria (ovvero, il benzinaio). Nella sua visione sfocata e annebbiata dall'odio, egli non ne coglie la natura umana: la sua miopia percepisce la massa corporea che rallenta la sua corsa verso il successo e la sua mente è in grado di formulare un solo pensiero: schiacciare - il Ciclista, come fosse un moscerino. Schiacciare sul pedale, fargli mangiare la polvere e umiliarlo, e poi ridere di lui mentre si fa sempre più piccolo e sparisce all'orizzonte, impolverato e impaurito.

Il Macchinaro Arrogante è quello la cui portiera ha un'apertura alare di 90° esatti, e la mossa gli viene meglio e più repentina se è parcheggiato in doppia fila.

Il Macchinaro Arrogante è quello che elargisce diritti di precedenza a seconda della sua magnanimità e del tutto arbitrariamente, e si stupisce che il Ciclista non si sprechi in segni di riconoscimento quando, nelle giornate di particolare buonumore, decide di dargli il contentino rispettando la segnaletica orizzontale.

Il Macchinaro Arrogante è quello che odia a tal punto il Ciclista Urbano da tenerlo sotto assedio nella sua stessa casa: ostruisce qualunque passo carrabile gli venga sottomano e poi rimane a guardare dal bar di fronte, sgranocchiando pop corn, le acrobazie del piccolo Ciclista nel tentativo di scavalcargli il cofano.

Il Macchinaro Arrogante è quello che trova che sia stata una gran bella idea da parte di Pisapia aumentare i parcheggi in città, anche se ancora non si spiega per quale motivo li abbia tinti di rosso e decorati con simpatici stencil a forma di velocipede. 

Il Macchinaro Arrogante è quello che la domenica pomeriggio verso le tre si trasforma in Ciclista, si dipone in batterie da quattro sull'intera carreggiata e si stupisce e si indigna della maleducazione di tutti quei Macchinari Arroganti che gli sgommano in faccia inquinando una città che andrebbe goduta di più all'aria aperta.













venerdì 4 luglio 2014

COME CAZZO SI FA

Dopo il depressive mood della settimana scorsa torno a postare minghiate, e oggi mi domando e chiedo: ma come cazzo si fa.
Uno, a tifare Cantù (è una settimana che mi alzo la mattina cantando cori, GRAZIE OLIMPIA CAMPIONI D'ITALIA!).
Due, a mangiare il ghiacciolo verde.

E tre, a crederci di brutto come Alessia di The Chilicool.


A parte che a me sto taglio di capelli fa schifo, non è questo che mi inquieta. Mi inquietano invece i titoli che Alessia sceglie per i suoi post. Ora, non che io sia una grande produttrice di titoli intelligenti, ma lei partorisce cose di questo genere: Fiori sulla felpa e cenni d'azzurro. Cioè, avete capito? Fiori sulla felpa e cenni d'azzurro! Pura poesia! Grandissimo sforzo d'intelletto! Mirabile sfoggio d'immaginazione.
Non paga della pochezza dei suoi titoli Alessia continua il post in questo deprecabile modo:

Fiori, fiori e ancora fiori. Calici di vino bianco ghiacciato. La luce del sole che filtra tra le nubi, tra le colline a nord di Udine. Lunghi bagni in piscina. Cene a lume di candela a piedi nudi nell’ erba. Case diroccate nascoste dalle balle di fieno. Risate a cuore aperto. Il caffè quando si fa sera. Le tazzine di porcellana nella credenza di mamma. 

Ma che fantastica istantanea di vita! Che spaccato di Udine! I calici di vino ghiacciati, le cene a lume di candela... Ale ma chittecrede? Chittecrede Alessia? Cos'è, la campagna di Udine aka il nuovo regno di Fantasilandia? Tua madre, vicino alle tazzine di porcellana ha le coppe da Dom Perignon per far sbronzare te a bordo vasca, Alessia?
Ma lei gnente, imperterrita:

 Fiori, fiori, fiori e ancora fiori. Sulla mia felpa in versione crop, sul tavolino in salotto, tra le pagine di un libro in attesa di essere sfogliato (e ti do un consiglio, Alessia: aprilo, che magari inizi a sistemare la punteggiatura in grazia del dio). Per me rose, tulipani e calle. Bianche. Irriducibili cenni di frivolezza, consapevoli che le cose belle richiedono tempo, passione e un pizzico di pazienza. (cioè, ma solo io mi chiedo cosa cazzo mai sta dicendo? Le cose belle che richiedono tempo cosa? Alessia, ti ricordo che stiamo parlando di una felpa X-CAPE, marchio che tutte noi ritenevamo bandito, e di fiori spiaccicati tra le pagine di libri mai aperti). Il mio Martedì è iniziato così (no, hai capito? Il suo martedì inizia con vino bianco, calle e lei che come una cretina ride girando a piedi nudi in aperta campagna! Il tuo martedì come inizia, sulla metro?), ricordando istantanee di vita, e a questo ho aggiunto una camicia bianca e un jeans a sigaretta per un casual twist (casual twist, questa me la devo segnare e la riciclo in un post fra un paio di mesi) che oggi sento particolarmente mio. Due grandi lenti azzurre dietro cui nascondere lo sguardo. Fiori freschi in casa e candele accese.(ma dove vive questa, nel castello di Biancaneve?) Un tocco di magia, ed uno soltanto, anche nelle piccole cose. Il fascino sottile della non-perfezione. E il non prendersi troppo sul serio. Tutto il resto è noia. A voi l’ augurio che questa settimana, che profuma di fiori e di leggerezza, possa essere come voi la volete.

No, basta. Su "il fascino sottile della non perfezione", signore, alzo le mani e mi dichiaro arresa. 
 
Come cazzo si fa a crederci di brutto come la Marcuzzi. Cioè, le avete viste le ultime foto della Pinella?




Boh, a me stai anche simpatica Alessia, però c'hai quarant'anni e mi sembri una pazza.

E poi, il trend più cool dell'estate. Evidentemente stufe delle tette al vento della Biasi, le sue competitors fescion bloggerz aprono le danze al bagno vestite.

 
Tuula

Style Scrapbook

Andy, nella sua immensa figaggine, cammina sulle acque che neanche il redentore.



My free choice

Vince a mani basse Erika Boldrin con il tuffo integrale, alla faccia nostra che portiamo il vestito buono in lavanderia. D'altronde, chissenefrega se in calce al post hai scritto wearing: Roberto Cavalli dress?




Fiori, fiori e ancora fiori. Calici di vino bianco ghiacciato. La luce del sole che filtra tra le nubi, tra le colline a nord di Udine. Lunghi bagni in piscina. Cene a lume di candela a piedi nudi nell’ erba. Case diroccate nascoste dalle balle di fieno. Risate a cuore aperto. Il caffè quando si fa sera. Le tazzine di porcellana nella credenza di mamma.  Fiori, fiori, fiori e ancora fiori. Sulla mia felpa in versione crop, sul tavolino in salotto, tra le pagine di un libro in attesa di essere sfogliato. Per me rose, tulipani e calle. Bianche. Irriducibili cenni di frivolezza, consapevoli che le cose belle richiedono tempo, passione e un pizzico di pazienza. Il mio Martedì è iniziato così, ricordando istantanee di vita, e a questo ho aggiunto una camicia bianca e un jeans a sigaretta per un casual twist che oggi sento particolarmente mio. Due grandi lenti azzurre dietro cui nascondere lo sguardo. Fiori freschi in casa e candele accese. Un tocco di magia, ed uno soltanto, anche nelle piccole cose. Il fascino sottile della non-perfezione. E il non prendersi troppo sul serio. Tutto il resto è noia. A voi l’ augurio che questa settimana, che profuma di fiori e di leggerezza, possa essere come voi la volete.
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Fiori, fiori e ancora fiori. Calici di vino bianco ghiacciato. La luce del sole che filtra tra le nubi, tra le colline a nord di Udine. Lunghi bagni in piscina. Cene a lume di candela a piedi nudi nell’ erba. Case diroccate nascoste dalle balle di fieno. Risate a cuore aperto. Il caffè quando si fa sera. Le tazzine di porcellana nella credenza di mamma.  Fiori, fiori, fiori e ancora fiori. Sulla mia felpa in versione crop, sul tavolino in salotto, tra le pagine di un libro in attesa di essere sfogliato. Per me rose, tulipani e calle. Bianche. Irriducibili cenni di frivolezza, consapevoli che le cose belle richiedono tempo, passione e un pizzico di pazienza. Il mio Martedì è iniziato così, ricordando istantanee di vita, e a questo ho aggiunto una camicia bianca e un jeans a sigaretta per un casual twist che oggi sento particolarmente mio. Due grandi lenti azzurre dietro cui nascondere lo sguardo. Fiori freschi in casa e candele accese. Un tocco di magia, ed uno soltanto, anche nelle piccole cose. Il fascino sottile della non-perfezione. E il non prendersi troppo sul serio. Tutto il resto è noia. A voi l’ augurio che questa settimana, che profuma di fiori e di leggerezza, possa essere come voi la volete.
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Fiori, fiori e ancora fiori. Calici di vino bianco ghiacciato. La luce del sole che filtra tra le nubi, tra le colline a nord di Udine. Lunghi bagni in piscina. Cene a lume di candela a piedi nudi nell’ erba. Case diroccate nascoste dalle balle di fieno. Risate a cuore aperto. Il caffè quando si fa sera. Le tazzine di porcellana nella credenza di mamma.  Fiori, fiori, fiori e ancora fiori. Sulla mia felpa in versione crop, sul tavolino in salotto, tra le pagine di un libro in attesa di essere sfogliato. Per me rose, tulipani e calle. Bianche. Irriducibili cenni di frivolezza, consapevoli che le cose belle richiedono tempo, passione e un pizzico di pazienza. Il mio Martedì è iniziato così, ricordando istantanee di vita, e a questo ho aggiunto una camicia bianca e un jeans a sigaretta per un casual twist che oggi sento particolarmente mio. Due grandi lenti azzurre dietro cui nascondere lo sguardo. Fiori freschi in casa e candele accese. Un tocco di magia, ed uno soltanto, anche nelle piccole cose. Il fascino sottile della non-perfezione. E il non prendersi troppo sul serio. Tutto il resto è noia. A voi l’ augurio che questa settimana, che profuma di fiori e di leggerezza, possa essere come voi la volete.
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