lunedì 15 settembre 2014

LA CAMERA A GAS, E POI L'AMORE

Cosa ci hanno insegnato i pippozzi che ci sparavamo quando avevamo quindici anni? Niente di buono, ve lo dico io:

Jane Eyre. Si innamora di uno stronzo, sposato con una pazza che tiene nascosta nel castello. Per rendere le cose più facili, scoppia un incendio e lui diventa cieco. 

Cime tempestose. Un amore così grande che lei non ce la fa a sostenere la discrepanza di estrazione sociale con l'amato il quale, ferito nell'orgoglio, diventa uno stronzo abissale e gliela fa pagare in tutti i modi più uno finché lei non crepa, amandolo pazzamente nonostante la sua anima nera come il petrolio.

Via col Vento. Lei lo ama anche se lui ha la verve di un millepiedi. Lui la ama ma non può, e sfido a trovare una lettrice che una che abbia accettato la cosa con serenità d'animo. Poi arrivano, in ordine: guerra, carestia, malattie, gravidanze mortali, esclusione sociale, morti infantili, depressione e alcolismo. Lei ci mette novecento pagine ad accorgersi che ama un altro, proprio quando l'altro ha deciso che puppa.

L'amore ai tempi del colera. Si amano. Lei fa un lungo viaggio, poi torna, lo vede e dice: "Che schifo, ma cos'ero, impazzita?" Lui la aspetta per cinquant'un anni, nove mesi e quattro giorni. Lei, invece di denunciarlo per stalking, alla fine cede.

Sono sicura che nel leggere questi titoli ad ognuna di voi siano già balenati in mente almeno un altro paio di buoni esempi per rendere la lista sempre più tendente ad infinito.

Cosa voglio dirvi con tutto ciò? 
Ebbene, che l'inganno è globale. Siamo nati per soffrire. L'amore non è bello se non è litigarello. Ci andiamo ad infilare in storie che girano meno di un tornio arrugginito. Ci innamoriamo di persone che non fittano, il cerchio nel buco quadrato che cercavamo a forza di infilare nel giochino all'asilo. Usiamo registri linguistici inconciliabili, con lo stesso risultato che probabilmente otterrebbe la prozia Anita a colloquio con Sgarbi. Litighiamo, ci crogioliamo nel nostro senso di inadeguatezza e, in una parola, soffriamo. Soffriamo in nome dell'AMORE. Per portare avanti la nostra storia d'Amore. Perché è giusto soffrire per salvaguardare una cosa così bella, così felice, così appagante come l'Amore. Se hai l'Amore hai tutto. Se hai l'Amore non importa se litighi, non importa se ti incazzi, se rinunci, se rosichi. Puoi superare tutto, e lo devi fare, perché tu hai l'Amore. Ed a volte sembra sia un dettaglio se tu, in quell'Amore, semplicemente stai di merda. E non è colpa tua, è non è neanche colpa sua. Però tu dici A e lui dice B. Tu vedi bianco e lui vede nero. E sono le mille cose di una vita, la tua: tu sei di destra, lui di sinistra. Tu sei vegano, lei adora le pellicce. Mare o montagna. Milano o Cantù. Panettone o pandoro. Cinema o discoteca. Amici o vita di coppia. Figli o non figli. 

Felici o non felici.

Ebbene, ci si passa, prima o poi. Perché? Perché per qualche strana, insondabile ragione, si è convinti che l'amore sia sudore e sofferenza. E non voglio dar la colpa a Jane Eyre eh. Però porca puttana qualcuno dovrà pagare per tutto questo. Perché queste sono agonie che non si consumano nel giro di qualche mese. Eh no! Se l'amore è sofferenza, io voglio soffrire, e si va avanti gli anni. Tipo tre, nei casi fortunati. Tipo una vita, per i più stoici, oppure per quelli che non hanno né il coraggio né il buonsenso di dire a un certo punto "emmobbasta! Saremo pure innamorati, ci sarà del sentimento, ma cristo basta! Questo amore è una penitenza, è un sacrificio!". E allora, con gran spargimento di sangue, ci si lascia. Col cuore a pezzi, perché sì, l'Amore c'era, era tutto il resto che mancava, e questo tutto il resto ha preso l'Amore, l'ha dilaniato, l'ha fatto a pezzi, l'ha azzannato e poi ne ha sputato le ossa. Ha lasciato solo lo scheletro senza vita dell'Amore.

E poi succede che, con il sale sulle ferite, incontri qualcuno che dici A e lui dice A. Qualcuno con cui le cose vanno e vanno semplicemente. Perché è così che devono andare. E tu non devi fare niente, solo guardarlo che scorre e stupirti di quanto tutto sia facile, senza che tu debba fare niente, senza sforzi, fatica, sacrificio. Solo perché è naturale che vada così. E mentre tu continui a sorprenderti di come nulla ti richieda di risalire il fiume controcorrente, inanelli un giorno dopo l'altro, un mese dopo l'altro, un anno dopo l'altro e poi tutta la vita.

L'Amore è bello.
L'Amore è facile.

Io e Il Pelliccia stiamo insieme da cinque anni. Cinque. Anni. Viviamo insieme da tre. Abbiamo litigato, qualche volta. Qualche volta siamo stati nervosi, o non abbiamo avuto voglia di chiacchierare. Qualche volta. Tante, tantissime volte invece abbiamo riso, ci siamo coccolati, ci siamo consolati quando le giornate erano una merda e ci siamo pompati a mille quando invece erano belle notizie.

Io e Il Pelliccia abbiamo messo la tacca del quinto anno qualche giorno fa, e come al solito ci siamo dimenticati di festeggiare. Perché la felicità non si festeggia. La felicità è nostra di diritto. E non è difficile trovarla.

6 commenti:

  1. tu dai una speranza al sogno dell'amore!.

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  2. Tanti auguri per l'anniversario non festeggiato! anche io non lo festeggio :P
    e PS. ho finito ieri L'amore ai tempi del colera!! :)
    -Fede-

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  3. Bello si... ma a dir la verità mi aspettavo di più! avrei voluto quel tocco struggente in più... ihihihih adoro il dramma... nei libri! -Fede-

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    1. Ahah nei libri anch'io! Infatti quelli che ho citato sono tra i miei preferiti!

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